Israele approva la pena di morte per i detenuti palestinesi

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Il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato con 62 voti su 120 – tra cui quello del Primo Ministro Benjamin Netanyahu – un disegno di legge che introduce la pena di morte per i palestinesi condannati per “atti di terrorismo”.

Secondo il disegno di legge, i condannati a morte saranno detenuti in una struttura separata, senza possibilità di visite se non da parte di personale autorizzato. Le consultazioni legali potranno avvenire solo tramite collegamento video, mentre le esecuzioni dovranno essere effettuate entro 90 giorni dalla sentenza.

Il provvedimento è stato promosso dal partito di estrema destra Otzma Yehudit e dal suo leader, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, che negli ultimi mesi ha più volte rilanciato la misura, arrivando anche a indossare una spilla a forma di cappio.

“Da oggi, ogni terrorista lo saprà, e lo saprà il mondo intero, che chiunque toglie la vita a qualcuno, lo Stato di Israele gli toglierà la vita”, ha dichiarato Ben-Gvir poco prima del voto.

B’Tselem, organizzazione israeliana per i diritti umani, ha dichiarato in un comunicato stampa diffuso prima dell’approvazione della legge che “i tribunali militari israeliani hanno un tasso di condanna di circa il 96%, basato in gran parte su ‘confessioni’ estorte sotto coercizione e tortura durante gli interrogatori”. 

Già a febbraio scorso, esperti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite avevano invitato Israele a ritirare il disegno di legge, sostenendo che “violerebbe il diritto alla vita e discriminierebbe i palestinesi nei territori occupati”.

Secondo organizzazioni per i diritti umani e ONU, la legge rischia di creare un sistema giuridico in cui la pena di morte viene applicata esclusivamente ai palestinesi. 

Per i palestinesi sotto occupazione, il disegno di legge preclude ogni possibilità di appello o di grazia.

Anche Germania, Francia, Italia e Regno Unito avevano espresso preoccupazione, affermando che la legge rischia di “minare gli impegni di Israele in materia di principi democratici”.