Durante il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Netanyahu tira fuori un cercapersone.
“Vi ricordate i cercapersone? Hezbollah se li ricorda di sicuro”.
Il premier israeliano rivendica così davanti all’ONU l’operazione del settembre 2024 in cui migliaia di cercapersone utilizzati da Hezbollah esplosero simultaneamente in Libano e Siria, causando 32 morti e oltre 3.000 feriti, tra cui bambini.
Gli esperti ONU definirono le esplosioni una “terrificante violazione del diritto internazionale”, affermando che avrebbero potuto costituire crimini di guerra.
Oggi, davanti all’Assemblea generale, non si è limitato a difenderla: l’ha trasformata in un trofeo.
Quando Netanyahu è entrato nell’aula, decine di delegati hanno abbandonato la sala, lasciandola in gran parte vuota. Fuori dall’ONU, a New York, erano in corso proteste contro la sua presenza. Rivolgendosi alla parte di platea rimasta, Netanyahu ha definito “codardi morali” coloro che se ne erano andati e ha accusato di ipocrisia chi critica Israele.
Nel resto del discorso ha difeso le operazioni israeliane a Gaza, definendo le accuse di genocidio “la più grande bugia del secolo” e ha ringraziato Trump, sostenendo che i due Paesi abbiano agito insieme contro l’Iran “per salvare la civiltà”. Nonostante il mandato di arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità il premier israeliano non solo era all’ONU, ma ha mostrato il simbolo di un’operazione che aveva provocato morti, mutilazioni e migliaia di feriti, rivendicandone apertamente il risultato: una prova della forza e dell’impunità di Israele.