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Migrazioni

El Basurero, dove i miserabili si sentono liberi

Circa 20 anni fa, nel 1996, alcuni migranti guatemaltechi in fuga dal loro Paese iniziarono a lavorare come “pepenadores” o cacciatori di rifiuti nel Basurero, la discarica comunale di Tapachula, posta a soli 20 chilometri dalla frontiera fra Messico e Guatemala. L’obiettivo era quello di racimolare un po’ di danaro per proseguire il proprio viaggio in cerca di fortuna, ma spesso i soldi guadagnati riciclando e vendendo i rifiuti non bastavano neanche a comprare il biglietto per tornare in città. Molti lavoratori del Basurero dunque, per risparmiare il tempo ed il danaro che andavano perduti negli spostamenti, iniziarono a costruire delle catapecchie con materiali di scarto recuperati fra i rifiuti, per fermarsi a dormire accanto al luogo di lavoro. Fu così che nacque il piccolo villaggio di Linda Vista. Ed è strano che il nome scelto sia questo poiché in italiano “Linda Vista” vuol dire “Bel Panorama”. Ma qui di bello non c’è proprio nulla.

Circa 20 anni fa, nel 1996, alcuni migranti guatemaltechi in fuga dal loro Paese iniziarono a lavorare come “pepenadores” o cacciatori di rifiuti nel Basurero, la discarica comunale di Tapachula, posta a soli 20 chilometri dalla frontiera fra Messico e Guatemala. L’obiettivo era quello di racimolare un po’ di danaro per proseguire il proprio viaggio in cerca di fortuna, ma spesso i soldi guadagnati riciclando e vendendo i rifiuti non bastavano neanche a comprare il biglietto per tornare in città. Molti lavoratori del Basurero dunque, per risparmiare il tempo ed il danaro che andavano perduti negli spostamenti, iniziarono a costruire delle catapecchie con materiali di scarto recuperati fra i rifiuti, per fermarsi a dormire accanto al luogo di lavoro. Fu così che nacque il piccolo villaggio di Linda Vista. Ed è strano che il nome scelto sia questo poiché in italiano “Linda Vista” vuol dire “Bel Panorama”. Ma qui di bello non c’è proprio nulla.

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