Borgo Mezzanone: la vita dei braccianti tra lavoro sfruttato e sopravvivenza

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Andrea Umbrello si trova a Borgo Mezzanone, provincia di Foggia.

A pochi chilometri dai campi che producono una quota enorme del pomodoro italiano si estende l’ex pista, l’area dell’ex aeroporto trasformata in una distesa di baracche, lamiere e roulotte. Qui vivono migliaia di persone, e nei mesi più intensi di raccolta si superano le 5000 presenze.

L’acqua arriva a intermittenza, così come l’elettricità, e i servizi pubblici sono completamente assenti. Lavarsi, cucinare, riposare. Tutto è affidato a soluzioni precarie e diventa una vera e propria conquista. La maggior parte lavora nei campi attorno.

Le giornate sono lunghe, i salari bassi e i trasporti sono gestiti dai caporali.

Il lavoro, gli spostamenti e perfino l’accesso ai beni essenziali sono decisi da altri.

Nel ghetto, questa dipendenza entra nelle cose più semplici della vita di tutti i giorni. Si trovano cibo, vestiti, biciclette, carburante, tutto gestito da circuiti informali che nascono per necessità. Una città costruita per sopravvivere, senza alternative e senza aiuti esterni.

Eppure, le risorse esistevano: il PNRR aveva previsto 200 milioni per superare i ghetti agricoli, 114 destinati alla Puglia. Fondi che avrebbero potuto affrontare l’emergenza abitativa e le condizioni di vita dei braccianti, ma quei soldi sono rimasti fermi.

Così Borgo Mezzanone resta identico a prima e migliaia di persone continuano a vivere intrappolate tra lavoro sfruttato e cancellazione di qualsiasi diritto.