Bombe sulla fuga

(Kiev) Un enorme fungo nero e grigio si alza alla periferia di Kiev dopo ripetuti e pesanti bombardamenti. La strada deserta rende la scena sullo sfondo dei palazzi della capitale ancora più terrificante. La guerra si avvicina a una città di tre milioni e mezzo di abitanti, che si prepara alla battaglia finale. Dalla mattina presto il rombo sordo e cupo del cannone aleggia sulla zona nord ovest di Kiev. All’ultima postazione della capitale sulla via Generale Naumov le esplosione si sentono sempre più vicine. I colpi di artiglieria, da una parte e dall’altra, sono intervallati ogni 10-15 minuti. Non è ancora fuoco di sbarramento, ma ogni tanto si sentono inconfondibili i lanciarazzi multipli che vomitano una valanga di morte. Si combatte ancora ad Irpin, sobborgo della capitale, ma i carri armati russi sono già entrati in città secondo i racconti degli sfollati. Una marea umana esausta, disperata, allo sbando, che arriva con gli autobus gialli dell’evacuazione sempre più difficile e pericolosa. La donna è in lacrime e il marito scuote la testa portandola via dicendo “hanno bombardato le case. Tutte le strade sono distrutte”. Un’altra si dispera: “Mio figlio e mia madre sono rimasti a Bucha”, l’ennesimo sobborgo occupato dalle truppe di Mosca. Un sopravvissuto sottolinea “che i russi lanciano missili Grad”, imprecisi e tremendi per i civili. “Un mio amico è stato ucciso. Era nella colonna per l’evacuazione davanti a me”, racconta un giovane.

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