Il fragile governo yemenita, la storia di rivalità tribali mai sopite e la rivolta degli Houthi supportati dall’Iran, contro il governo appoggiato dall’Arabia Saudita, sono le motivazioni alla base della nascita e dello sviluppo successivo di uno dei più forti e sanguinosi gruppi terroristici: l’Aqap, acronimo di “Al Qaeda nella Penisola Arabica”. Nata dalle ceneri di Al Qaeda in Yemen, (Aqy), è stata autrice il 12 ottobre del 2000 del gravissimo attentato contro la nave militare americana Uss Cole, che vide la morte di 17 militari e 35 feriti. Aqap, che a tutt’oggi controlla alcune porzioni di territorio nella regione centrale del Paese, si oppone al governo di Hadi, al gruppo sciita degli Houthi e ai rivali jihadisti sunniti. Da dieci anni gli Stati Uniti, sostenitori dei governi yemeniti di Saleh e Hadi, conducono una campagna di attacchi aerei con droni contro i membri dell’Aqap.

Di pesante ascendenza salafita, mossa da un’interpretazione del Corano politica e fondamentalista, l’Aqap svolge a tutt’oggi un ruolo insostenibile all’interno del conflitto civile yemenita, classificandosi come un sub-conflitto all’interno della guerra globale al terrorismo islamico.

All’inizio percepita dalla popolazione yemenita come un’associazione terroristica operante al di fuori del territorio dello Yemen (attentato a Charlie Hebdo), nel mese di maggio del 2013 avviene l’attacco terroristico che cambia radicalmente l’atteggiamento della popolazione nei confronti dell’Aqap: l’attacco all’ospedale militare nel cuore di Sana’a. Nelle prime ore della mattina un’autobomba viene fatta esplodere davanti all’ingresso dell’ospedale e un commando di miliziani entra, sparando contro tutti quelli che si trovano sulla loro strada. I terroristi entrano nella sala operatoria dove erano in corso interventi chirurgici e uccidono medici, infermieri e pazienti. Un miliziano entra in un corridoio privo di vie di fuga, dove un gruppo di persone si era rifugiato al rumore delle esplosioni e, con gelida calma, sgancia una granata e la lancia contro la gente, per poi allontanarsi. L’esplosione provoca la morte di 27 persone inermi. La rivendicazione e la successiva smentita dell’ Aqap rendono tutto irreale e poco comprensibile, rivelando una sorta di competizione macabra fra organizzazioni spietate.

Nel mese di aprile del 2015, dagli altoparlanti delle moschee sunnite di Mukalla, controllate dall’Aqap, viene dichiarata la jihad contro gli sciiti del movimento Houthi dichiarati “eretici” e nemici dei sunniti: l’attentato del 24 settembre (ultimo giorno di “Eid al-Adha”, la “festa dell’offerta” o “dello sgozzamento”) alla moschea sciita Al-Balili, a Sana’a, sancisce drammaticamente la credibilità di quelle affermazioni.

Le radici profonde di questa violenza settaria però risiedono in una serie di elementi quali interazioni dinamiche di politiche di sopravvivenza di regime: lo Yemen vive uno stato di auto-dissoluzione nel quale si sono “infiltrate” le rivalità geopolitiche tra Iran e Arabia Saudita. Hadi vinse le elezioni nel 2012; il processo politico avrebbe dovuto risolvere i problemi di corruzione e dell’imperante disoccupazione. Il presidente Hadi denunciò anche la scoperta di una rete di cellule iraniane, creata per finanziare e sostenere il movimento separatista degli Houthi, organizzatosi secondo modelli tribali.

Il 26 marzo 2015 una coalizione di Stati (Qatar, Emirati Arabi, Sudan e altri che si uniranno più tardi) a guida saudita, dichiara unilateralmente guerra alla Repubblica dello Yemen e inizia i bombardamenti dei maggiori centri abitati yemeniti, con la distruzione di case, infrastrutture, scuole, ospedali, edifici del governo. Migliaia di morti, in maggioranza civili, soprattutto bambini, sono la conseguenza dei continui, massicci bombardamenti che hanno di fatto spinto allo stremo la popolazione dello Yemen, provocando una catastrofe umanitaria scientemente ignorata dall’Occidente.

Nello Yemen si è verificata un’implosione per la tipica debolezza di uno Stato privo di autorità e mancante di consenso e legittimazione. Anche questo è causa fondante della radicalizzazione dell’Aqap nello Yemen, dove tribalismo e regionalismo sono molto più potenti delle appartenenze ai gruppi etnici e delle affiliazioni religiose.