Nessun accordo tra Stati Uniti e Iran nei colloqui tenutosi in Pakistan.
Lo ha dichiarato domenica 12 aprile il vicepresidente americano JD Vance secondo cui gli USA hanno presentato la loro “offerta finale e migliore” che però non è stata accettata da Teheran.
Stop totale all’arricchimento dell’uranio, restituzione del materiale fissile già accumulato, riapertura di Hormuz alle condizioni degli Usa: queste le condizioni degli Stati Uniti.
La richiesta di Washington all’Iran perché rinunciasse al programma nucleare imporrebbe l’addio anche a ogni forma di uso civile dell’energia nucleare, perfino a fini biomedicali, nonostante questa sia consentita dall’adesione al Trattato di Non Proliferazione (Tnp) che Teheran ha firmato.
Mentre gli iraniani chiedono la restituzione dei beni iraniani congelati dalle sanzioni.
Per Vance l’Iran ha mostrato rigidità. Per i media iraniani gli Usa cercavano una scusa per ritirarsi e le eccessive richieste degli Stati Uniti in ogni round hanno impedito il raggiungimento di un quadro comune.
Il cessate il fuoco resta in piedi fino al 22 aprile e il Pakistan ha invitato a rispettarlo.
47 anni di rivalità e sei settimane di guerra, migliaia di morti lato iraniano non si cancellano in una giornata.
Ma la decina di giorni che resta ai negoziati dovrà ripartire dalla ricerca dell’effettiva presenza di una volontà di non far riprendere la guerra che ha incendiato il Golfo e l’economia globale.