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Ambiente

Italia, cacciatori “arruolati” in nome della difesa della biodiversità

La narrazione ufficiale che accompagna il nuovo DDL Caccia definisce l’attività venatoria come uno strumento utile alla conservazione della biodiversità. Nell’articolo 1 del Decreto si introduce subito la nozione di “gestione” della fauna selvatica. La linea ufficiale ci dice che...

La narrazione ufficiale che accompagna il nuovo DDL Caccia definisce l’attività venatoria come uno strumento utile alla conservazione della biodiversità.

Nell’articolo 1 del Decreto si introduce subito la nozione di “gestione” della fauna selvatica.

La linea ufficiale ci dice che non si tratta di una mossa contro gli animali, ma di una misura per disciplinare un aumento spropositato della fauna.

È un ribaltamento normativo che trasforma il cacciatore in un regolatore ambientale, ma basta guardare ai fatti per capire che la realtà è diversa.

Sotto questa retorica si nasconde una strategia elettorale che punta a blindare un bacino di mezzo milione di licenze attive, concedendo alle Regioni poteri che mettono a rischio l’equilibrio degli ecosistemi.

Per essere attuato, il testo deve passare alla Camera, la speranza è che l’informazione vinca sulla mera strategia politica che non aiuta né la fauna né l’ambiente.

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