Sonia, la jihadista italiana
Sonia Khediri ha raggiunto lo Stato islamico quando aveva solamente 17 anni. Ora vuole tornare in Italia.
Sonia Khediri ha raggiunto lo Stato islamico quando aveva solamente 17 anni. Ora vuole tornare in Italia.
“La cosa peggiore è vivere ogni giorno sotto il tiro ininterrotto dei missili che non cadono solo sull’esercito e sulle milizie ribelli, ma anche sui civili innocenti, sulle scuole, sugli ospedali sulle chiese, sulle moschee, per le strade e sulle abitazioni della gente”. Racconta così, Padre Ibrahim Alsabagh, parroco della chiesa parrocchiale latina di San Francesco d’Assisi, la sua vita nell’inferno di Aleppo. La città siriana che sta attraversando la sua notte più lunga. Quella della guerra di tutti contro tutti. Racconta la notte di Aleppo, Padre Alsabagh, “un istante prima dell’alba”. Come il titolo del suo libro, che raccoglie lettere e impressioni della vita del sacerdote dentro “l’apocalisse” del conflitto siriano
Il futuro della Siria è legato a doppio filo al risultato delle prossime elezioni presidenziali americane. E se a vincere fosse la Clinton, dovremo aspettarci un ulteriore inasprimento del conflitto. Ne è convinta Randa Kassis, scrittrice e donna politica laica siriana, co-presidente, assieme a Qadri Jamil, della delegazione dell’opposizione laica e democratica siriana ai colloqui di pace di Ginevra. Già membro del Consiglio Nazionale Siriano, da cui è stata esclusa nell’agosto del 2012 per la sua forte presa di posizione contro le milizie islamiste nel Paese, ha fondato il Movimento della società pluralista e presiede AD HOC, un’associazione che promuove la laicità, il modernismo e il pluralismo religioso nel mondo arabo.
Esiste una zona, compresa tra l’ultimo anello della ‘Castillo Road’ e dell’ex grande accademia militare di Aleppo, che meglio esprime cosa vuol dire la guerra per un paese, come la Siria, catapultato improvvisamente nel conflitto oramai da cinque anni.Si tratta del complesso ‘1070’, fino al 2009 una zona della campagna aleppina immediatamente a sud ovest del grande centro urbano della metropoli siriana, in cui sul finire degli anni 2000 il governo di Damasco ha deciso di costruire nuovi alloggi raggruppati all’interno di un più ampio progetto in cui era prevista la nascita di un vero e proprio nuovo quartiere residenziale, ideale per sopperire all’allora crescente pressione demografica su Aleppo, centro in cui fino al 2011 sono affluiti numerosi abitanti provenienti dalla provincia o da altre zone nord della Siria.
La guerra in Siria entra nella sua fase cruciale e gli occhi sono puntati su Aleppo: prendere la seconda città siriana vuol dire avere un peso politico e diplomatico di gran lunga più importante oltre che, per quanto concerne l’esercito di Assad, poter liberare centinaia di uomini e mezzi per destinarli ad altri fronti della Siria. Ma proprio ad Aleppo, lo scenario che si profila è molto diverso rispetto a quanto prospettato dagli analisti appena pochi giorni fa: infatti, a dispetto di quello che si potrebbe pensare, il baricentro della battaglia si sta spostando lontano dal centro cittadino, sia verso sud ovest che verso est. Se a sud di Aleppo Hezbollah ed esercito siriano sarebbero già pronti e schierati per far partire l’attacco contro i militanti di Al Nusra, ad est invece la situazione è molto più delicata: è bene infatti raccontare quanto sta accadendo ad Al Bab.
Un'escalation di eventi sta investendo l’Irlanda del Nord. Nel primo mese del 2017 il governo autonomo congiunto di Belfast è caduto dopo le dimissioni da vicepremier di Martin McGuinness, in polemica con Arlene Foster, leader dei protestanti del Partito Democratico Unionista (DUP), a causa di alcuni sospetti di conflitto d’interessi rispetto alle indagini per il suo operato quando ricopriva la carica di ministro delle Finanze. Proprio per questa crisi politica, nuove elezioni si svolgeranno il prossimo due marzo. Video di Fabio Polese. Montaggio di Roberto Di Matteo
Arriva davanti all’ingresso del campo profughi in auto, scortata da due soldati curdi che la portano all’interno. La sua identità non deve essere rivelata, e anche se è fuggita da Qayyara ormai diversi mesi fa, la sua sicurezza potrebbe essere ancora a rischio. Perché per Marjam (nome di fantasia) come per tante altre persone, la guerra allo Stato Islamico è cominciata molto prima dell’offensiva su Mosul, quando nel Kurdistan iracheno erano schierati solo i peshmerga a presidiare i propri confini e a bloccare i daesh, e bisognava raccogliere più informazioni possibile per cercare di prevenirne gli attacchi. Video di Mauro Consilvio e Ilaria Romano
Le forze governative continuano ad avanzare sui quartieri orientali di Aleppo, che ormai, per metà, sono tornati sotto il controllo dell’esercito siriano. Migliaia di civili, più di 50mila, hanno lasciato le zone assediate per consegnarsi all’esercito regolare e ai curdi delle Forze democratiche siriane. La battaglia per la riconquista della seconda città siriana per importanza, sembra essere ormai ad una svolta. Una svolta favorevole al governo di Damasco che, secondo il viceministro degli Esteri di Mosca, Mikhail Bogdanov, potrebbe riconquistare Aleppo già entro la fine dell’anno.
Il campo di Khazir, a metà strada fra Mosul ed Erbil, capitale della Regione Autonoma del Kurdistan, ha cominciato a riempirsi sin dai primi giorni dell’offensiva sulla seconda città più grande d’Iraq, partita proprio da est. Con l’ingresso delle forze irachene, un quartiere dopo l’altro, le famiglie hanno cominciato a spostarsi, portandosi dietro poche cose; solo in alcuni casi si sono mossi in auto, sventolando la bandiera bianca per passare ai check point dell’esercito. Tanti altri sono stati evacuati con i camion, o si sono mossi a piedi, percorrendo chilometri nella speranza di raggiungere una zona sicura.
DAMASCO - Il conflitto siriano è un complesso mosaico di interessi economici e geopolitici ma è soprattutto la storia di giovani infermiere donne che medicano giovani soldati uomini che a loro volta si sono sacrificati per difendere il loro avvenire. Mano nella mano, uniti da un solo obiettivo: liberare la Siria dal terrorismo che da più di cinque ha creato il deserto laddove c’era la pace. La guerra ha la capacità e la forza di trasformare l’approccio spirituale che solitamente ogni essere umano intrattiene con l’esistenza. Provate a chiedere ad un bambino di Aleppo, Homs o Damasco cosa vuole fare da grande. Risponderà entusiasta: “il soldato!”. Da quelle parti non esistono le “popstar” perché gli eroi sono diventati i generali dell’esercito premiati da medaglie al valore, feriti o morti sul fronte. Ecco che improvvisamente giovani tra i 18 e 25 anni si sono ritrovati a condurre una vita che molti non avevano nemmeno immaginato. Alcuni di loro si sono lanciati in prima linea a combattere con le armi, altri invece hanno scelto di stare nelle retrovie, negli ospedali di guerra, per curare ogni forma di trauma.Montaggio di Roberto Di Matteo
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