Irpin, sulla linea del fronte

Irpen (Kiev). La fila di prigionieri con le mani legate dietro la schiena spunta dall’ultima barricata, con i tronchi d’albero appena tagliati e messi di traverso in mezzo alla strada prima di Irpen, la cittadina alle porte di Kiev minacciata dalle truppe russe. Un militare col dito sul grilletto scorta i cinque «russi», secondo lui, nelle retrovie dove verranno interrogati come sospetti sabotatori. Il primo segnale che il fronte a nord della capitale è duro. Il secondo sono i colpi di artiglieria in partenza a cominciare da una batteria multipla ucraina nascosta da qualche parte. Si sentono distintamente i sibili continui e micidiali dei razzi che partono verso le postazioni nemiche. E i russi rispondono sempre con l’artiglieria. «Giornalista, mettiti l’elmetto e stai al coperto. Oggi arrivano meno granate, ma non si sa mai. Stiamo evacuando i civili», spiega un militare ucraino in perfetto inglese. Un autobus giallo è zeppo di sfollati. Dietro i finestrini appannati i volti sono tristi e tesi. Quasi tutte donne e bambini perché gli uomini li hanno portati in salvo e sono tornati a combattere per difendere la propria casa.

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