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Società

Le leve slovacche

Una trentina di ragazzi in tenuta militare arranca sotto la pioggia e affonda i piedi nel fango facendosi strada tra la boscaglia. Holovec, una piccola cittadina nel centro della Slovacchia, è ormai a una decina di chilometri alle spalle. Il comandante è un ragazzo biondo di una ventina d’anni e porta con sé un megafono che ripara sotto una mantella verde. Si sistema l’elmetto e urla ai suoi commilitoni di accelerare il passo di marcia.Slovenski Branci (SB), o “Leve Slovacche”, è un gruppo paramilitare slovacco, costituito più di quattro anni fa dagli allora minorenni Peter Svreck, Michal Feling e KEPTA. Le origini del gruppo si trovano in Russia, ai piedi di un monastero e nel campo di addestramento di un gruppo di cosacchi ultra-ortodossi dal nome in codice “Stiak”. Reportage di Costanza Spocci e Eleonora Vio

Guerra

I civili in fuga da Ghouta

È un fiume in piena. Sgorga dalle rovine, si fa largo tra le macerie, sprofonda nei crateri di missili e granate. Risale spingendo bimbi in lacrime, piegati sotto il peso di zaini stracolmi. Trascina vecchi smunti ed emaciati aggrappati alla vita e alle grucce. Sospinge donne incinte coperte di nero e fatica, ripiegate su pancioni ormai troppo pesanti. Rimorchia feriti e malati appoggiati su carriole mosse a braccia in questa gruviera di distruzione. È l’esodo. È la fuga. È la fine della loro guerra. Quanti saranno? Cinquemila? Ottomila? Quindicimila? Chi lo sa è bravo

Guerra

Damasco, i cristiani sotto tiro

(Damasco) Prima un boato, poi un tremito che risale dall’asfalto, fa tremare i vetri delle finestre, riecheggia tra le viuzze anguste di quest’intrico di case chiese e scuole alla periferia orientale di Damasco. La bimba alza la testa, scruta il ritaglio di cielo disegnato tra i tetti dei casermoni di mattoni e cemento. Cerca di vedere, immaginare, schivare le bombe. Ma la prima è già caduta. Ed il suo eco diffonde il consueto fremito di terrore. In un attimo la paura attanaglia il quartiere. Porte e finestre si chiudono, la gente si barrica in casa e lei, la bimba, ormai sola in mezzo alla strada, accelera il passo, corre trafelata, scompare ansimando in questo dedalo di viuzze dove i rigagnoli delle fognature si mescolano all’immondizia.

Società

In Rwanda il primo aeroporto di droni

Fino a una manciata di anni fa nessuno avrebbe immaginato che delle piccole navicelle spaziali sarebbero divenute parte integrante del nostro quotidiano. Invece eccoli oggi i cieli percorsi dai droni. Le piccole ''astronavi'', ormai impiegate nei più svariati settori e in continua evoluzione, erano impensabili in un passato non troppo remoto, e ancor più difficile da immaginare era che il Rwanda, il piccolissimo stato dell'Africa centrale che soli 23 anni fa ha conosciuto l'orrore del genocidio, sarebbe diventato invece la prima nazione del pianeta ad ospitare un aeroporto per droni. Video di Daniele Bellocchio e Roberto Di Matteo

Guerra

La strage degli innocenti

Tra i bimbi falcidiati da quel missile c’era anche Garand. Aveva otto anni era cristiano, era arrivato in Siria con la madre per fuggire dalla guerra che dilania il Sud Sudan. Il suo corpicino straziato adesso riposa in una bara bianca posata davanti all’altare della chiesa del Memoriale di San Paolo.

Società

Bulgaria-Turchia: i guardiani del confine

Nelle foreste della montagna Strandja, al confine bulgaro con la Turchia, un gruppo eterogeneo di volontari si addestra alla lotta per sorvegliare la frontiera. Fra loro ci sono i membri dell’Unione Militare dei Veterani Bulgari “Vasil Levski” e del movimento nazionale “Shipka”, intenzionati a fornire alle proprie famiglie quella protezione che il governo bulgaro non sembra in grado di garantire. L'obiettivo di questa "pattuglia", guidata dall'ex ufficiale dell'esercito Vladimir Ruscev, è infatti quello di intercettare e fermare i potenziali terroristi che penetrano nel Paese mescolandosi ai gruppi di migranti. Reportage di Matteo Bastianelli.

Guerra

Mattatoio Damasco

Siamo a Kashkoul, il quartiere popolare alla periferia est di Damasco teatro della più sanguinosa strage di civili delle ultime settimane. Una strage costata la vita a 44 tra donne, uomini e bambini. Una strage messa a segno da quei ribelli di Ghouta che l’Europa per anni ha dipinto come le uniche vittime del conflitto siriano dimenticando e ignorando morti e feriti di Damasco e delle altre zone controllate dal governo.

Guerra

“La mia famiglia distrutta dai ribelli”

(Damasco) “Ogni volta che sento l’esplosione di un colpo di mortaio, ogni volta che sento di qualcuno ucciso da un missile rivedo mio marito e i miei figli. Rivivo il loro strazio e la mia tragedia”. Safaa Skaf ha gli occhi velati di lacrime. Nella chiesa del Memoriale di San Paolo si è appena conclusa la Messa per Garand, un bambino sudanese di soli otto anni dilaniato da un missile lanciato dai ribelli di Ghouta.

Guerra

Inaugurazione del nuovo centro di addestramento per le forze speciali afghane

Gli elicotteri NH90 e gli A129 Mangusta sono ancora un puntino in lontananza nel cielo di Herat. Si avvicinano velocissimi e, prima di atterrare, alzano un polverone infernale. È il via all'esercitazione che inaugura il nuovo centro addestrativo per le forze speciali afghane. I soldati corrono in quella nebbia incredibile, poi fanno irruzione in una struttura del centro. È tutto curato nei minimi dettagli. È un altro passo in avanti per la sicurezza dell'Afghanistan. L'area, intitolata al primo caporal maggiore scelto Rosario Ponziano, uno degli oltre cinquanta italiani caduti in missione in questo Paese, si trova nella base di Camp Arena, nella provincia di Herat, un enorme fetta di terra con più di un milione e cinquecentomila abitanti nella parte occidentale dell'Afghanistan

Terrorismo

Jihad internazionale: Al Qaeda si riorganizza in Sahel

Un nuovo gruppo jihadista è nato a marzo in Mali. Ma non è una nuova milizia islamista come tante si annoverano oggi nel Sahel, perchè il gruppoJamaat Nasr al Islam wa al Mouslimin è l'unione delle tre principali formazioni jihadiste presenti nella regione. La notizia è stata divulgata a marzo quando i leader della colazione, il cui nome significa ''Gruppo per la vittoria dell'Islam e dei fedeli'', ne hanno dato l'annuncio attraverso un video diffuso dai principali media internazionali. Il capo della nuova sigla ribelle, legata ad Al Qaeda, è il tuareg maliano Iyad Ag Ghali, uno dei terroristi più ricercati del continente africano e che prima di dar vita a quella che la rivista Jeune Afrique ha ribattezzato la ''Macabra Alleanza'', era il faro dell'organizzazione Ansar Eddine. Organizzazione salafita salita alla ribalta delle cronache a partire dal 2012 con lo scoppio della guerra in Mali. Oltre ad Ansar Eddine a formare la nuova coalizione ci sono anche gli uomini di Al Qaeda nel Magreb Islamico, che ha tra le sue figure di spicco l'algerino Abou Abderrahmane Al Sanhaji, e questa formazione vanta al suo interno la presenza della katiba del terrorista algerino Moktar Belmoktar. Poi si annovera il nome del gruppo Mujao (Movimento per l'unicità e la jihad in Africa occidentale) che ha come vertice il guerrigliero Abou Hassan Al Ansari e infine, a far parte del Jamaat Nasr al Islam wa al Mouslimin c'è anche il Fronte di Liberazione di Macina, che ha preso vita nel 2015 in Mali dalle predicazioni dell'imam fulani Hamadoun Kufa. Video di Daniele Bellocchio e Roberto Di Matteo

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