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	<title>Geopolitica della salute Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 23 Jul 2026 08:18:00 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Geopolitica della salute Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Così il Ruanda usa l&#8217;intelligenza artificiale nella sanità e apre una strada all&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-ruanda-usa-l-intelligenza-artificiale-nella-sanita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 08:17:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Grazie a un'azienda locale, i sistemi sanitari ruandesi potranno usufruire dell'intelligenza artificiale in lingua kinyarwanda, la più diffusa nel Paese</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-ruanda-usa-l-intelligenza-artificiale-nella-sanita.html">Così il Ruanda usa l&#8217;intelligenza artificiale nella sanità e apre una strada all&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Uno dei problemi più noti legati all&#8217;intelligenza artificiale, riguarda l&#8217;uso della <strong>lingua</strong>. Buona parte dei sistemi è stata sviluppata in inglese e diversi governi hanno posto nei mesi scorsi la questione dell&#8217;utilizzo di diversi dispositivi, indispensabili oramai nella vita quotidiana. unicamente nella lingua inglese.<strong> Vale per il settore dell&#8217;istruzione, così come per quello della sanità</strong>. Con l&#8217;intelligenza artificiale che si riscopre avere una barriera quasi invalicabile. Dall&#8217;Europa all&#8217;Asia, adesso si sta correndo ai ripari con lo sviluppo di sistemi in grado di operare con le lingue locali. <strong>E anche l&#8217;Africa sta cercando di mettersi al pari, grazie a un progetto che si sta portando avanti all&#8217;interno del sistema sanitario ruandese</strong>. Kigali, da tempo diventata un fondamentale punto di riferimento per la sanità africana,<strong> sta provando a implementare l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale nel sistema sanitario</strong> e a promuovere modelli in grado di interagire nelle lingue locali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un sistema tutto ruandese </h2>



<p>Il comparto sanitario del Ruanda, nonostante molti progressi soffre di un problema cronico legato alle condizioni sociali ed economiche del Paese: <strong>fuori dalla capitale Kigali infatti, non tutte le strutture hanno sufficienti strumenti e sufficienti attrezzature. </strong>Per superare questo ostacolo, le autorità sanitarie locali hanno pensato di promuovere l&#8217;uso di strumenti di supporto decisionale basati sull&#8217;intelligenza artificiale. In tal modo, sarà possibile nel corso dei prossimi anni far pervenire anche nella periferia del Paese africano dati diagnostici e informazioni vitali per il paziente in tempi molto più ristretti. Ma, per l&#8217;appunto, c&#8217;è il problema della lingua. La repubblica ruandese riconosce tre lingue ufficiali: <strong>l&#8217;inglese, il francese</strong> (quest&#8217;ultimo come eredità coloniale e oggi, per la verità, sempre meno diffuso) <strong>e il kinyarwanda</strong>. Le prime due lingue sono parlate soprattutto a livello istituzionale e scolastico, la terza è invece quella più usata dalla popolazione specialmente nelle aree non urbane. Lì dove cioè il governo vuole promuovere i sistemi basati sull&#8217;intelligenza artificiale all&#8217;interno delle strutture sanitarie. </p>



<p>Per questo motivo Kigali da tempo ha iniziato una collaborazione proprio con un&#8217;azienda ruandese per scavalcare la barriera linguistica. La startup in questione si chiama,<a href="https://www.africarivista.it/ruanda-la-nuova-frontiera-della-sanita-parla-kinyarwanda/310340/?srsltid=AfmBOor-PGFGodMrMTjQkGZ3mQfAJuU5hpBe2chHy-mKcNStqLvF1gOS"> così come sottolineato su AfricaRivista</a>, <strong>Digital Umuganda</strong>. Situata all&#8217;interno del quartiere degli affari di Kigali, la società è da tempo impegnata nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale in lingua kinyarwanda. <strong>Un modo per dotare la sanità ruandese di strumenti di Ia in grado di essere utilizzati dalla popolazione locale</strong>. Tutto questo è stato possibile grazie a<strong>un imponente lavoro di raccolta di dati vocali nell&#8217;idioma più parlato nel Paese</strong>. Un progetto che potrebbe essere soltanto il primo nella regione e fungere da apripista per altri analoghi progetti in altre lingue africane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza dell&#8217;intelligenza artificiale nella sanità africana</h2>



<p>Proprio la raccolta dati e l&#8217;implementazione di sistemi capaci di interagire nelle lingue locali africane, potrebbe rappresentare il vero elemento in grado di far compiere il salto di qualità alla sanità del continente. Anche in <strong>Senegal</strong>, ad esempio, il governo sta puntando molto sull&#8217;uso di strumenti legati all&#8217;intelligenza artificiale. Un circolo virtuoso che sta richiamando le attenzioni di molte &#8220;big tech&#8221; per lo sviluppo di sistemi con lingue africane. La stessa Digital Umuganda ha lavorato nei mesi scorsi con il progetto<em> Common Voice</em> di <strong>Mozilla</strong> per creare un grande database per le lingue locali del continente. <strong>Google</strong> si appresta invece a lanciare <em>Waxal</em>, termine quest&#8217;ultimo piuttosto indicativo: vuol dire infatti &#8220;parlare&#8221; in lingua <strong>wolof</strong>, la più diffusa in Senegal. Waxal sarà un database aperto per promuovere lo sviluppo di tecnologie vocali in 21 lingue africane. In poche parole, si può dire che su input della sanità ruandese l&#8217;Africa sta trovando la strada per superare il proprio isolamento tecnologico.   </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-ruanda-usa-l-intelligenza-artificiale-nella-sanita.html">Così il Ruanda usa l&#8217;intelligenza artificiale nella sanità e apre una strada all&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>La guerra in Sud Sudan smantella il già precario sistema sanitario</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-guerra-in-sud-sudan-smantella-il-gia-precario-sistema-sanitario.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 23:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
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<p>La ripresa degli scontri nel Paese africano sta creando problemi in un contesto già molto disastrato e debole </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Sudan del Sud <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-sud-sudan-ripiomba-nell-abisso-della-guerra-civile.html">rischia di precipitare sempre più verso una nuova guerra civile</a>. Anzi, per molti osservatori di fatto il più giovane Paese al mondo, nato nel 2011 dopo l&#8217;indipendenza dal Sudan, sta già osservando al proprio interno un nuovo conflitto armato. I protagonisti sono gli stessi degli scontri andati avanti tra il 2013 e il 2018: da una parte il presidente <strong>Salva Kiir,</strong> dall&#8217;altra l&#8217;ex vice presidente <strong>Riek Machar</strong>. Il primo è di etnia <strong>dinka</strong>, il secondo invece appartiene alla comunità dell&#8217;etnia <strong>nuer</strong>. I due hanno convissuto al governo tra il 2018, anno degli accordi di pace tra le parti, e il 2025. <strong>Poi è stato un susseguirsi di nuove tensioni sia di ordine governativo che etnico</strong>, su cui hanno pesato e non poco anche i venti di guerra provenienti dai Paesi circostanti, Sudan in testa. <strong>Gli scontri di oggi stanno nuovamente gettando sul lastrico l&#8217;intera popolazione, sia in termini economici che sociali</strong>. E anche la <strong>sanità locale</strong>, già ampiamente precaria e compromessa dalla guerra dello scorso decennio, ne sta risentendo e non poco. Sono infatti migliaia gli sfollati che premono adesso sulla fragile struttura sanitaria, con il rischio quindi di trascinare ulteriormente il sistema locale verso il baratro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli scontri tra le due fazioni principali</h2>



<p>Il problema di accordi simili a quelli del 2018 è che il loro impianto è <strong>basato più su una spartizione del potere che su una reale intenzione di riconciliazione interna</strong>. Per cui, al primo scricchiolio le tensioni mai sopite tornano nuovamente a manifestarsi in tutta la loro drammaticità. La convivenza forzata tra Salva Kiir e Riek Machar non ha fatto eccezione, con il presidente che a un certo punto ha cacciato il vice presidente dopo le notizie di scontri tra le forze governative e quelle legate ai nuer. Secondo Kiir, dietro le nuove violenze ci sarebbe stato lo zampino di Machar, intenzionato secondo il presidente sudsudanese a non rinunciare al ruolo di guida delle milizie a lui vicine. Con la fine della condivisione del potere tra i due attori protagonisti della storia recente del Paese africano, in diverse regioni miliziani e combattenti hanno ripreso a imbracciare le armi. </p>



<p>Gli scontri hanno avuto luogo soprattutto nella regione del <strong>Grande Nilo Superiore</strong>, lì dove i neur sono in maggioranza e negli anni hanno dato vita a una sorta di &#8220;governo parallelo&#8221; rispetto a quello ufficiale. Machar ha sempre respinto le accuse lanciate al suo Splm-Io, partito contrapposto all&#8217;Splm &#8220;ufficiale&#8221; di Salva Kiir e da molti considerato come una milizia radicata nei territori in maggioranza neur. Il dito dal diretto interessato è stato puntato invece sul cosiddetto &#8220;<strong>White Army</strong>&#8220;, un gruppo composto sì da membri dell&#8217;etnia neur ma da cui Machar ha spesso preso ufficialmente le distanze. Ad ogni modo, lo scontro tra le parti in campo è oramai ad alta intensità in alcune regioni del Paese. <strong>Anche perché le tensioni locali si intrecciano con quelle del vicino Sudan, </strong>con il governo di Khartoum ritenuto essere più vicino all&#8217;Splm-Io, mentre dall&#8217;altro lato le Rsf di Dagalo avrebbero ricevuto appoggio da Kiir. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto sulla sanità locale</h2>



<p>A risentirne maggiormente in un conflitto è sempre il sistema sanitario locale. Il Sud Sudan parte già da una condizione piuttosto precaria: le uniche strutture degne di nota e capaci di soddisfare almeno una minima parte della domanda di assistenza sanitaria, si trovano nella capitale <strong>Juba</strong>. In tanti si sono messi in marcia verso la città negli ultimi mesi nella speranza di ricevere proprio qui le cure necessarie. Tra le migliaia di persone costrette ad abbandonare i propri territori, non ci sono soltanto i feriti dai combattimenti. <strong>La gente cerca assistenza anche per via della malnutrizione in diverse aree raggiunte dagli scontri</strong>, su cui grava anche lo spettro di una carestia. Il cibo manca sia per la mancanza di piogge e sia perché i combattimenti stanno rendendo pessime le condizioni della logistica. A Juba però, è difficile riuscire a dare supporto a tutti e le autorità sanitarie locali hanno lanciato l&#8217;allarme per una situazione che il Paese, senza aiuti dall&#8217;esterno, non sembra in grado di affrontare. </p>



<p>Fonti diplomatiche legate alla missione Onu in Sud Sudan, da mesi lanciano ripetuti allarmi: &#8220;<em>Juba sta per andare verso il dirupo</em>&#8220;, è la frase più letta nei vari comunicati. Anche perché il sistema sanitario appare ovviamente in condizioni ancora più critiche nel resto del Paese, sia perché in alcuni casi gli scontri hanno fisicamente danneggiato i presidi ospedalieri e sia perché le strutture periferiche da sole non riescono ad affrontare le emergenze. Nel giro di pochi mesi, in poche parole, <strong>il Sud Sudan potrebbe aggiungersi nel triste elenco dei Paesi in piena emergenza umanitaria. </strong></p>
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		<title>Abidjan, nuovo polo africano della medicina</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/abidjan-nuovo-polo-africano-della-medicina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 23:32:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non solo nuovi servizi per la popolazione, ma anche ambizione di diventare hub sanitario regionale: ecco la rivoluzione di Abidjan.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chi atterra oggi ad Abidjan ha subito l&#8217;impressione di ritrovarsi in una città decisamente in fermento. Basta muovere i primi passi al di fuori dell&#8217;area aeroportuale e attraversare i primi ponti sulla Laguna Ebrié che caratterizza la geografia della metropoli, per accorgersi di profondi e importanti cambiamenti. Lungo la strada verso il centro, si incontrano decine di cantieri e il più imponente è quello della costruenda metropolitana. Si tratta di <strong>37 km di strada ferrata</strong> che collegheranno le punte più estreme di Abidjan, dando agli abitanti un&#8217;importante alternativa al sempre più ingolfato traffico. Sullo sfondo poi, si nota uno skyline con molte gru e molti grattacieli in via di definizione. </p>



<p><strong>Il boom economico e urbanistico </strong>che sta investendo Abidjan, reso possibile da anni di relativa stabilità del Paese dopo la guerra civile dello scorso decennio, è figlio di una precisa volontà del governo della Costa d&#8217;Avorio: <strong>rendere la metropoli un hub importante dell&#8217;Africa occidentale</strong>, capace di fare concorrenza alla nigeriana Lagos. <strong>Un discorso che vale anche per la sanità</strong>: sono numerosi i progetti volti a impiantare nella città ivoriana nuove strutture ospedaliere e nuovi servizi da offrire anche a utenti che arrivano dai Paesi vicini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La costruzione di nuovi ospedali </h2>



<p><a href="https://humanityfirst.org/masroor-centre-for-healthcare/">L&#8217;ultimo nuovo presidio ospedaliero inaugurato è quello di Yopougon-Gesco</a>, poco al di fuori di Abidjan. La struttura è stata voluta dall&#8217;associazione umanitaria <em>Humanity First</em>, la quale gestisce i locali e garantisce importanti servizi per tutta la popolazione dell&#8217;area  nordoccidentale della città. All&#8217;interno del nuovo nosocomio sono comprese tre sale parto, una nuova sala adibita a pronto soccorso, così come anche due sale operatorie e un <strong>reparto di neonatologia</strong>. Un settore quest&#8217;ultimo molto delicato per il Paese: terminata la guerra civile nel 2016, il governo del presidente <strong>Alassane Ouattara</strong> ha giudicato eccessivo e non tollerabile il dato legato alla mortalità infantile e alla mortalità dovuta a complicazioni durante il parto. Da qui gli investimenti volti a creare nuovi reparti neonatali e nuove cliniche dedicate alle donne in gravidanza, <strong>distribuiti in dieci nuovi distretti sanitari istituiti in tutto il Paese</strong>. I risultati sono in effetti stati incoraggianti: <a href="https://www.africarivista.it/costa-davorio-progressi-nella-lotta-alla-mortalita-materna-ma-ce-ancora-strada-da-fare/213914/?srsltid=AfmBOoo3NaKelYd-egS8Mpv_4mFlGe5dTWTKBGcGWc_Yslxj-CRK9j7n">nel 2023, la Costa d&#8217;Avorio ha assistito a un notevole ridimensionamento delle morti neonatali</a>, passando da 38 a 30 morti ogni 1.000 nati vivi e con la mortalità infantile scesa da 108 a 52 decessi ogni 1.000 nati vivi.</p>



<p>Il Paese ha poi spinto per un ulteriore salto di qualità, capace di andare oltre il discorso legato alla neonatologia. Sempre nel 2023 infatti, è stato lanciato il programma &#8220;<strong><em>Santé pour tous</em></strong>&#8220;, Sanità per Tutti. Un progetto volto a replicare in vari comparti e settori i successi conseguiti nella neonatologia. L&#8217;obiettivo è ben evidente già nel nome: l&#8217;ambizione è costruire una sanità capace di ramificarsi su tutto il territorio nazionale e di arrivare a lambire ogni area, anche remota, del Paese. <strong>Il perno del progetto è costituito dalla costruzione o dall&#8217;ammodernamento di 71 ospedali.</strong> Di questi, molti sono situati nell&#8217;area urbana di Abidjan, la più popolosa e dunque la più bisognosa di servizi. Oltre che ad investimenti pubblici, il governo da tre anni a questa parte è impegnato nella collaborazione con enti ed istituti privati. Tra questi, da annoverare sia gli istituti religiosi che quelli ricollegabili alle Organizzazioni Non Governative. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ambizione di Abidjan</h2>



<p>Nella principale città ivoriana l&#8217;obiettivo è andare oltre a quello, già ovviamente piuttosto importante, di erogare e offrire servizi alla più amplia platea possibile di utenti. <strong>La vera ambizione a lungo termine è far diventare Abidjan un polo di eccellenza per tutta l&#8217;Africa occidentale</strong>. Attrarre qui non solo pazienti e persone bisognose di cure, ma anche ricercatori e investimenti da tutta la regione. Non è un caso se proprio <a href="https://pulseofafrica.info/innovation/214?fbclid=IwY2xjawTEjURleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFtVWVZak9EQ2VaeWpkWFc0c3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHoqY7xXc6auj4KMBhMrsqzkq4dmMzb5bJ0t9ngDda2WmoDCz9epVW2rcLeXv_aem_wnS0SRS0ex80hmd-b4tmig">nella metropoli ivoriana è stato inaugurato il primo centro di medicina nucleare dell&#8217;Africa occidentale</a>, grazie anche a investimenti europei. In migliaia potranno avere diagnosi più precise senza dover rinunciare alle cure o senza intraprendere viaggi in ospedali nord africani o europei. Trasferte che, tra le altre cose, in pochi possono permettersi.</p>



<p>In generale, si può dire che lo sviluppo del sistema sanitario di Abidjan va di pari passo con quello economico ed urbanistico della città. Non mancano, oltre che ai passi importanti sopra segnalati, anche i limiti. C&#8217;è chi, ad esempio, sottolinea il rischio di rendere la sanità ivoriana troppo incentrata su Abidjan e poco tarata su altri territori più remoti e tradizionalmente più lontani dai servizi. Il boom di Abidjan, in poche parole, non deve far dimenticare le altre regioni di cui è composto il territorio della Costa d&#8217;Avorio.  </p>



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		<title>È la fine dell&#8217;ospedale? Perché il modello sanitario del Novecento sta cambiando</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/e-la-fine-dellospedale-perche-il-modello-sanitario-del-novecento-sta-cambiando.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 13:32:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[ospedali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-2191182540-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-2191182540-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-2191182540-612x612-1-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-2191182540-612x612-1-600x317.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La sanità globale si sposta verso il territorio: meno ricoveri, più assistenza diffusa e nuove sfide geopolitiche.</p>
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<p>Per oltre un secolo l&#8217;<strong>ospedale</strong> ha rappresentato il cuore della medicina moderna. È stato il luogo in cui concentrare competenze, tecnologie, ricerca e cura, il simbolo stesso del progresso sanitario del Novecento. Oggi, però, questo paradigma sta entrando in una fase di trasformazione profonda. Non perché gli ospedali siano destinati a scomparire, ma perché stanno progressivamente perdendo il ruolo di centro esclusivo dell&#8217;assistenza sanitaria.</p>



<p>La geopolitica della salute racconta infatti una rivoluzione silenziosa che attraversa contemporaneamente Stati Uniti, Europa, Regno Unito, Giappone e Australia. L&#8217;invecchiamento della popolazione, l&#8217;esplosione delle patologie croniche, la carenza mondiale di personale sanitario, la pressione sui conti pubblici e la diffusione delle tecnologie digitali stanno spingendo i sistemi sanitari verso un modello completamente diverso: <strong>meno ospedale e più territorio</strong>, meno ricoveri e più assistenza continua, meno centralizzazione e più reti integrate di cura.</p>



<p>L&#8217;ospedale del futuro non sarà più il luogo in cui si concentra tutta la medicina, ma uno dei nodi di una rete sanitaria molto più ampia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall&#8217;ospedale alla medicina di prossimità</h2>



<p>Il sistema sanitario costruito nel Novecento rispondeva a un&#8217;esigenza precisa. Le principali minacce erano rappresentate dalle malattie acute, dalle infezioni, dai traumi e dagli interventi chirurgici. Il paziente entrava in ospedale, veniva curato e tornava a casa.</p>



<p>Oggi il quadro epidemiologico è completamente cambiato. Secondo l&#8217;OCSE, oltre la metà delle persone con più di 65 anni convive con almeno due malattie croniche contemporaneamente. Si tratta di <strong>pazienti che non hanno bisogno principalmente di ricoveri</strong>, ma di un&#8217;assistenza costante, multidisciplinare e distribuita nel tempo. Parallelamente, <strong>l&#8217;invecchiamento della popolazione </strong>sta modificando gli equilibri economici dei sistemi sanitari. Sempre secondo l&#8217;OCSE, entro il 2050 gli over 65 rappresenteranno oltre un quarto della popolazione nei Paesi industrializzati, mentre diminuirà il numero delle persone in età lavorativa chiamate a finanziare la sanità pubblica. Ciò significa che aumenterà la domanda di cure proprio mentre diminuiranno le risorse economiche e umane disponibili.</p>



<p>Per questa ragione molti governi stanno progressivamente spostando gli investimenti dalla costruzione di nuovi ospedali al rafforzamento dell&#8217;assistenza territoriale, della medicina di famiglia, dell&#8217;assistenza domiciliare e della prevenzione.<br>L&#8217;obiettivo non è ridurre la qualità delle cure, ma evitare che milioni di pazienti finiscano inutilmente in ospedale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ospedale esce dalle sue mura</h2>



<p>Uno dei concetti più innovativi emersi negli ultimi anni è quello di <em><strong><a href="tps://hospitalswithoutwalls.com">Hospital without Walls</a></strong></em>, l&#8217;ospedale senza mura.<br>L&#8217;idea è semplice quanto rivoluzionaria: utilizzare le competenze ospedaliere direttamente a casa del paziente.<br>Negli Stati Uniti il modello degli <strong><em><a href="https://www.nature.com/articles/s41746-024-01040-9">Hospital at Home</a></em></strong> è ormai diventato parte integrante della strategia sanitaria federale. Decine di grandi ospedali trattano già al domicilio pazienti che fino a pochi anni fa sarebbero stati ricoverati, grazie all&#8217;utilizzo di <strong>telemedicina</strong>, monitoraggio remoto, visite domiciliari e dispositivi digitali. Anche il Regno Unito ha investito massicciamente nelle cosiddette <strong><em>Virtual Wards</em></strong>, reparti virtuali che consentono ai pazienti di essere seguiti da équipe ospedaliere pur rimanendo nella propria abitazione.</p>



<p>Le evidenze scientifiche stanno diventando sempre più consistenti. Uno dei più ampi studi internazionali pubblicati su <em>Frontiers</em> in Digital Health, che ha analizzato quasi 3.000 episodi assistenziali nel Regno Unito, ha mostrato come i programmi di ospedalizzazione domiciliare abbiano ridotto significativamente la durata media dei ricoveri, mantenendo elevati standard di sicurezza clinica e un alto livello di soddisfazione dei pazienti. Anche numerose revisioni sistematiche della letteratura scientifica confermano che, per molti pazienti anziani e cronici, <strong>l&#8217;assistenza domiciliare ospedaliera può produrre risultati almeno equivalenti ai ricoveri tradizionali,</strong> con una riduzione delle complicanze legate alla degenza prolungata.</p>



<p>Naturalmente non tutti i pazienti possono essere curati a casa. Le emergenze, gli interventi chirurgici complessi, la terapia intensiva e le cure ad alta specializzazione continueranno a richiedere strutture ospedaliere altamente tecnologiche. Ma la quota di pazienti che potrà ricevere assistenza fuori dall&#8217;ospedale è destinata ad aumentare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una rivoluzione guidata dalla geopolitica</h2>



<p>Dietro questo cambiamento non vi sono soltanto motivazioni cliniche. La trasformazione dell&#8217;ospedale risponde innanzitutto a una serie di fattori geopolitici.</p>



<p><strong>Il primo è demografico</strong>.<br>La popolazione mondiale invecchia rapidamente e questo fenomeno interessa ormai quasi tutte le economie avanzate. Crescono le malattie croniche, aumentano le richieste di assistenza di lungo periodo e diminuisce la popolazione attiva che finanzia il welfare.</p>



<p><strong>Il secondo fattore riguarda la forza lavoro sanitaria</strong>.<br>L&#8217;OCSE considera la carenza di medici, infermieri e operatori una delle principali vulnerabilità dei sistemi sanitari contemporanei. Dopo la pandemia molti professionisti hanno lasciato il settore, mentre la domanda continua ad aumentare. Continuare ad ampliare il modello ospedaliero tradizionale significherebbe richiedere personale che semplicemente non esiste.</p>



<p><strong>Il terzo elemento è economico</strong>.<br>La spesa sanitaria continua a crescere in tutti i Paesi industrializzati. Governi e sistemi sanitari sono chiamati a garantire cure sempre più costose con risorse pubbliche sempre più limitate. La sostenibilità finanziaria è ormai diventata una questione strategica tanto quanto la qualità delle cure.</p>



<p><strong>Infine c&#8217;è la rivoluzione tecnologica</strong>.<br>L&#8217;intelligenza artificiale, il monitoraggio remoto, i dispositivi wearable, la telemedicina e l&#8217;integrazione delle cartelle cliniche consentono oggi di controllare molti pazienti a distanza, intervenendo tempestivamente prima che le loro condizioni richiedano un ricovero. La <strong>pandemia di Covid-19</strong> ha accelerato enormemente questa trasformazione, dimostrando come sistemi sanitari troppo dipendenti dagli ospedali siano più vulnerabili agli shock improvvisi.<br>Per questo motivo la resilienza sanitaria è ormai considerata una componente della sicurezza nazionale. Non basta possedere grandi ospedali: occorre costruire reti sanitarie capaci di continuare a funzionare anche durante crisi epidemiche, disastri naturali o emergenze internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo ruolo dell&#8217;ospedale</h2>



<p>L&#8217;ospedale continuerà a rappresentare il vertice della medicina specialistica, della chirurgia complessa, della terapia intensiva, dei trapianti e dell&#8217;alta tecnologia sanitaria. Ciò che sta cambiando è la sua posizione all&#8217;interno del sistema. Il modello del Novecento vedeva l&#8217;ospedale come il punto di arrivo di quasi ogni percorso di cura. Quello del XXI secolo lo trasforma invece in un centro altamente specializzato inserito all&#8217;interno di una rete composta da medicina territoriale, assistenza domiciliare, prevenzione, telemedicina, servizi sociali e tecnologie digitali. Come ha osservato <strong>Nigel Edwards</strong>, tra i maggiori esperti internazionali di organizzazione sanitaria, la sfida non consiste più nel progettare ospedali sempre più grandi, ma nel costruire sistemi sanitari capaci di mantenere le persone in salute evitando, quando possibile, il ricovero.</p>



<p>È un cambiamento che modifica profondamente anche il concetto di potenza sanitaria di uno Stato. Nel XXI secolo la forza di un sistema sanitario non sarà misurata soltanto dal numero di posti letto o dalla grandezza dei suoi ospedali, ma dalla capacità di integrare tecnologia, territorio, assistenza domiciliare e prevenzione in un&#8217;unica rete intelligente. La geopolitica della salute sta quindi ridisegnando la mappa dell&#8217;assistenza. L&#8217;ospedale non scompare, ma perde la centralità assoluta che aveva conquistato nel Novecento. <strong>La nuova frontiera non è costruire più ospedali, bensì costruire un sistema capace di portare la medicina dove vivono le persone</strong>, anziché costringere le persone a cercare la medicina.</p>
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		<title>Londra, 25 milioni di sterline contro le pandemie nel Sud-Est asiatico: Thailandia e Cambogia prime beneficiarie</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/cosi-londra-mira-a-prevenire-le-pandemie-nel-sud-est-asiatico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 15:16:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Asean]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-1536x1027.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con un progetto sviluppato in coordinamento con l'Asean, la Gran Bretagna punta ad aiutare i sistemi sanitari del sud est asiatico e non solo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/cosi-londra-mira-a-prevenire-le-pandemie-nel-sud-est-asiatico.html">Londra, 25 milioni di sterline contro le pandemie nel Sud-Est asiatico: Thailandia e Cambogia prime beneficiarie</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-1536x1027.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un fondo da 25 milioni di sterline per prevenire nuove pandemie nell&#8217;area del Sud-Est asiatico. <a href="https://www.telegraph.co.uk/global-health/science-and-disease/britain-invests-25m-to-halt-new-pandemic-risks-in-southeast/">È questa la nuova mossa ideata dal governo britannico sul fronte sanitario</a>. Così come spiegato dal ministro britannico per i Rapporti con il Sud-Est asiatico, <strong>Seema Malhotra</strong>, l&#8217;obiettivo di Londra è duplice: da un lato <strong>aiutare le popolazioni di quell&#8217;area del mondo a evitare nuove emergenze sanitarie</strong>, dall&#8217;altro <strong>fermare sul nascere potenziali pandemie</strong>. Del resto, si tratta di una delle regioni dove virus della famiglia dei coronavirus e molto simili alla Sars del 2003 circolano tra gli animali selvatici che popolano le foreste. La densità urbana in aumento e la convivenza tra uomo e ambienti un tempo solo selvatici, costituiscono elementi che <strong>aumentano il rischio della diffusione di virus difficilmente controllabili.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il progetto di Londra </h2>



<p>I primi 7.5 milioni di sterline sono già stati stanziati. Serviranno, così come reso noto dalla stessa ministra Malhotra, per <strong>finanziare 20 progetti che includono varie fasi della prevenzione</strong>. Tra cui anche quella della <strong>sicurezza alimentare </strong>e dei <strong>rischi per la salute legati ai cambiamenti climatici</strong>. Programmi che possono apparire quasi come estranei all&#8217;obiettivo principale, ma che in realtà remano nella stessa direzione. Anche le <strong>disuguaglianze sociali</strong> infatti, possono rappresentare un &#8220;acceleratore&#8221; per future pandemie. Con le prime somme messe a disposizione da Londra, sono stati finanziati anche progetti legati al<strong>superamento del problema della resistenza antimicrobica</strong>. Nei prossimi mesi, si passerà alla fase successiva del progetto, quella che riguarderà la <strong>prevenzione</strong> tra la popolazione e negli ospedali. Si cercherà, in particolare, di mettere nelle condizioni i sistemi sanitari del sud est asiatico di<strong> intercettare eventuali focolai e di circoscriverli prima della loro diffusione. </strong></p>



<p>I programmi riguarderanno soprattutto <strong>Thailandia</strong> e <strong>Cambogia</strong>, oltre che anche <strong>Malesia</strong>, <strong>Laos</strong> e <strong>Vietnam</strong>. Il ministero della salute britannico, considera questa regione come seduta su una sorta di &#8220;<strong>polveriera sanitaria</strong>&#8220;. In questi Paesi risultano endemici virus della famiglia coronavirus, così come sottolineato in precedenza. Non solo, ma in territorio cambogiano circola una pericolosa variante dell&#8217;H1n1, ossia il <strong>virus dell&#8217;aviaria</strong>. Ci sono poi molte specie di uccelli che appaiono come serbatoi per futuri virus potenzialmente candidati a generare una pandemia per via delle loro caratteristiche. Malhotra ha voluto sottolineare come la Gran Bretagna non si stia limitando a inviare nella regione propri esperti chiamati ad entrare in azione alle prime avvisaglie, ma sta lavorando per dare ai Paesi coinvolti dal progetto tutti gli strumenti per agire con i propri sistemi sanitari:<em> &#8220;Abbiamo cittadini britannici in tutta la regione</em> &#8211; ha dichiarato Malhotra in una recente visita a Bangkok &#8211; <em>è uno spazio davvero importante per la nostra crescita, la nostra prosperità e la nostra sicurezza&#8221;. </em></p>



<p>Il pensiero però non è soltanto rivolto ai propri connazionali nell&#8217;area: <em>&#8220;Vediamo che quando iniziano le pandemie, possono diffondersi molto rapidamente</em> &#8211; ha aggiunto Malhotra &#8211;<em> a meno che non si disponga della capacità di individuarle precocemente, di rispondere tempestivamente e di contenere i focolai&#8221;</em>. Si è cioè in una fase dove<strong> i virus più facilmente possono venire a contatto con l&#8217;uomo e più rapidamente possono diffondersi in tutto il mondo</strong>. Da qui l&#8217;importanza data alla prevenzione dei focolai e al loro tempestivo spegnimento. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il risvolto politico del programma</h2>



<p>La mossa del Regno Unito non può non avere anche degli importanti connotati politici. In primis, Londra vuole dimostrare di aver &#8220;<strong>imparato la lezione</strong>&#8221; del Coronavirus. La prevenzione di futuri focolai, la possibilità data alle strutture locali di intervenire per tempo, costituiscono elementi mancati nella pandemia sviluppatasi in Cina nel 2019. In secondo luogo, l&#8217;intervento finanziario a favore dei Paesi del Sud-Est asiatico <strong>conferisce alla Gran Bretagna un&#8217;influenza importante nella regione</strong>. Infine, occorre sottolineare che i programmi finanziati da Londra <strong>sono stati concordati direttamente in ambito Asean</strong>, ossia l&#8217;organizzazione dei Paesi del Sud-Est asiatico e del Pacifico. Anche questo un risvolto non secondario, considerando la sempre maggiore importanza che l&#8217;Asean riveste oggi in ambito internazionale e questo tanto a livello politico quanto economico.</p>



<p></p>
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		<title>La geopolitica del sonno: il riposo come risorsa strategica nazionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-geopolitica-del-sonno-il-riposo-come-risorsa-strategica-nazionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 16:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
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<p>Dalla produttività alla sicurezza nazionale, il sonno emerge come una nuova risorsa strategica per la competitività degli Stati.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-1555115923-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-1555115923-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-1555115923-612x612-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-1555115923-612x612-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p><strong>Il sonno non è più soltanto una questione privata</strong>. Sta diventando un indicatore di potenza nazionale. <strong>Un Paese che dorme poco produce meno, si ammala di più, guida peggio,</strong> decide peggio e resiste meno agli shock. Per questo, il riposo sta entrando nello stesso campo semantico dell’energia, della sicurezza alimentare e della resilienza sanitaria: una risorsa invisibile, ma strategica.</p>



<p>Negli Stati Uniti, i dati più recenti del <em>National Center for Health Statistics </em>indicano che nel 2024 il 30,5% degli adulti dormiva meno di sette ore per notte, sotto la soglia raccomandata per la salute adulta; solo il 54,8% dichiarava di svegliarsi riposato. In Francia, <em>Santé publique France </em>ha stimato nel 2024 una durata media del sonno di 7 ore e 32 minuti negli adulti tra 18 e 79 anni, ma con il 21,5% classificato come “short sleeper”, cioè sei ore o meno, e circa un terzo degli adulti che riferisce insonnia.</p>



<p>Il punto geopolitico è questo: il sonno è diventato una variabile della produttività, della sicurezza, della salute pubblica e persino della prontezza militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il costo economico della stanchezza</h2>



<p>La <strong>privazione di sonno</strong> produce un danno misurabile al Pil. Uno studio RAND, tra i più citati sul tema, ha stimato che <strong>la mancanza di sonno costa agli Stati Uniti fino a 411 miliardi di dollari</strong> l’anno, pari a circa il 2,28% del Pil. Il Giappone perderebbe fino a 138 miliardi, la Germania 60 miliardi, il Regno Unito 50 miliardi e il Canada 21 miliardi. &nbsp;Il meccanismo è semplice: chi dorme poco è meno produttivo, commette più errori, si assenta di più e ha un rischio sanitario più alto. RAND calcola anche che passare da meno di sei ore di sonno a sei-sette ore potrebbe aggiungere 226,4 miliardi di dollari all’economia americana.</p>



<p><strong>In questa prospettiva, il sonno diventa una forma di capitale umano.</strong> Non basta avere forza lavoro qualificata: serve una forza lavoro cognitivamente efficiente. La stanchezza cronica riduce attenzione, memoria, capacità decisionale e controllo emotivo. In economie sempre più fondate su servizi, logistica, digitale, sanità e difesa, questo non è un dettaglio biologico: è un fattore competitivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sicurezza nazionale passa anche dal letto</h2>



<p><strong>La dimensione più evidente è quella militare</strong>. Il Government Accountability Office degli Stati Uniti ha avvertito nel 2024 che <strong>molti militari americani non raggiungono le sette ore di sonno</strong> raccomandate dal Dipartimento della Difesa per performance e prontezza operativa. Da oltre un decennio, i sondaggi del Pentagono indicano che la maggioranza dei militari dorme sei ore o meno per notte. Il problema non è teorico. L’esercito americano ha indicato che l’efficacia in combattimento può crollare fino all’85% quando i soldati dormono solo quattro ore per notte. Una revisione del 2024 sulla salute comportamentale dei militari ha riportato percentuali molto alte di sonno insufficiente tra i membri delle forze armate, con dati compresi tra il 34,9% e il 77,2% a seconda dei campioni considerati.</p>



<p>Qui la geopolitica del sonno diventa geopolitica della prontezza. Un esercito tecnologicamente avanzato ma cronicamente affaticato può perdere capacità di valutazione, coordinamento, vigilanza e reazione. Nell’epoca dei droni, della cyberwarfare e delle operazioni continue, la fatica non è più solo un problema individuale: è una vulnerabilità strategica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Turni, piattaforme e città che non dormono</h2>



<p><strong>Il sonno è anche una questione di classe sociale</strong>. Dorme peggio chi lavora di notte, chi fa turni irregolari, chi vive in abitazioni sovraffollate, chi non può permettersi climatizzazione adeguata o chi è intrappolato nell’economia “<em>always on</em>”.</p>



<p>Il lavoro notturno e a turni è associato a disturbi del sonno, peggiore qualità del riposo e maggiori rischi per la salute. Il <em>National Institute for Occupational Safety and Health</em> statunitense ricorda che i lavoratori su turni notturni o rotanti riportano più spesso sonno breve e scarsa qualità del riposo; tra gli operatori sanitari notturni, dati nazionali indicavano che oltre il 50% dormiva sei ore o meno al giorno.</p>



<p><strong>La crisi climatica aggrava il quadro</strong>. Le notti sempre più calde riducono la capacità di recupero fisico, soprattutto nelle città dense e tra i lavoratori informali. Nel 2026, un’inchiesta del <em>Guardian </em>su Asia meridionale e Sud-est asiatico ha raccontato come temperature notturne elevate e isole di calore urbano impediscano a rider, operai e venditori ambulanti di riposare, creando un “deficit di recupero” che colpisce salute, reddito e produttività.</p>



<p>Questo significa che il sonno è anche una disuguaglianza geopolitica. I Paesi più caldi, più urbanizzati e con più lavoro informale rischiano di pagare una tassa invisibile sulla stanchezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La stanchezza come rischio pubblico</h2>



<p>La privazione di sonno incide anche sulla sicurezza stradale. La <em>National Highway Traffic Safety Administration </em>stima che nel 2017 negli Stati Uniti ci siano stati 91.000 incidenti segnalati alla polizia legati alla sonnolenza alla guida, con circa 50.000 feriti e quasi 800 morti; l’agenzia precisa che si tratta probabilmente di una sottostima. Gli obiettivi federali di <em>Healthy People 2030 </em>mostrano che nel 2024 il tasso di incidenti stradali legati alla guida in stato di sonnolenza era pari a 2,6 per 100 milioni di miglia percorse, ancora sopra il target fissato a 2,2.</p>



<p>Anche questo è geopolitica della salute: una popolazione stanca genera più incidenti, più costi sanitari, più assenze dal lavoro, più pressione sui sistemi di emergenza. Nel Novecento gli Stati misuravano la propria forza sanitaria con ospedali, posti letto, medici e farmaci. Nel XXI secolo dovranno misurarla anche con indicatori meno visibili: qualità del sonno, salute mentale, ritmi di lavoro, esposizione al calore, sicurezza abitativa, diritto alla disconnessione.</p>



<p><strong>Il sonno non è una pausa dalla produttività. È una condizione della produttività.</strong></p>



<p>Un Paese che protegge il riposo protegge la salute pubblica, la capacità cognitiva della forza lavoro, la sicurezza stradale, la prontezza militare e la resilienza sociale. Al contrario, una società cronicamente insonne diventa più fragile: decide peggio, lavora peggio, si ammala di più e reagisce con più difficoltà alle crisi. La geopolitica del sonno parte da un dato biologico elementare, ma arriva al cuore della competizione tra Stati: chi saprà difendere il riposo dei propri cittadini difenderà anche una parte della propria potenza nazionale.</p>



<p></p>
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		<title>I nascenti poli africani nella produzione di farmaci</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/i-nascenti-poli-africani-nella-produzione-di-farmaci.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 14:13:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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<p>Non solo Sudafrica ed Egitto, l'Africa vuole provare a ridurre la sua dipendenza dall'estero sui prodotto farmaceutici: investimenti previsti in diversi nuovi poli industriali </p>
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<p>L&#8217;obiettivo principale delle autorità sanitarie africane negli ultimi anni<a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/africa-la-sanita-e-ormai-un-tema-centrale-nel-dibattito-pubblico.html"> è quello di raggiungere una sempre maggiore autonomia. </a>Per farlo, da più parti e da più tempo viene sottolineata l&#8217;importanza di avviare una<strong> propria produzione interna di prodotti farmaceutici.</strong> Attualmente le cifre appaiono piuttosto impietose: in media, secondo l&#8217;Oms,<strong> il continente importa tra il 70% e il 90% dei farmaci riguardanti il proprio fabbisogno</strong>. Se si parla poi dell&#8217;importazione dei principi attivi, le percentuali arrivano a quasi il 95%. Esistono alcuni esempi virtuosi di filiere produttive avviate in territorio africano, ma appaiono più che altro come piccole enclavi sparse a macchia di leopardo.<strong> Significativa l&#8217;incidenza dell&#8217;industria farmaceutica sudafricana, egiziana e marocchina, ancora molto indietro gli altri Paesi. </strong>Qualcosa però sembra iniziare a muoversi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I poli africani di sviluppo dell&#8217;industria farmaceutica</h2>



<p><a href="https://www.ice.it/it/area-clienti/eventi/allegato-evento/56445/allegato.pdf">Secondo i dati dell&#8217;Italiana Trade Agency</a>, la quale a sua volta riprende quelli delle agenzie ufficiali del governo di Pretoria, in <strong>Sudafrica</strong> sono di più i farmaci prodotti all&#8217;interno del proprio territorio che quelli invece importati. In particolare, almeno il 70% del fabbisogno sudafricano è soddisfatto dai produttori locali, il 30% invece è la quota di farmaci presa dal mercato internazionale. L&#8217;industria farmaceutica sudafricana è la più importante del continente, del resto anche il suo sistema sanitario nel suo complesso è generalmente considerato il più affidabile. In poche parole, <strong>il Paese vanta una lunga tradizione nel comparto farmaceutico e sanitario e questo è riflesso dai dati relativi alla produzione interna di medicinali</strong>. Ci sono però alcuni elementi contrastanti da tenere in considerazione e che, a loro volta, appaiono come emblema della situazione in tutto il continente. A partire dal fatto che sono molto poche le esportazioni e, soprattutto, che la quota delle importazioni aumenta di anno in anno. Se anche il Sudafrica vede quindi aumentare la necessità di prendere dall&#8217;estero i farmaci, vuol dire che occorre attuare significative riforme in tutto il continente. </p>



<p>Lo stesso discorso vale per l&#8217;<strong>Egitto</strong> e per il <strong>Marocco</strong>. Il Cairo rappresenta un fondamentale hub per il nord Africa e i dati parlano anche di una minima ma importante quota di esportazioni, orientate soprattutto verso l&#8217;area del Magreb e in minima parte verso il medio oriente. Il Marocco, dal canto suo, appare come un riferimento importante per la produzione di vaccini. Gli investimenti nel settore sono cresciuti subito dopo il periodo Covid, oggi il Paese può vantare almeno 40 stabilimenti farmaceutici. Ma la scommessa di Rabat, è quella di investire ulteriormente per competere con lo stesso Egitto. L&#8217;intenzione, da parte dei tre principali poli farmaceutici africani, è di <strong>dare ulteriore sostegno al settore</strong>: in una fase in cui l&#8217;Africa scommette sull&#8217;offerta interna e vede crescere la domanda di prodotti farmaceutici, i tre Paesi di riferimento vorrebbero guidare il mercato locale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I Paesi emergenti </h2>



<p>La buona notizia per l&#8217;Africa è che, nonostante diverse difficoltà e innumerevoli limitazioni, ci sono anche altri Paesi intenzionati ad accrescere i propri investimenti nella produzione farmaceutica. Segno anche di un certo cambio di mentalità: il continente ha oggi intuito l&#8217;importanza di dipendere sempre di meno dalle importazioni. <strong>Nigeria</strong> e <strong>Kenya</strong> sono i due Paesi che più di tutti stanno premendo per aumentare il sostegno al settore. A Lagos, così come a Nairobi, si sta puntando a diventare un&#8217;alternativa all&#8217;industria sudafricana per l&#8217;Africa sub sahariana. Particolarmente importante l&#8217;investimento che il governo keniano negli ultimi anni ha effettuato sulla produzione nazionale di farmaci di base, percepita come un&#8217;esigenza inderogabile. Dibattiti sull&#8217;importanza di spingere l&#8217;industria farmaceutica sono nati anche all&#8217;indomani della chiusura dello Stretto di Hormuz, episodio che ha mostrato ulteriormente la vulnerabilità del sistema africano dipendente dalle importazioni. </p>



<p>Rimanendo nell&#8217;Africa sub sahariana, anche l&#8217;<strong>Etiopia</strong> da almeno un decennio ha intensificato i propri investimenti. Del resto, spendere per impiantare nuove industrie costa meno delle importazioni: Addis Abeba deve infatti acquistare dall&#8217;estero l&#8217;85% dei fermaci che servono per il fabbisogno di una popolazione da 110 milioni di abitanti. Nel 2015, il governo ha adottato un piano di azione decennale per lo sviluppo dell&#8217;industria farmaceutica locale: il piano, compreso all&#8217;interno del <em>National<br>Strategy and Plan of Action for Pharmaceutical Manufacturing in Ethiopia 2015-2025</em>, ha messo sul piatto incentivi alla produzione locale. Più di recente, il governo si è impegnato per il completamento dei lavori del<strong> Kilinto Industrial Park</strong>. Si tratta di un complesso industriale, situato a 37 km da Addis Abeba, quasi interamente dedicato al settore farmaceutico. Una vera e propria &#8220;incubatrice&#8221; per decine di start up impegnate nella produzione locali di farmaci. </p>



<p>Particolarmente interessanti poi i casi di <strong>Ghana</strong> e <strong>Botswana</strong>. Il primo da tempo produce internamente almeno il 30% dei prodotti destinati al proprio uso farmaceutico, con una piccola ma non secondaria quota riservata all&#8217;export soprattutto verso Camerun, Costa d&#8217;Avori e Gambia. Diversi piani finanziati sia dal governo che dai privati, mirano all&#8217;ampliamento della quota di farmaci prodotti localmente.<a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/l-idea-del-botswana-produrre-localmente-i-farmaci-generici.html"> In Botswana, il governo ha deciso di puntare sulla produzione interna dopo la crisi sanitaria esplosa lo scorso anno,</a> quando il default del proprio bilancio e l&#8217;aumento dei prezzi internazionali ha lasciato per settimane il Paese quasi senza farmaci. </p>



<p> </p>
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		<title>Il paradosso africano: sempre più numerosi i medici ma negli ospedali manca il personale</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-paradosso-africano-tra-medici-formati-e-ospedali-senza-personale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 09:03:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Oltre cinque milioni gli operatori formati in Africa negli ultimi anni, ma almeno un milione sono disoccupati e molti altri vanno all'estero: ecco perché quello africano è un paradosso</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-paradosso-africano-tra-medici-formati-e-ospedali-senza-personale.html">Il paradosso africano: sempre più numerosi i medici ma negli ospedali manca il personale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è un dato che, a prima vista, può sembrare molto positivo. Riguarda il numero di professionisti africani impegnati nel settore sanitario: nel 2024, secondo l&#8217;Oms, <strong>il continente ha potuto vantare la presenza di oltre cinque milioni di operatori sanitari</strong>, un vero e proprio record. In effetti, si tratta di cifre importanti e incoraggianti. Se non fosse però che, ancora oggi e nonostante l&#8217;incremento di personale formato, <strong>molti ospedali sono sotto organico</strong>. Non solo, ma in un recente vertice ad Accra sempre l&#8217;Oms ha certificato che <strong>quasi un milione di operatori africani è disoccupato e non trova lavoro</strong>. Un vero e proprio ossimoro concettuale: veder convivere la presenza di ospedali sotto organico e l&#8217;aumento di disoccupati in ambito sanitario, rappresenta una delle più curiose e drammatiche contraddizioni riguardanti l&#8217;Africa. Ma il paradosso ha specifiche spiegazioni e, di riflesso, avrebbe anche specifiche soluzioni se attuate e messe sul campo dalla politica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra cervelli in fuga e strutture inadeguate </h2>



<p>L&#8217;Africa sforna quindi sempre più medici e infermieri. C&#8217;è però un <strong>collo di bottiglia </strong>molto stretto all&#8217;ingresso del mercato del lavoro:<strong> diversi sistemi sanitari non garantiscono né strutture all&#8217;altezza e nemmeno, tra le altre cose, stipendi e aspettative di carriera all&#8217;altezza dei più giovani professionisti.</strong> Per cui, per molti, la strada è una sola: <strong>emigrare</strong>. In Europa, così come negli Stati Uniti, la domanda in ambito sanitario non è mai stata tanto alta. Le società sempre più anziane, come quelle occidentali e industrializzate, richiedono crescenti apporti da parte della forza lavoro impegnata nella sanità. Occorrono, in particolare, sempre più infermieri oltre che medici qualificati. Per cui, <strong>sia il Vecchio Continente che gli Usa attingono a piene mani dall&#8217;offerta che arriva dal continente africano</strong>. Di recente, l&#8217;amministrazione Trump ad esempio ha revocato le sospensioni per i visti ai medici provenienti da 39 Paesi. Tra questi, molti sono africani. La mossa, secondo diversi media Usa, è stata attuata proprio per l&#8217;importanza rivestita dai professionisti stranieri per coprire le gravi carenze di personale. Discorso analogo vale per l&#8217;Europa, dove nelle strutture sanitarie sono presenti sempre più operatori africani. In Italia, <a href="https://www.africarivista.it/il-paradosso-dei-sanitari-africani-in-fuga-dal-continente/311161/?srsltid=AfmBOop8K5Zrik5CEPuWPBoFi7LF5A36mEZb_CgF7YI3o0IF6hT8ow4a">così come sottolineato su AfricaRivista</a>, buona parte degli infermieri e dei medici stranieri ha origine tunisina.</p>



<p><strong>Chi rimane in Africa spesso si ritrova a non avere una vasta gamma né di alternative e né tanto meno di prospettive</strong>. Gli stipendi sono piuttosto bassi, in contesti lavorativi a volte anche tanto fragili quanto difficili da gestire. Si opera complessivamente in strutture poco attrezzate, eccezion fatta per alcuni contesti dove, al contrario, emergono alcune eccellenze. Non è un caso se in Marocco lo scorso anno le proteste della generazione Z, durate per diverse settimane,<a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-marocco-ora-chiede-piu-ospedali-e-meno-stadi.html"> hanno avuto come slogan quello di &#8220;più ospedali e meno stadi&#8221;</a>. Con riferimento alla costruzione di nuove arene sportive in vista di importanti tornei internazionali da ospitare, al cospetto invece di una lamentata scarsa attenzione verso le strutture sanitarie. Anche in Kenya, così come in Madagascar e in altri Paesi interessati di recente da proteste, il malcontento per le condizioni degli ospedali è stato spesso all&#8217;origine delle manifestazioni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La soluzione: aumentare gli investimenti</h2>



<p>Il paradosso riguardante la sanità africana si riflette anche su un altro numero, reso noto sempre dall&#8217;Oms: al 2025, <strong>il numero del personale sanitario impiegato in Africa ha coperto soltanto il 46% del fabbisogno totale del continente</strong>. Vuol dire che più della metà delle posizioni sono rimaste sguarnite e gli ospedali hanno croniche carenze di personale. Questo implica un chiaro elemento: <strong>gli investimenti sulla sanità sono ancora piuttosto bassi</strong>. Soltanto il Sudafrica attualmente dedica alla sanità il 15% del proprio Pil e soltanto Capo Verde si è preso l&#8217;impegno, per i prossimi anni, di arrivare a quella percentuale. Tutti gli altri governi spendono meno del necessario per rinforzare il comparto. <strong>La cura per la sanità africana passa quindi da maggiori investimenti</strong>, sia nelle infrastrutture che nelle assunzioni di nuovo personale. Soltanto così l&#8217;Africa può evitare di far dispendere il proprio patrimonio umano costituito da giovani formati e da professionisti in grado poi di trovare la propria strada all&#8217;estero. </p>
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		<title>Medici e aiuti umanitari: così la Cina aiuta l&#8217;Africa nella battaglia contro Ebola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 04:51:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Ebola]]></category>
		<category><![CDATA[epidemia]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina ha inviato aiuti medici e supporto tecnico ai Paesi africani colpiti da Ebola, rafforzando la cooperazione con il continente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/medici-e-aiuti-umanitari-cosi-la-cina-aiuta-lafrica-nella-battaglia-contro-ebola.html">Medici e aiuti umanitari: così la Cina aiuta l&#8217;Africa nella battaglia contro Ebola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123807303_6d458829fdaedfdf0320f4d1d35981bc-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Cina </strong>si è attivata per fornire <strong>assistenza medica</strong> ai Paesi dell&#8217;<strong>Africa</strong> <a href="https://it.insideover.com/societa/ebola-598-casi-confermati-nella-repubblica-democratica-del-congo.html">travolti dall&#8217;epidemia di Ebola</a>. All&#8217;inizio di giugno, <strong>Tang Ying</strong>, portavoce dell&#8217;Agenzia cinese per la cooperazione internazionale allo sviluppo, anticipava l&#8217;invio di <strong>aiuti umanitari</strong> di emergenza alla <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong> insieme a un <strong>team di esperti</strong> per fornire servizi e assistenza specializzata. Pochi giorni fa, complice l&#8217;acuirsi della crisi sanitaria, il gigante asiatico ha varato un nuovo pacchetto di aiuti con <strong>dispositivi di protezione</strong>, forniture ad hoc e supporto tecnico, con il chiaro obiettivo di rafforzare la cooperazione in materia di sanità pubblica con i Paesi africani. Nelle intenzioni dei funzionari d&#8217;oltre Muraglia, questa mossa dovrebbe aiutare le nazioni colpite da <strong>Ebola </strong>a migliorare la sorveglianza epidemiologica, a rendere più efficienti le analisi di laboratorio, oltre che le varie capacità di trattamento e della prevenzione della minaccia. </p>



<p>L&#8217;ultimo annuncio di Pechino è arrivato in un momento molto particolare, ossia mentre i leader africani hanno concordato di attuare un piano di risposta continentale dal valore di <strong>518 milioni di dollari</strong>. Un piano coordinato dai <strong>Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa Cdc) </strong>e dall&#8217;<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) </strong>con lo scopo di arginare la diffusione del virus.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123720885_e0fbe1a4269a1be6d87336314e9e0696-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-520867" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123720885_e0fbe1a4269a1be6d87336314e9e0696-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123720885_e0fbe1a4269a1be6d87336314e9e0696-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123720885_e0fbe1a4269a1be6d87336314e9e0696-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123720885_e0fbe1a4269a1be6d87336314e9e0696-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123720885_e0fbe1a4269a1be6d87336314e9e0696-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123720885_e0fbe1a4269a1be6d87336314e9e0696.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;intervento della Cina per arginare Ebola in Africa</h2>



<p>La situazione <a href="https://it.insideover.com/societa/repubblica-democratica-del-congo-nuova-epidemia-di-ebola-sostieni-il-nostro-reportage.html">è abbastanza delicata</a>. Secondo i dati dell&#8217;Africa Cdc, Ebola ha registrato (nel momento in cui scriviamo) oltre 800 casi confermati e quasi 200 decessi. L&#8217;epidemia, causata dal <strong>raro ceppo Bundibugyo</strong> del virus in questione, ha il suo epicentro nella Repubblica Democratica del Congo, ma anche la vicina <strong>Uganda </strong>ha segnalato diverse infezioni. Almeno 11 altri Paesi sono considerati ad alto rischio, tra cui Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Kenya, Ruanda, Sud Sudan, Tanzania e Zambia.</p>



<p>In tutto questo, il portavoce del ministero degli Esteri del Dragone, <strong>Lin Jian</strong>, ha fatto sapere che la Cina supporterà i governi africani al meglio delle sue capacità <a href="https://it.insideover.com/societa/ebola-come-monitorare-unepidemia-open-source-attraverso-dati-pubblici-fonti-locali-e-piattaforme-internazionali.html">nella lotta contro l&#8217;epidemia</a>. &#8220;Invitiamo la comunità internazionale a rafforzare la solidarietà e la cooperazione per aiutare l&#8217;Africa a sconfiggere l&#8217;epidemia al più presto&#8221;, ha quindi aggiunto Lin. Complice il ruolo molto meno incisivo rispetto alle epidemie precedenti giocato dagli <strong>Stati Uniti</strong>, il governo cinese può sfruttare le sue competenze nel controllo delle minacce sanitarie e nelle biotecnologie per accrescere la propria influenza nel continente africano. </p>



<p>Attenzione, però, perché come ha scritto il <em>New York Times</em>, nonostante i significativi investimenti di Pechino nella regione, &#8220;non è chiaro quanto la Cina sia disposta a fare per contribuire ad affrontare quella che potrebbe diventare la più letale epidemia di Ebola della storia&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123820725_54b5dc738c8784ee5ab64f8857e4b801-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-520869" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123820725_54b5dc738c8784ee5ab64f8857e4b801-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123820725_54b5dc738c8784ee5ab64f8857e4b801-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123820725_54b5dc738c8784ee5ab64f8857e4b801-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123820725_54b5dc738c8784ee5ab64f8857e4b801-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123820725_54b5dc738c8784ee5ab64f8857e4b801-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123820725_54b5dc738c8784ee5ab64f8857e4b801.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il sostegno Usa e la sfida lanciata a Pechino</h2>



<p>C&#8217;è chi sostiene che la Cina, a causa di una <strong>minore pressione competitiva</strong>, possa in realtà intervenire in Africa, sì, ma con il freno a mano tirato. Tanto più che l&#8217;epidemia di Ebola si sta espandendo in una regione remota e dilaniata dai conflitti. Altri esperti ritengono invece che gli sforzi di Pechino in materia di aiuti esteri siano motivati dal desiderio di proteggere i propri <strong>investimenti economici</strong>. Da questo punto di vista, la maggior parte delle attività di estrazione di minerali critici in Congo si trovano per lo più nel Sud del Paese, lontano dall&#8217;epicentro dell&#8217;epidemia. </p>



<p>In ogni caso, il Dragone è in grado di produrre e spedire forniture e apparecchi medici in tempi rapidissimi. Quali? Per esempio <strong>macchinari </strong>in grado di individuare le malattie e <strong>test</strong> per identificare gli agenti patogeni seduta stante, senza la necessità di trasportare i campioni in laboratori talvolta distanti anche centinaia di chilometri dai villaggi africani colpiti dalle crisi sanitarie. </p>



<p>Gli Stati Uniti hanno comunque battuto un colpo: i <strong>Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie</strong> hanno dichiarato che metteranno a disposizione <strong>107 milioni di dollari</strong> in finanziamenti di emergenza per rafforzare la risposta nazionale e internazionale all&#8217;epidemia di Ebola. &#8220;In modo cruciale, stiamo anche collaborando con il governo della Repubblica Democratica del Congo per sostenere la preparazione delle province immediatamente a ovest della zona dell&#8217;epidemia, al fine di contenerne la diffusione&#8221;, ha affermato il team del Cdc nel Paese. Chissà che questa mossa fatta in extremis non spinga il Dragone ad attivarsi in maniera più decisa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123849293_573284011631871efd98db2c16d9d01c-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-520870" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123849293_573284011631871efd98db2c16d9d01c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123849293_573284011631871efd98db2c16d9d01c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123849293_573284011631871efd98db2c16d9d01c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123849293_573284011631871efd98db2c16d9d01c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123849293_573284011631871efd98db2c16d9d01c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260619123849293_573284011631871efd98db2c16d9d01c.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Geopolitica delle protesi: materiali critici e filiere globali del corpo &#8220;ricostruito&#8221;. Ma in Italia&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/geopolitica-delle-protesi-materiali-critici-e-filiere-globali-del-corpo-ricostruito-ma-in-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:32:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[protesi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-987065242-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-987065242-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-987065242-612x612-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-987065242-612x612-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Le protesi non sono più semplici appendici meccaniche. Sono architetture che incorporano semiconduttori e intelligenza artificiale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-987065242-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-987065242-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-987065242-612x612-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-987065242-612x612-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La <strong>guerra in Ucraina</strong> ha prodotto oltre centomila amputati tra civili e soldati. È un numero che da solo basta a riaprire una questione rimasta a lungo ai margini dell&#8217;analisi geopolitica: cosa significa ricostruire un corpo quando i materiali, le tecnologie e le competenze necessarie sono dispersi lungo catene di fornitura globali sempre più fragili e contese?</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.gedistatic.it/content/gnn/img/lastampa/2023/06/06/114147224-765b5dcd-9768-4c5a-aca8-22a82ff86f05.jpg?webp" alt="" style="aspect-ratio:1.7813121272365806;width:481px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Le protesi non sono più semplici appendici meccaniche. <strong>Sono architetture complesse che incorporano titanio, polimeri ad alte prestazioni, terre rare, semiconduttori, firmware proprietari e algoritmi di intelligenza artificiale.</strong> Ogni arto artificiale moderno è, in questo senso, un condensato delle stesse tensioni che attraversano l&#8217;industria automobilistica, l&#8217;aerospazio e l&#8217;elettronica di consumo. Con una differenza: qui in gioco c&#8217;è la dignità di camminare, lavorare, abbracciare.</p>



<p>Una protesi moderna è un assemblaggio di materiali ad alte prestazioni. Il <strong>titanio di grado medicale</strong> (Ti-6Al-4V) domina le componenti strutturali per la sua combinazione di leggerezza, resistenza alla corrosione e biocompatibilità. Il <strong>PEEK</strong> (polietere etere chetone), invece, è sempre più utilizzato per impianti e componenti che richiedono proprietà meccaniche vicine all&#8217;osso naturale. Le protesi bioniche più avanzate incorporano inoltre sensori, microcontrollori e attuatori che dipendono da terre rare — neodimio, disprosio, terbio — essenziali per i magneti permanenti dei motori miniaturizzati.</p>



<p>La produzione più avanzata di chip è localizzata in pochissimi Paesi, con una quota schiacciante della capacità manifatturiera sotto i dieci nanometri concentrata in Asia orientale — <strong>Taiwan e Corea</strong> del Sud in particolare. Per le protesi bioniche questo significa dipendere da una filiera che non ha alcun interesse specifico nel settore medico. I microcontrollori che elaborano i segnali mioelettrici, i chip che gestiscono il feedback sensoriale, i moduli di comunicazione che permettono la calibrazione remota: tutti questi componenti sono progettati per mercati di massa (smartphone, automotive) e adattati all&#8217;uso medicale.</p>



<p>Quando la capacità produttiva si restringe, la sanità rischia di essere servita per ultima. È la stessa logica che ha colpito l&#8217;industria automobilistica durante la <strong>crisi dei chip del 2021-2022</strong>, ma applicata a un settore dove l&#8217;attesa non significa ritardo nella consegna di un&#8217;auto, bensì mesi di immobilità per una persona amputata.</p>



<p>La storia delle protesi è una storia di materiali. Dopo la Seconda guerra mondiale, l&#8217;Europa e il mondo si ritrovarono con milioni di corpi mutilati. Le prime protesi del dopoguerra erano oggetti meccanici: pesanti, rigidi, funzionali quanto basta per camminare o afferrare. Nulla che potesse dialogare con il sistema nervoso. Il salto concettuale arriva più tardi, quando l&#8217;elettronica comincia a entrare nella carne. Negli anni Sessanta e Settanta la robotica muove i primi passi; poi, con l&#8217;avvento dei microprocessori, tutto accelera. Non si tratta più soltanto di sostituire un arto, ma di integrarlo con il corpo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.valigiablu.it/wp-content/uploads/2025/12/Protesi-a-Kyiv_MCOP_braccio-bionico-1.png" alt="" style="width:479px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Oggi le <strong>protesi stampate in 3D</strong> rappresentano la frontiera più dinamica del settore. Il mercato globale delle protesi stampate in 3D è stimato a 2,99 miliardi di dollari nel 2026, con una crescita prevista fino a 4,18 miliardi entro il 2031 (CAGR del 6,92%). Il vero potenziale geopolitico della stampa 3D sta nella sua capacità di <strong>decentralizzare la produzione</strong>. Gli arti mioelettrici tradizionali costano tra 9.000 e 40.000 dollari; le controparti stampate possono arrivare a circa 440 dollari — una riduzione dei prezzi di ingresso del 95%. mordorintelligence.it</p>



<p>A Napoli, un progetto nato dall&#8217;incontro tra l&#8217;associazione Dateci le Ali e <a href="https://www.facebook.com/watch/?v=1226821896226507">Ortopedia Meridionale </a>ha sviluppato un sistema per portare la costruzione delle protesi direttamente dove servono: frutto di un accordo realizzato a Napoli tra l&#8217;Associazione &#8216;Dateci le Ali&#8217;, fondata nel 2022 nel capoluogo campano, presieduta da <strong>Tetyana Onyskiv-Genovese</strong>, e il dottor <strong>Salvio Zungri,</strong> responsabile della Ortopedia Meridionale e della 3DR. Gli step sono i seguenti: rilievo 3D con scanner a luce strutturata direttamente in Ucraina; invio del file alla sede dell&#8217;azienda a Napoli; elaborazione digitale e modellazione biomeccanica; trasferimento del file al tecnico locale ucraino, dove le protesi vengono stampate in 3D e assemblate; montaggio e consegna al paziente in loco, senza bisogno di ulteriori adattamenti o viaggi.</p>



<p>Questo modello rappresenta una forma di resilienza dal basso: riduce la dipendenza da filiere globali complesse, accorcia i tempi di consegna da settimane a ore, e permette la personalizzazione senza richiedere infrastrutture ospedaliere avanzate.</p>



<p>La stampa 3D non risolve tutte le dipendenze. I materiali avanzati — titanio in polvere, PEEK di grado implantare — hanno costi elevati e richiedono sistemi di produzione specializzati. Le stampanti a sinterizzazione laser diretta dei metalli (DMLS) superano i 500.000 dollari. Inoltre, le componenti elettroniche delle protesi bioniche — sensori, microcontrollori, batterie — continuano a dipendere da filiere concentrate. Un invaso stampato localmente può essere assemblato con un sistema di controllo che incorpora chip taiwanesi, magneti cinesi e batterie coreane.</p>



<p>Le protesi più avanzate utilizzano reti neurali per classificare i segnali elettromiografici (EMG) dell&#8217;avambraccio. <strong>I sistemi attuali raggiungono una precisione del 78,67% nel riconoscimento dei gesti</strong> e rispondono entro 80 millisecondi. La progettazione generativa guidata dall&#8217;intelligenza artificiale permette di creare strutture interne — giroidi e reticoli — che preservano i percorsi di carico riducendo la massa. Gli algoritmi di ottimizzazione topologica imparano da archivi di scansioni anonimizzate, aumentando i tassi di adattamento al primo tentativo.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.quotidianopiemontese.it/wp-content/uploads/2023/06/PAS07196.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>La funzionalità clinica di un arto bionico può dipendere da una patch software, da una licenza o dalla disponibilità di un ricambio certificato. Gran parte dei dispositivi medici avanzati funziona grazie a firmware proprietari, aggiornabili solo dai produttori e spesso vincolati a contratti di manutenzione. Anche in assenza di qualsiasi intenzione coercitiva, l&#8217;effetto è chiaro: l&#8217;accesso alla cura viene mediato da un&#8217;infrastruttura tecnica e contrattuale che può diventare un collo di bottiglia. Nel caso estremo, un aggiornamento che non arriva, un supporto che termina, un componente che non può essere sostituito perché non riconosciuto dal sistema possono trasformare un arto funzionante in un oggetto inerte.</p>



<p>L&#8217;Unione Europea ha iniziato a classificare la sanità come infrastruttura critica, al pari dell&#8217;energia e delle telecomunicazioni. Questo cambiamento concettuale ha implicazioni dirette: se un ospedale è un&#8217;infrastruttura critica, lo è anche la filiera tecnologica che lo rende operativo. Il <strong>Critical Medicines Act</strong> e le strategie europee sui semiconduttori non nascono per la sanità, ma finiscono per avere un impatto diretto sulla sua resilienza. Ridurre la dipendenza da poche fabbriche, diversificare le catene di approvvigionamento e rafforzare la capacità produttiva regionale significa, indirettamente, ridurre il rischio che reparti ospedalieri — o centri di riabilitazione — restino fermi per mancanza di componenti.</p>



<p>Il gap tra ambizione strategica e capacità effettiva resta però significativo. Gli shock geopolitici si manifestano con una rapidità che supera i tempi di implementazione delle politiche industriali.</p>



<p>Reti come <strong><a href="https://www.instagram.com/enablebrasil/">e-NABLE Brasil</a></strong> gestiscono decine di stampanti e consegnano arti in più stati, dimostrando che un modello di produzione distribuita può funzionare. I siti della comunità caricano file open source che i produttori locali rielaborano in base alle esigenze culturali e anatomiche specifiche.</p>



<p>Questo approccio riduce le liste d&#8217;attesa e amplia il bacino di utenti, ma solleva questioni di qualità, certificazione e responsabilità. La ISO 13485:2016 e i requisiti MDR europei aumentano i carichi di documentazione e i costi di convalida — barriere significative per i laboratori di piccole dimensioni e i progetti comunitari. I costi delle protesi bioniche avanzate restano elevati. Le assicurazioni non sempre coprono le versioni più sofisticate, e nei Paesi a basso reddito l&#8217;innovazione rimane spesso un miraggio.</p>



<p>Queste esperienze suggeriscono che la resilienza protesica non richiede necessariamente l&#8217;autosufficienza totale, ma la costruzione di nodi locali capaci di operare anche quando le filiere globali si interrompono.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/geopolitica-delle-protesi-materiali-critici-e-filiere-globali-del-corpo-ricostruito-ma-in-italia.html">Geopolitica delle protesi: materiali critici e filiere globali del corpo &#8220;ricostruito&#8221;. Ma in Italia&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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