Le esplosive accuse del direttore del Consiglio per il Commercio della Casa Bianca Peter Navarro contro la Germania, accusata di praticare una politica commerciale sleale attraverso lo sfruttamento sistematico di un “euro grossolanamente svalutato”, hanno rappresentato una decisa presa di posizione da parte dell’amministrazione di Washington, ora più che mai in rotta di collisione con Berlino. Nonostante l’attenzione costantemente rivolta dai media internazionali sul rischio di un conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina, le prospettive intuibili dalle prime politiche annunciate od avviate dall’amministrazione Trump rendono decisamente più plausibile un’analoga trade war coinvolgente Stati Uniti e Germania. Il contenzioso economico sino-americano, infatti, rientra nel quadro di una delicatissima dialettica che include altre importanti questioni di carattere geopolitico e nella quale qualsiasi strappo potrebbe causare un imprevedibile effetto domino su scala planetaria, considerato anche l’elevatissimo potere di fuoco di cui Pechino dispone in virtù del suo possesso di un’ingente fetta del debito pubblico americano. Uno scontro frontale tra le due principali potenze economiche mondiali sul terreno commerciale e monetario equivarrebbe a una vera e propria garanzia di “distruzione mutua assicurata”, come puntualizzato dal direttore di Limes Lucio Caracciolo nell’editoriale d’apertura all’ultimo numero della rivista, specie se Pechino dovesse ricorrere all’extrema ratio, la vendita in blocco di tutta la quota di debito americano in suo possesso.

Articolo di Andrea Muratore