A Gaza va tutto bene, la tregua regge, ed è per questo che i giornali non ne parlano più.
In Libano c’è un cessate il fuoco, e difatti è sparito dai radar dei grandi media anche il Paese dei cedri.
Per i media la tregua vacilla quando in Libano Hezbollah risponde agli attacchi di Israele o quando vengono colpiti i soldati UNIFIL da quello che, sempre i media, definiscono “fuoco incrociato”.
Ma la tregua, per la stampa, non vacilla mai quando Israele continua a uccidere, ad affamare, a bombardare, a eliminare i coraggiosi giornalisti sul campo.
Non c’è nessuna tregua a Gaza. Nè in Libano.
Quella del “cessate il fuoco” dello scorso ottobre a Gaza non è una tregua, ma una dichiarazione mediatica per distogliere lo sguardo da ciò che Israele continua a fare nella Striscia.
Da ottobre 2025 Israele ha ucciso almeno 984 persone. Ne ha ferite oltre 2300.
In che parte del mondo è definibile “tregua” una mattanza di almeno 150 persone al mese?
Quella tregua, in realtà, è un genocidio lento.
Le bombe sono meno di prima, ma si continua a uccidere lo stesso, oltre alla privazione di ogni diritto che spetterebbe a qualsiasi essere umano.
Anche in Libano c’è la “tregua” ma Israele continua ad ammazzare i civili, i giornalisti, medici, a distruggere case.
Nemmeno in Libano, come a Gaza, non passa giorno senza che Israele violi la tregua, eppure questo non lo leggiamo quasi da nessuna parte.
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