L’ospedale pediatrico

La sirena dell’allarme aereo comincia ad ululare quando ci avviciniamo al più importante ospedale di Kiev. I 300 pazienti rimasti sono stati tutti sposati nei rifugi. In gran parte bambini in attesa di trapianti di midollo o con patologie importanti, che non possono tornare a casa. Il sotterraneo è basso con i letti sistemati per terra. La luce fioca rende l’atmosfera simile a un girone dantesco dove i più piccoli, per di più malati, sopravvivono dall’inizio della guerra. «Guardate in che condizioni siamo costretti in questo rifugio. Molti bambini hanno la temperatura alta. Ho dei figli a casa, ma non posso abbandonare queste donne ed i loro piccoli» spiega Victoria, una coraggiosa infermiera bionda con i guanti blu. Una mamma spinge il neonato in carrozzina, un’altra imbocca la figlia piccola attaccata a una flebo. Sembra il secondo conflitto mondiale, ma siamo nel 2022. «Come faremo? Non ci sono abbastanza medicine, non riusciamo ad accudire i nostri figli al meglio. Maledetta guerra», sbotta Roxana.

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