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Media e Potere

In ricordo di Vittorio Arrigoni: restiamo umani

Vita e impegno umanitario: Vittorio Arrigoni, nato nel 1975 in Lombardia, sviluppa fin da giovane una forte sensibilità per i diritti umani, lavorando come cooperante in Europa orientale, America Latina e successivamente in Palestina, ispirato dai valori antifascisti dei nonni partigiani.Impegno in Palestina: Negli anni 2000, Arrigoni si dedica alla causa palestinese, denunciando l’occupazione israeliana e criticando sia la leadership di Al-Fatah che le strategie di Hamas, sottolineando come la politica in un contesto di occupazione sia diversa da quella in condizioni di libertà.Testimonianza durante Piombo Fuso: Durante l’operazione israeliana Piombo Fuso (2008-2009), Arrigoni, presente a Gaza, documenta sul suo blog e per “Il Manifesto” la resistenza armata e non violenta palestinese, raccontando la “sumud” (resilienza) della società civile.“Restiamo Umani” e critica al sistema: Nel libro “Restiamo Umani”, Arrigoni critica le operazioni militari israeliane e la complicità italiana, sia logistica che mediatica, nel sostenere narrazioni filo-israeliane, diventando una voce per gli oppressi.Rapimento, morte e eredità: Rapito e ucciso il 15 aprile 2011 da una cellula salafita a Gaza, Arrigoni è ricordato come un amico della Palestina. La sua frase “Restiamo Umani” invita il giornalismo a essere un baluardo contro il potere e il razzismo, dando voce alle vittime dimenticate dei conflitti.

Guerra

Un mese senza aiuti umanitari a Gaza

Da un mese nessun aiuto umanitario entra a Gaza. Un mese senza cibo, senza medicine, senza i beni essenziali per sopravvivere. Da quando Israele ha bloccato l’accesso il 2 marzo, le richieste delle organizzazioni umanitarie vengono respinte una dopo l’altra,...

Nasser Khan Younis giornalisti Gaza
Guerra

Gaza sotto attacco: raid israeliano colpisce la tenda dei giornalisti a Khan Younis

Attacco a Khan Younis: Le forze israeliane hanno bombardato una tenda che ospitava giornalisti vicino all’ospedale Nasser a Khan Younis, uccidendo almeno due persone, tra cui il giornalista Helmi al-Faqawi, e ferendone altre, come il fotoreporter di Al Jazeera Mahmoud Awad, secondo Al Jazeera Arabic e Quds News Network.Bilancio delle vittime: Nell’assalto, almeno sette giornalisti sono stati feriti, tra cui Ahmed Mansour (con gravi ustioni), Hassan Eslaih, Ahmad Al-Agha, Mohammad Fayek, Abdallah Al-Attar, Ihab Al-Bardini e Mahmoud Awad, evidenziando l’alto rischio per i media a Gaza.Guerra contro i giornalisti: Dall’inizio del conflitto Israele-Hamas il 7 ottobre 2023, il Committee to Protect Journalists (CPJ) riporta che almeno 173 giornalisti sono stati uccisi, il periodo più letale dal 1992, con il CPJ che indaga su ulteriori 130 casi di uccisioni, arresti e ferimenti.Condizioni estreme: I giornalisti a Gaza operano tra bombardamenti, carestie, sfollamento del 90% della popolazione e distruzione dell’80% degli edifici, senza protezione né risorse, pagando spesso con la vita per raccontare la verità, come sottolineato da Carlos Martinez de la Serna del CPJ.Accuse di targeting deliberato: Antony Lowenstein, citando studi come quello della Brown University, denuncia un “targeting deliberato” dei giornalisti a Gaza, con un numero di vittime superiore a tutti i conflitti degli ultimi 100 anni, criticando la scarsa indignazione internazionale rispetto ad altri contesti geopolitici.

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