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L’Isis ha rivendicato la responsabilità per la morte di almeno 362 persone in 92 attacchi terroristici compiuti in soli tre giorni, dall’8 al 10 aprile. Gli attentati, che hanno colpito 80 città in tutto il mondo – dalla Russia all’Africa occidentale – avrebbero lo scopo dichiarato di “vendicare la caduta del califfato”.

L’organizzazione ha così inaugurato una nuova campagna mediatica, chiamata “Vendetta per lo Sham”. Uno slogan efficace, dotato di grafica dedicata e inserito in tutti i comunicati dell’Isis a partire dal 9 aprile, a pochi giorni di distanza dalla caduta di Baghouz, l’ultima roccaforte del califfato.

La campagna si contraddistingue per il suo carattere globale, avendo colpito numerosi Paesi, tra i quali Siria, Iraq, Afghanistan, Niger, Nigeria, Libia e Russia. Soltanto negli ex territori del califfato, tra l’8 e il 10 aprile, sono stati rivendicati 14 attacchi in Iraq e 10 in Siria.

Esortando i seguaci dell’Isis a rivendicare gli attacchi compiuti in tutto il mondo contro i “nemici dell’organizzazione”, “Vendetta per lo Sham” si contraddistingue per essere un mix tra una campagna mediatica ben codificata e la rivendicazione strumentale di attentati, non necessariamente organizzati dal gruppo terroristico.

In questo senso possono essere letti anche i commenti postati dai jihadisti sui social media mentre la cattedrale francese di Notre Dame veniva devastata dalle fiamme. L’incendio è stato immediatamente interpretato dai simpatizzanti dei gruppi estremisti come un segnale di buon auspicio per i musulmani e una punizione per i “nemici dell’islam”.

La propaganda dell’Isis

Ora più che mai, l’obiettivo delle azioni mediatiche dell’Isis è quello di mantenere vivo lo spirito del gruppo, sottolineandone le capacità di resilienza, nonostante le sconfitte. La rivendicazione degli attacchi che, in vario modo, colpiscono i nemici dell’organizzazione, è sempre stata una costante della campagna mediatica dello Stato islamico.

A differenza di altri gruppi terroristici, che pure hanno dato ampio spazio alla propaganda, l’Isis ha cercato di sfruttare al massimo le potenzialità di internet, al fine di lanciare una vera e propria guerra sul web, parallela a quella sul campo.

Con la progressiva perdita di terreno nel Siraq, il cyber spazio ha assunto un’importanza sempre maggiore per l’Isis, quale strumento necessario per mantenere viva l’ideologia dell’organizzazione a livello globale. In particolare, un ruolo di primo piano è affidato ai social media, con cui vengono reclutati nuovi seguaci e diffuse informazioni operative.

Oggi che il califfato è definitivamente caduto, l’organizzazione terroristica sta virando verso un califfato virtuale. Questa nuova strategia, necessaria per mantenere compatti i propri seguaci a livello internazionale, starebbe richiedendo all’Isis un impegno importante in materia di cyber security nonché investimenti economici notevoli , per consentire ai seguaci dell’organizzazione di operare sul web senza essere rintracciati.