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Guerra

L’esercito iracheno avanza su Mosul

MOSUL - Il razzo Rpg arriva all’improvviso, con un sibilo mortale, tracciando nell’aria una scia rossa. Per fortuna schizza sopra le nostre teste e va a schiantarsi in mezzo alla strada ad una settantina di metri con un boato fragoroso. Le bandiere nere stanno perdendo la madre di tutte le battaglie, ma non mollano. Mosul brucia con alte colonne di fumo nero che si alzano all’orizzonte su tutta la parte occidentale della città, dove le truppe irachene avanzano da domenica in una brutale battaglia.

Guerra

Mosul, tra i cecchini che combattono l’Isis

MOSUL - I cadaveri dei miliziani jihadisti sono disseminati nella strada coperta da macerie. Un fuoco d’inferno li ha fatti a pezzi. Tutte e due le gambe di un seguace del Califfo sono volate via. L’ultimo corpo è disteso davanti all’ingresso della chiesa di Santa Maria del perpetuo soccorso, la prima ad essere liberata durante l’avanzata delle truppe irachene a Mosul ovest iniziata domenica. Sul muro accanto al portone è rimasta intatta una scritta perentoria in vernice nera: “Vietato entrare, ordine dello Stato islamico”.

Guerra

Militari italiani in difesa della diga di Mosul

DIGA DI MOSUL - I fanti dell’aria della brigata Friuli, veterani dell’Afghanistan, scattano sull’attenti sul bordo della pista, al passaggio degli ufficiali, con il saluto che ricorda gli antichi legionari. La missione Prima Parthica dei 1500 soldati italiani in Iraq prende il nome da una gloriosa legione, che si era spinta fino in queste terre ai tempi dell’impero romano. La task force Praesidium ha il compito di difendere la grande diga di Mosul a soli 38 chilometri dal centro della “capitale” del Califfo stritolata dalla furiosa offensiva delle truppe irachene contro le bandiere nere. Per raggiungere l’opera strategica voluta da Saddam Hussein ci imbarchiamo su un elicottero Nh 90 dell’aviazione dell’esercito scortati da un Mangusta d’attacco. I mitraglieri sui portelloni aperti controllano di continuo il terreno. Sopra la diga i piloti sganciano i bengala prima di atterrare, che servono a deviare eventuali razzi o missili terra aria.

Guerra

Sotto il fuoco dell’Isis

MOSUL OVEST - Al mattino verso le 7 ci accorgiamo del fumo scuro che si alza fuori dalla finestra. Tutti dormono sul pavimento, dopo una notte di scontri. Il tenente Hassan Kazhim Faraj è attaccato alla radio, ma non si accorge di niente. “Cos’è questo fumo?”, chiediamo all’ufficiale, che interpella le vedette sui tetti. “Daesh (Stato islamico nda) ha dato fuoco alla casa davanti. Forse per non farsi vedere dai droni” rispondono. Un attimo dopo inizia l’inferno a colpi di bombe a mano, raffiche incessanti e razzi Rpg. I seguaci del Califfo attaccano il nostro piccolo forte Apache, un avamposto di prima linea della polizia federale ad un passo dalla città vecchia. Tutti scattano in piedi per imbracciare le armi, infilarsi gli anfibi, il giubbotto antiproiettile e l’elmetto. Il maggiore Abd Sajid Raed, comandante del pugno di uomini del 5° battaglione ordina di distribuire le bombe a mano e di piazzare i mortai. Dai quattro edifici che controlla con il suo reparto arrivano notizie allarmanti: “Sono davanti a noi, ci lanciano le granate. Li abbiamo visti dietro l’angolo”. Assieme ai giovani poliziotti delle truppe d’assalto cerchiamo di raggiungere il tetto spazzato dalle raffiche. Impossibile uscire per rispondere al fuoco. Da una finestrella alle nostre spalle un cecchino infila un proiettile che si conficca nel muro poco sopra le nostre teste.

Migrazioni

Despina – Trailer

Tre donne, tra storie drammatiche, un'unica speranza. La speranza di una vita normale, lontana dalla guerra e dalle violenze. Questo è Despina, un cortometraggio de Gli Occhi della Guerra che racconta con delicatezza e sensibilità la storia di donne che cercano una vita migliore, per sé e per i propri figli. L'Uganda è uno dei paesi più poveri al mondo ma nel 2016 ha accolto un milione di profughi provenienti da tutto il continente africano, più di quanti ne abbia accolti qualsiasi paese europeo. Il modello di accoglienza ugandese permette ai profughi di ricevere in 14 giorni dal loro ingresso in Uganda un lotto di terra da coltivare e sui costruire un alloggio.

Politica

La Russia nell’Artico

La fine dell’epoca sovietica aveva smilitarizzato l’Artico. Ma negli ultimi anni il vento è cambiato. Anzi il vento nuovo che soffia nelle zone più fredde del pianeta ha portato la Russia a progettare un nuovo sistema per presidiare il territorio. Diverse basi lungo la ‘Northern Sea Route’, che collega lo Stretto di Bering con il mare di Kara, sono recuperate e potenziate dopo anni di abbandono dalla caduta del regime dei soviet.

Società

Caliber 3

Caliber 3 si trova a Gush Etzion, uno dei più grandi insediamenti della West Bank. Si tratta di una vera e propria accademia dove soldati dei reparti speciali dell’esercito Israeliano, addestrano civili provenienti da ogni parte del mondo. Donne, bambini e perfino anziani vengono qui per imparare a difendersi con armi o a mani nude e per conoscere da vicino gli uomini dell’IDF. Costantino Leoni è stato lì e ha incontrato Eitan, un riservista dell’esercito con oltre vent’anni di carriera; quando gli chiede se ha suggerimenti per i nostri politici in materia di terrorismo non risponde altro che "Svegliatevi"". Riprese di Ilaria Cesanelli

Politica

“Netanyahu ha vinto, Israele ha perso”

L’eroe di tutte le vittorie storiche di Israele, il commando pluridecorato, l’ex ammiraglio, l’ex capo dei servizi segreti interni (Shin Beth), la voce fuori dal coro della politica dello Stato ebraico, insomma Amichai Ami Ayalon, 72 anni, adesso lo si trova qui, alla Beit Akim, la Casa di Akim, l’organizzazione che in tutto il Paese assiste circa 135mila bambini con disabilità mentali. Ayalon fa il volontario e se dopo una vita passata a combattere è diventato buono, certo non è diventato buonista. Quando borbotta per la telecamera e gli dico “ma come, una spia dovrebbe essere anche un bravo attore”, lui replica: “No, come spia sono un bravo bugiardo”. Non risparmia nulla a nessuno, Ayalon. Neanche a se stesso. Neanche al proprio popolo.Montaggio di Roberto Di Matteo

Politica

“Netanyahu ha vinto, Israele ha perso” Parte 2

L’eroe di tutte le vittorie storiche di Israele, il commando pluridecorato, l’ex ammiraglio, l’ex capo dei servizi segreti interni (Shin Beth), la voce fuori dal coro della politica dello Stato ebraico, insomma Amichai Ami Ayalon, 72 anni, adesso lo si trova qui, alla Beit Akim, la Casa di Akim, l’organizzazione che in tutto il Paese assiste circa 135mila bambini con disabilità mentali. Ayalon fa il volontario e se dopo una vita passata a combattere è diventato buono, certo non è diventato buonista. Quando borbotta per la telecamera e gli dico “ma come, una spia dovrebbe essere anche un bravo attore”, lui replica: “No, come spia sono un bravo bugiardo”. Non risparmia nulla a nessuno, Ayalon. Neanche a se stesso. Neanche al proprio popolo. Montaggio di Roberto Di Matteo

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