A Sirte si combatte casa per casa

Nell’ex roccaforte del Califfo in Libia, stritolata dall’assedio dei governativi, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Prima finisci nel mirino di un cecchino e poi ti ritrovi nel deposito di viveri dello Stato islamico, appena conquistato, dove abbonda la pasta italiana, piatto preferito dalle bandiere nere. I container di traverso in mezzo alla strada nel quartiere 3, uno degli ultimi capisaldi dell’accanita resistenza jihadista, sono bucherellati come un groviera da raffiche e cannonate. Il cartello con la bandiera nera dello Stato islamico resiste ancora su una delle arterie a due corsie di Sirte, che si infila nella terra di nessuno verso il mare Mediterraneo. L’ambulanza davanti ci fa strada, ma pur arrivando a tutta velocità davanti alle barricate dei container finiamo lo stesso sotto il tiro di un cecchino. Prima fischia un colpo e poi un secondo, in successione. Quando tira il grilletto si sente un «crac» improvviso del proiettile che parte ed in contemporanea il sibilo della morte che ti passa vicino. Per fortuna che i tiratori scelti dello Stato islamico non sono sempre infallibili. Superato l’incrocio della morte, un barbuto comandante salafita che combatte contro le bandiere nere ci guarda stupefatto e sentenzia: «Siete stati fortunati che il cecchino non vi ha centrato. Allah vi protegge».