Libano: lunedì 20 aprile soldati israeliani sono entrati nel complesso sportivo di Imam al-Sadr nel villaggio di Mais al-Jabal, vicino al confine con Israele e hanno incendiato ambulanze della protezione civile.
Nelle stesse ore, l’artiglieria israeliana ha sparato una dozzina di proiettili contro i villaggi di Deir Siryan, al-Hujeir e Slouqi, lungo la sponda sud del fiume Litani.
Esplosioni sono state registrate anche a Shamaa, nel distretto di Tiro, dove si è verificato un secondo attacco nella stessa giornata.
Nel corso della giornata, l’esercito israeliano ha riferito di aver ucciso più persone nel sud del Libano.
La Brigata Paracadutisti ha affermato di aver ucciso “combattenti” nella zona di Bint Jbeil e che le forze della Brigata Golani ne hanno uccisi altri vicino a Litani, sostenendo che entrambi i gruppi “hanno violato gli accordi di cessate il fuoco” e rappresentavano una “minaccia immediata”.
Non è stata fornita alcuna prova indipendente per dimostrare che si trattasse di “combattenti”.
Fonti militari citate dalla stampa israeliana rivelano che queste operazioni rientrano in un piano volto a distruggere villaggi lungo il confine libanese e a dissuadere i civili libanesi a tornare alle proprie abitazioni.
Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, l’IDF ha impartito ordine di “aprire il fuoco nel Libano meridionale anche contro persone non identificate e disarmate, partendo dal presupposto che non vi siano più civili nel Libano meridionale”.
Demolizioni ed esplosioni sono state segnalate in diversi villaggi di confine, tra cui Shamaa e Qantara, mentre mezzi militari continuano a distruggere infrastrutture nella zona.
Immagini diffuse mostrano danni estesi nella città di Bint Jbeil.
Dall’inizio delle operazioni, il 2 marzo 2026, l’IDF ha ucciso 2.167 persone, ferite almeno 7.000, sfollate 1,2 milioni.