Le moschee tedesche sono più radicali di quelle siriane?
Molti migranti siriani giunti in Germania si lamentano del fatto che gli imam delle moschee tedesche diffondono idee legate all'islam più radicale.
Molti migranti siriani giunti in Germania si lamentano del fatto che gli imam delle moschee tedesche diffondono idee legate all'islam più radicale.
Una ragazza inglese in stato di fermo dopo aver subito uno stupro. Follia? No, Dubai. Secondo la BBC, infatti, una studentessa di 20 anni in vacanza negli Emirati è stata stuprata da due connazionali e, rivoltasi alla polizia, si è visto contestare il reato di sesso fuori dal matrimonio, reato per il quale subirà un processo, con ammenda pecuniaria piuttosto elevata, somma che i genitori cercano di coprire con una raccolta fondi.Una vicenda che ha dell'incredibile: Dubai è la Las Vegas del Golfo Persico, la città del piacere e del divertimento, delle follie notturne e dei palazzi all' “americana” che spuntano come funghi dalle sabbie della penisola arabica, la capitale di un paese che tu, occidentale, consideri ultra moderna e che ammiri per la capacità dei suoi abitanti nel creare ricchezza in un territorio desertico. Video di Marco Petrelli
“Preferisco non parlare con un giornalista: lo sono anche io e apprezzo il vostro lavoro, ma il rischio di essere allontanati dal paese è alto; tuttavia, posso dire che la Chiesa ortodossa e le sedi consolari russe stanno svolgendo un buon lavoro di tutela delle ragazze che si trovano qui” spiega Jurgen, giornalista russo che lavora a Dubai e che segue il tema della tratta di donne dell'Est Europa sulle rive del Golfo Persico. Meglio non parlare perché, come già accennato, gli Emirati Arabi Uniti non amano la cattiva pubblicità e chi lede la loro immagini può andare incontro a pene severe. Video di Marco Petrelli
Le esplosive accuse del direttore del Consiglio per il Commercio della Casa Bianca Peter Navarro contro la Germania, accusata di praticare una politica commerciale sleale attraverso lo sfruttamento sistematico di un “euro grossolanamente svalutato”, hanno rappresentato una decisa presa di posizione da parte dell’amministrazione di Washington, ora più che mai in rotta di collisione con Berlino. Nonostante l’attenzione costantemente rivolta dai media internazionali sul rischio di un conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina, le prospettive intuibili dalle prime politiche annunciate od avviate dall’amministrazione Trump rendono decisamente più plausibile un’analoga trade war coinvolgente Stati Uniti e Germania. Il contenzioso economico sino-americano, infatti, rientra nel quadro di una delicatissima dialettica che include altre importanti questioni di carattere geopolitico e nella quale qualsiasi strappo potrebbe causare un imprevedibile effetto domino su scala planetaria, considerato anche l’elevatissimo potere di fuoco di cui Pechino dispone in virtù del suo possesso di un’ingente fetta del debito pubblico americano. Uno scontro frontale tra le due principali potenze economiche mondiali sul terreno commerciale e monetario equivarrebbe a una vera e propria garanzia di “distruzione mutua assicurata”, come puntualizzato dal direttore di Limes Lucio Caracciolo nell’editoriale d’apertura all’ultimo numero della rivista, specie se Pechino dovesse ricorrere all’extrema ratio, la vendita in blocco di tutta la quota di debito americano in suo possesso.
Da Kuala Lumpur. L'olio di palma va guardato dall'alto. Dal cielo di Kuala Lumpur. Solo sorvolando le centinaia di migliaia di ettari di terra dedicati alla sua coltivazione si capisce che la Malesia è il fortino della produzione mondiale di questo alimento così controverso. Il secondo produttore al mondo dopo la vicina Indonesia: distese immense, campi regolari e simmetrici, belli come sono belle le colline del centro Italia inondate di olivi e di viti. Solo immensamente più grandi e produttivi: dalla Malesia parte il 39% dell'olio verso le industrie mondiali che producono cibo, dentifrici, detergenti, cosmetici e prodotti farmaceutici. Ed è su questo fortino in Asia orientale che si combatte l'assedio più cruento di tutti: quello del boicottaggio. Reportage di Giuseppe De Lorenzo
La chiamano “città del futuro”. Grattaceli e ville fronte mare. Ma anche centri commerciali, scuole private, ospedali e hotel di lusso. È Forest City, costerà quasi 40 miliardi di euro e nascerà tra la Malesia e Singapore, su quattro isole artificiali. Il tempo di realizzazione previsto e di circa 20 anni. I lavori, infatti, dovrebbero essere completati entro il 2035. Il progetto è della società Country Garden, gigante cinese dell’immobiliare e Esplanada Danga 88, impresa in parte nelle potenti mani del sultano di Johor, distretto meridionale della Malesia, davanti a dove sorgerà la nuova città. Video di Roberto Di Matteo e Fabio Polese
In Messico i morti "vivono". Almeno per un giorno. I volti di uomini, donne e bambini diventano teschi e i loro corpi scheletri. Ai cigli delle strade appaiono gli altari dove vengono depositati ex voto molto particolari: cibo, innanzitutto, poi fiori, lumini e bevande. Simboli che rappresentano i quattro elementi della natura. Le donne indossano i vestiti tradizionali, con le gonne svolazzanti e colorate. Gli uomini molto spesso indossano la giacca e la cravatta. Gli strumenti musicali riempiono le strade dove si canta e si balla. I volti dei messicani vengono divisi a metà da un teschio perché "vita e morte sono due facce della stessa medaglia". Le celebrazioni iniziano il 30 ottobre e si prolungano anche per tutto il mese di novembre.
Morti e migliaia di arresti in Messico durante le rivolte per il caro-benzina
Circa 20 anni fa, nel 1996, alcuni migranti guatemaltechi in fuga dal loro Paese iniziarono a lavorare come “pepenadores” o cacciatori di rifiuti nel Basurero, la discarica comunale di Tapachula, posta a soli 20 chilometri dalla frontiera fra Messico e Guatemala. L’obiettivo era quello di racimolare un po’ di danaro per proseguire il proprio viaggio in cerca di fortuna, ma spesso i soldi guadagnati riciclando e vendendo i rifiuti non bastavano neanche a comprare il biglietto per tornare in città. Molti lavoratori del Basurero dunque, per risparmiare il tempo ed il danaro che andavano perduti negli spostamenti, iniziarono a costruire delle catapecchie con materiali di scarto recuperati fra i rifiuti, per fermarsi a dormire accanto al luogo di lavoro. Fu così che nacque il piccolo villaggio di Linda Vista. Ed è strano che il nome scelto sia questo poiché in italiano “Linda Vista” vuol dire “Bel Panorama”. Ma qui di bello non c’è proprio nulla.
Si dice che la forma di Cipro ricordi la sagoma di una chitarra, adagiata sulle acque calde del Mediterraneo orientale. Un’immagine poetica, che contrasta con la realtà di un’isola spaccata in due da un confine fortificato che la taglia in due come un colpo di accetta.Dal 1974 Cipro è divisa dalla cosiddetta “Linea verde”: 130 chilometri di fortificazioni, filo spinato e cavalli di Frisia che corrono da una spiaggia all’altra, separando la Repubblica di Cipro dalla sedicente Repubblica turca di Cipro Nord. La metà greco-cipriota da una parte, quella turco-cipriota dall’altra. Reportage di Giovanni Masin
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