In fuga da Kiev

Il panico sta travolgendo la popolazione. La stazione centrale, nei pressi della quale in serata è caduto un frammento di un missile russo abbattuto dalla contraerea, è invasa da una valanga umana, che cerca disperatamente di salire su un treno verso ovest, il più lontano possibile dalle truppe russe. Molte partenze sono cancellate e la gente ha il volto scuro o disperato. Un anziano con una gamba sola avanza sulle stampelle. Giovani famiglie con i figli piccoli in braccio si accalcano per raggiungere i binari. Nel caos generale tutti chiedono informazioni: «Il biglietto è gratis?», «Quando possiamo partire?», «La ferrovia è sicura? Non bombardano?». Sì, bombardano. C’è stata una nuova potente esplosione vicino alla stazione ferroviaria a Kiev, hanno colpito la centrale per il riscaldamento. Il gelo come alleato di guerra. Ma gli ucraini in fuga si accalcano sui binari per prendere d’assalto i treni. I vagoni che partono per Leopoli sono strapieni, ma un popolo disperato preme per salire ad ogni costo. Qualcuno prega, altri si arrabbiano e alla fine arriva l’ordine da stato di guerra: «Salgono solo donne e bambini». Un gigantesco controllore deve chiudere le porte del treno in faccia a padri, fidanzati e fratelli. C’è chi piange, urla e si dispera, ma bisogna salvare i più deboli. Anche per chi vi scrive sono scene strazianti, peggio della guerra vera di bombe e proiettili. I bambini sono atterriti e stringono i peluche, le coppie non riescono a staccarsi dall’ultimo abbraccio. «Voglio solo andarmene. Qualsiasi posto lontano dalla guerra va bene», dice Marina che non trattiene le lacrime.

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