Bolivia, il procuratore che indagava sull’uomo di Milei finisce in cella

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Il 17 agosto, in un hotel di Santa Cruz de la Sierra, l’avvocata Nadia Beller viene colpita da colpi di arma da fuoco. Il principale sospettato è il suo ex compagno: Fernando Cerimedo, consulente politico argentino, ex consigliere di Javier Milei e di altri leader della destra latinoamericana.

Il giorno dopo il procuratore generale della Bolivia, Roger Mariaca, ne ordina l’arresto per tentato femminicidio e apre un’inchiesta per arricchimento illecito. Dalle indagini emerge che Cerimedo gestiva da Buenos Aires la più grande bot farm dell’America Latina, una fabbrica di profili falsi e disinformazione.

Tra il 28 e il 29 settembre il Dipartimento di Stato americano revoca il visto al procuratore Mariaca e ad altri dodici funzionari boliviani, accusandoli di aver ricevuto tangenti per favorire il narcotraffico. Mariaca risponde che è un’ingerenza per fermare la sua inchiesta su Cerimedo. Il 30 settembre la polizia boliviana arresta proprio lui, il procuratore, all’aeroporto di Viru Viru. Nelle stesse ore diventa virale un video in cui il narcotrafficante Sebastián Marset chiama Mariaca “amico”. Pochi giorni prima dell’arresto, il presidente boliviano Rodrigo Paz aveva incontrato negli Stati Uniti il segretario di Stato Marco Rubio.

Intanto Nadia Beller denuncia che le irruzioni negli uffici della Procura hanno spezzato la catena di custodia delle prove: i procedimenti contro Cerimedo cominciano a paralizzarsi.

Washington vuole colpire il narcotraffico o condizionare la giustizia boliviana? Il sospetto sollevato da Mariaca è che la pressione americana serva a fermare un’inchiesta scomoda.