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Religioni

Mattoni di Apartheid

Gli Occhi della Guerra sono alla prima periferia di Lahore nella fabbrica di mattoni dove i cristiani lavorano dall'alba al tramonto in condizioni di semi schiavitù. Lo sforzo disumano, i soprusi quotidiani all'interno di queste fabbriche fanno parlare di vera e propria apartheid ai danni della minoranza cristiana in Pakistan. Servizio di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini

Terrorismo

Fuggita in Siria con il figlio

È fuggita in Siria per arruolarsi nell'Isis, portando con sé il figlio di sei anni. La sezione anti terrorismo della Procura di Milano, guidata da Alberto Nobili, ha chiesto e ottenuto dal gip Manuela Scudieri un ordine di cattura per terrorismo internazionale per Valbona Berisha, donna albanese di 34 anni residente a Barzago, in provincia di Lecco.

Religioni

Schiavi perchè Cristiani

Gli Occhi della Guerra sono alla prima periferia di Lahore nella fabbrica di mattoni dove i cristiani lavorano dall'alba al tramonto in condizioni di semi schiavitù. Lo sforzo disumano, i soprusi quotidiani all'interno di queste fabbriche fanno parlare di vera e propria apartheid ai danni della minoranza cristiana in Pakistan. Servizio di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini

Terrorismo

La strage di Pasqua

Era un ''perchè?'' elevato a domanda assoluta, quello che ha pervaso il mondo all'indomani della strage compiuta da un kamikaze talebano nel parco principale di Lahore il giorno di Pasqua. Uomini, donne e bambini uccisi, oltre 60 morti e più di 350 feriti. Un ''perchè?'', quello pronunciato in punta di piedi da milioni di persone come estremo gesto per supplicare un atto di pietà, una domanda figlia dell'ammissione della propria vulnerabilità umana difronte all'orrore. Perchè i civili? Perchè i bambini? perchè le stragi nei parco giochi? Gli interrogativi si sono infranti contro un silenzio orfano di risposte: sono rimaste soltanto le accettazioni del dramma e la pena nel dover affrontare il presente. Era sera al Gulshan e Iqbal Park di Lahore, il parco della città del Punjab, il giorno di Pasqua, domenica 27 marzo, era gremito di gente: fedeli musulmani e cristiani, una pluralità di volti, di sorrisi, di vite diverse accomunate dal frangente di tempo, dall'istante, quello stesso istante che avrebbe segnato per sempre la loro esistenza. Un talebano di 27anni, Yosuf Farid, entrò nel parco con indosso più di 20 chili di esplosivo e soprattutto con un'adorazione assoluta per la morte propria e altrui. Nessun rimorso, nessuna misericordia, nessun' accettazione della sua condizione di uomo, nulla, ma un solo desiderio: il sangue , la strage, la morte, la concessione assoluta di se stesso a un Dio, invocato in un grido eretico, improprio e bestemmiatore della fede, al momento dell'esplosione. Reportage di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini. Montaggio di Giulia Bonaudi

Terrorismo

La radicalizzazione nelle carceri

Nelle carceri italiane il rischio di radicalizzazione è alto. È per questo che Andrea Orlando, ministro della Giustizia, ha pensato bene di istituire il primo corso di islamologia per gli agenti della polizia penitenziaria obbligati a vivere a stretto contatto con i musulmani rinchiusi nelle nostre prigioni.Sono circa 11mila i detenuti stranieri presenti nelle 190 carceri italiane. Di questi, circa 7500 sono praticanti. 3500, viceversa, sono lontani dalla fede. Tra i praticanti sono rinchiusi anche 150 imam. Circa 20, invece, sono quelli che entrano nelle carceri per indottrinare i “fratelli” musulmani. Lo scopo è proclamare la jihad all’interno delle 70 moschee di fortuna allestite in prigione. Si tratta perlopiù di stanze adibite a luoghi di preghiera. Si sa, per i musulmani è fondamentale rivolgersi quotidianamente verso la Mecca. Meglio se guidati da un “maestro”. Il salàt, cioè la preghiera islamica, deve essere eseguita perfettamente. In modo canonico. Ed è a questo che serve l’imam.

Donne

La donna colpevole di essere troppo bella

A 56 anni, Dorkasse siede sul suo materasso in un piccolo appartamento vicino alla Medina di Rabat. I suoi capelli riccioli e bianchi e il suo viso, portano ancora i segni della sua bellezza giovanile, confermata da una foto posta sul comodino. Purtroppo è stata proprio la sua bellezza a mettere a repentaglio la sua vita. Originaria della Nigeria, Dorkasse è partita molto giovane per l’Italia. La sua scusa erano gli studi, ma in verità lo spostamento è stato dovuto alla tratta di prostitute. Non sembra voler parlare del suo periodo passato in Italia, se non per menzionare il suo matrimonio con un ivoriano e la nascita dei suoi due figli. “È per causa di mio marito che ho dovuto lasciare il paese. Gli ho fatto causa. Mi perseguitava, mi picchiava e mi spaccava la casa. Mi aveva reso la vita un inferno” racconta, parlando in italiano. I miei figli erano spaventati e con l’aiuto di un prete sono riuscita a scappare”. Riesce a partire per la Costa d’Avorio, dove sua madre si era trasferita.Montaggio di Roberto Di Matteo

Terrorismo

Karachi sotto attacco

Issa è il nome arabo di Gesù, il nome con cui è nominato nel Corano e Issa Nagri è il nome del quartiere cristiano di Karachi, l'ex capitale del Pakistan, megalopoli del sud affacciata sul mare. Per arrivare nel ghetto cattolico occorre attraversare la città, dal centro sino a Gulshan town. È assordante Karachi, dicotomica ed è sempre l'opposto di ciò che sembra. Si svela poco a poco. È fatta dai vicoli del centro, dove transitano pullman affollati di viaggiatori, anche sul tetto, richò che formano un reticolato di ingorghi senza sosta, bancarelle e negozi in ogni dove e canali di scolo a cielo aperto. Ma è fatta anche dai lunghi viali che portano al mare, dove transitano suv delle più famose multinazionali e dove si affacciano centri commerciali, McDonald's e boutique della Levi's. Reportage di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini. Montaggio di Giulia Bonaudi

Guerra

I mercenari del jihad

"Buongiorno, sono un giornalista italiano. Vorrei intervistarvi. È possibile?". Inizia così la nostra avventura nel mondo dei contractors jihadisti di Malhama Tactical. La risposta - un messaggio in russo che viene inviato automaticamente - ci lascia (a torto) ben sperare: "Grazie per il tuo messaggio. Cercheremo di risponderti subito. Ti contatteremo a breve". Passano meno di 24 ore e arriva la risposta, quella vera, questa volta in inglese e inviata da chi si occupa delle pubbliche relazioni dei jihadisti: "Purtroppo ora non possiamo rilasciare interviste. Forse tra un po' potremo. Mi auguro che tu riesca a comprenderci...". C'era da aspettarselo. Malhama Tactical è attivissimo sul web. Si divide tra Facebook, Twitter e Instagram. I social sono un po' la sua vetrina, lo spazio usato per vendere un prodotto - l'addestramento militare - agli estremisti sunniti di mezzo mondo.

Religioni

Il vescovo degli ultimi

''Oggi in Pakistan i cristiani, tra cattolici e protestanti, sono il 2% della popolazione. Il problema è che i cristiani sono vittime della discriminazione e questo ha costretto gran parte della minoranza cristiana a dover vivere facendo i lavori più umili. Poi, un'altra difficoltà che abbiamo come cattolici, è che parte della popolazione islamica del Pakistan ritiene che i non musulmani siano diversi e che non debbano godere dei loro stessi diritti. Non è una legge scritta, è un pregiudizio insito nel tessuto sociale di questo Paese''. A parlare è Joseph Coutts arcivescovo di Karachi e presidente della Conferenza episcopale del Pakistan che ha rilasciato un'intervista esclusiva per Gli Occhi della guerra. Reportage di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini. Montaggio di Giulia Bonaudi

Donne

Il sogno di Marta

Sambuco (CN, Italia) - Sono partito alla volta di Sambuco con l'intento di raccontare una vicenda che aveva dell'incredibile: un pezzo della nostra Italia dove sembrava nascessero solo donne. Questa storia, trovata su internet, mi aveva affascinato per la sua semplicità e poeticità. Avevo dato per buona questa notizia, a seguito della visione di un documenteur. Quello che ignoravo però è che, un documenteur non è altri che un documentario frutto di fantasia. Una volta giunto nel piccolo borgo in provincia di Cuneo, mi si è subito palesata davanti la vera realtà delle cose. Quello per cui ero partito non esisteva, ero così incappato anche io nel vortice delle fake news. Senza perdermi d'animo, ho cercato subito di rimediare a tutto ciò, e forse, non poteva capitarmi cosa migliore. Questo cambio di rotta, mi ha portato a Marta: una donna che fa della sua passione la sua vita.Una donna che, in Italia, ha deciso di rimanere. Tra montagne, ruscelli, colline e greggi, ne è venuta fuori la meravigliosa storia di questa ragazza di 35 anni che, con amore e sacrificio, porta avanti la sua vita trovando anche il modo di aiutare tra mille difficoltà chi, dalla propria terra fugge.

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