Vi ricordate la risonanza mediatica data all’arresto di Mohammad Hannoun a fine dicembre?
L’architetto e attivista palestinese era stato accusato di associazione con finalità di terrorismo e di finanziare Hamas attraverso la sua associazione benefica.
Oggi quel castello accusatorio sta subendo dei crolli strutturali.
L’8 aprile la Corte di Cassazione ha annullato il suo arresto. Il punto centrale riguarda l’origine delle prove: l’inchiesta si basava su dossier forniti dal Mossad, i servizi segreti israeliani.
La Cassazione ha confermato che queste prove sono definitivamente inutilizzabili dai tribunali italiani e ha respinto il ricorso della Procura antiterrorismo che chiedeva di poterle impiegare.
Sorgono quindi fortissimi dubbi sul fatto che le sole indagini italiane siano sufficienti a sostenere accuse così gravi.
Sebbene gli indagati non siano ancora stati scagionati, il quadro è radicalmente cambiato.
La vicenda evidenzia la strategia di criminalizzazione della solidarietà verso il popolo palestinese basata su fonti estere non verificabili.
Ora si attende la decisione del Tribunale del Riesame di Genova per valutare la legittimità della detenzione.