Atenei Ue e Israele: il fronte è il boicottaggio accademico

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Oltre 800mila dollari in due anni. Non per laboratori o borse di studio: per avvocati.

A dichiararlo, al parlamento israeliano nel settembre 2025, è l’associazione dei rettori delle università israeliane. Il fronte è il boicottaggio accademico e si combatte a colpi di azioni legali. Lo racconta un’inchiesta di @Investigate Europe e @Reporters United, basata su documenti interni esclusivi.

La posta in gioco è Horizon Europe, il programma di ricerca dell’Unione Europea. Partecipare, scrive la stessa associazione dei rettori, permette ai ricercatori israeliani di “influenzare l’agenda scientifica e accademica europea dall’interno”.

Un anno fa quella partecipazione ha rischiato di saltare. Mentre le piazze europee si riempivano di manifestazioni contro il genocidio di Gaza, la Commissione Europea proponeva di escludere Israele da una parte di Horizon Europe: violazione dell’articolo 2 dell’accordo di associazione, quello sul rispetto dei diritti umani. La sanzione è stata bloccata dal Consiglio, cioè dai governi dei Paesi dell’Unione.

E i rettori sono andati avanti. In un documento del gennaio 2025 lo studio legale Kesher indica la strategia da seguire. Primo punto: “Continuare a destinare fondi per imporre un costo sproporzionato agli enti che boicottano”. Anche appoggiando leggi americane con effetti in Europa.

Il risultato, a maggio 2026: 793 progetti Horizon Europe con enti israeliani, l’80% legati alla difesa, 386 università europee coinvolte.

E chi aveva promesso di fermarsi, in molti casi, è tornato indietro.

Bologna, per esempio: il Senato accademico aveva votato lo stop a ogni collaborazione con enti israeliani sui progetti a uso civile e militare. A dicembre il CdA l’ha limitato ai casi senza “rischio finanziario o di contenzioso, o perdita di opportunità scientifica”.

L’ottavo fronte Israele non lo combatte a Gaza. Lo combatte nelle università europee.

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