Atocha, 2004: vent’anni fa il terrore di Al Qaeda sbarcava in Europa

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Quando nelle prime ore del mattino da Madrid sono arrivate notizie di esplosioni a bordo dei treni, subito si è pensato a una nuova azione dell’Eta. Lo hanno pensato membri del governo spagnolo, così come molti commentatori iberici e non solo. In quel momento, il gruppo terrorista basco era ancora molto attivo e in tutta la Spagna lo spettro di nuovi attentati rappresentava una forte incognita.

Poco dopo però, è emersa una verità molto diversa. I sospetti sono infatti andati verso cellule di Al Qaeda presenti nella penisola iberica e in grado di mettere in atto un attacco di così vaste proporzioni. In quelle drammatiche ore dell’11 marzo 2004 dunque, si è assistito al primo grande attentato islamista in Europa. Vent’anni fa, a causa delle esplosioni all’interno dei vagoni frequentati dai pendolari, in 192 hanno perso la vita e le ferite, all’interno della società spagnola, sono ancora molto evidenti.

Un attacco contro inermi e innocenti pendolari

Ogni attentato ha un luogo simbolo: se l’11 settembre 2001 è associato alle Torri Gemelle di New York, quando si parla dell’11 marzo spagnolo la mente rimanda subito alla stazione di Atocha, una delle principali di Madrid. Qui alle 7:39 decine di lavoratori e studenti erano seduti a bordo del treno 21431, uno dei tanti che percorrono quotidianamente le Cercanias, ossia le reti ferroviarie suburbane che mettono in connessione i punti più trafficati della capitale spagnola. L’esplosione ha colto tutti di sorpresa: c’è chi, all’interno dei vagoni, ripassava le ultime lezioni prima di entrare a scuola, chi invece si preparava al proprio turno di lavoro.

Ad Atocha ogni giorno è un gran via vai di migliaia di volti e anime che compongono il variegato mosaico madrileno. Dall’operaio che ha scelto il treno per evitare il traffico e raggiungere prima il luogo di lavoro, allo studente diretto verso il liceo più vicino, passando per gli impiegati dei tanti uffici del centro cittadino. Le bombe sono planate sulle esistenze proprio di chi stava semplicemente vivendo le prime ore della propria quotidianità.

Sono stati almeno tre, in quella mattinata dell’11 marzo 2004, i treni investiti dalle esplosioni nell’area ferroviaria di Atocha. Stesse scene, nel giro di pochi minuti, sono state poi registrate anche nelle stazioni di El Pozo e Santa Eugenia. Anche lì, altre bombe e altri ordigni in grado di turbare per sempre l’esistenza di decine di innocenti. La strage di Madrid è stata soprattutto la strage dei pendolari. Un attacco diretto a cittadini inermi, portato nel cuore di una capitale europea.

Le conseguenze dell’attentato

La prima conseguenza di quell’11 marzo è stata interna alla Spagna. Pochi giorni dopo infatti erano previste le elezioni legislative e, fino a quella mattina, l’unica incertezza riguardava l’ampiezza della vittoria del Partito Popolare. Premier uscente era infatti Josè Maria Aznar, deciso a lasciare la guida di governo e partito al delfino Mariano Rajoy. Il capo del governo però, subito dopo l’attacco, ha puntato il dito contro l’Eta. E ha mantenuto questa linea anche nelle ore successive, nonostante le prime evidenze di estraneità ai fatti da parte dei baschi.

Il premier temeva le conseguenze politicamente infauste date da un possibile accostamento tra gli attacchi terroristici e l’appoggio del suo governo alla guerra in Iraq. La Spagna infatti rappresentava in quel momento uno dei principali alleati europei degli Usa, impegnati nei conflitti avviati dopo l’11 settembre. Forse per questo, fino al momento del voto, l’esecutivo ha continuato a smentire ogni pista diversa dall’Eta.

Quando però l’ipotesi islamista si è fatta concreta, gli spagnoli hanno punito proprio quella prima reazione di Aznar e hanno consegnato il governo ai socialisti guidati da Zapatero. Un ribaltone improvviso dei sondaggi, difficilmente spiegabile senza tenere in considerazione quanto avvenuto a bordo dei treni delle Cercanias.

L’altra conseguenza ha invece riguardato l’Europa, la quale si è riscoperta vulnerabile difronte agli attacchi islamisti. Al Qaeda oramai poteva colpire anche le città europee e terrorizzare così l’opinione pubblica. Lo hanno sperimentato l’anno dopo i cittadini londinesi, con gli attacchi del 7 luglio 2005 portati a termine dai seguaci di Bin Laden all’interno della metropolitana. E lo sperimenteranno, nel corso del decennio successivo, tante altre capitali e grandi città del Vecchio Continente.