La morte di Mahsa Amini e le proteste in Iran

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Quattro anni fa Zhina Mahsa Amini veniva uccisa dallo Stato iraniano per aver rifiutato di indossare l’hijab.

Da quel momento è diventata il simbolo della repressione contro chiunque esprima dissenso. La sua figura unisce l’oppressione di genere, la discriminazione etnico-religiosa e la repressione del dissenso.

Da qui è nato il movimento “Donna, Vita, Libertà”, che non chiede solo giustizia per lei, ma rivendica uguaglianza e dignità per tutte le persone.

A inizio anno questa violenza ha raggiunto numeri drammatici: le stime riportano che tra l’8 e il 9 gennaio sono state uccise 30 mila persone.

Dal 28 febbraio 2026, con l’inizio degli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, le autorità di Teheran hanno intensificato la repressione interna e i dati lo confermano.

Fermare l’escalation militare innescata da Israele e Usa è la precondizione fondamentale perché gli iraniani possano riacquisire i propri diritti. Garantire che questo avvenga dovrebbe essere un dovere della comunità internazionale.