Golfo di nuovo in fiamme: USA attaccano Iran

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Le tensioni nel Golfo non si placano, nonostante il Memorandum d’intesa in vigore. Gli Stati Uniti hanno effettuato martedì 7 luglio una nuova ondata di attacchi aerei contro obiettivi in Iran, in risposta, secondo Washington, ai recenti attacchi contro il traffico mercantile nello Stretto di Hormuz. L’operazione rappresenta un passo significativo nelle tensioni tra Washington e Teheran e rischia di far collassare definitivamente il Memorandum che prevede lo stop agli attacchi diretti, la riapertura (condizionata) dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale e l’avvio di veri negoziati.

Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), i raid sono stati condotti contri siti militari. Le autorità iraniane hanno tuttavia fornito una versione differente: l’emittente statale Irib ha dichiarato che “la maggior parte degli attacchi” ha colpito “aree civili”.

La stampa iraniana ha confermato esplosioni in diverse località costiere, tra cui l’isola di Qeshm, i porti di Bandar Abbas e Sirik, e più recentemente anche nella città meridionale di Bushehr. Fonti ufficiali statunitensi hanno precisato che i bombardamenti di martedì sono un'”azione punitiva”. Un funzionario americano ha dichiarato alla Cnn che gli attacchi “non finiranno per un po’”, mentre un’altra fonte ha riferito ad Axios che l’entità dei raid è da quattro a cinque volte superiore rispetto ai bombardamenti condotti circa dieci giorni fa sulle coste iraniane.

Secondo quanto riportato da Axios, Trump avrebbe approvato l’operazione durante un incontro con i suoi principali collaboratori a margine del vertice Nato in corso ad Ankara. Parallelamente all’azione militare, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha revocato le esenzioni sulle sanzioni petrolifere concesse all’Iran in base al Memorandum d’Intesa (MoU) siglato tra le due parti. La revoca indebolisce ulteriormente l’accordo, che già appariva piuttosto indebolito.