Un ex soldato dell’esercito degli Stati Uniti è stato condannato a 14 anni di carcere dopo essersi dichiarato colpevole per aver tentato di fornire informazioni all’ISIS, volte a pianificare un’imboscata che avrebbe provocato la morte dei suoi commilitoni in Medio Oriente.
A renderlo ufficiale è una nota del Dipartimento di Giustizia americano, in cui afferma che il 24enne Cole Bridges, conosciuto anche come “Cole Gonzales” dovrà essere sottoposto ad ulteriori 10 anni di libertà vigilata dopo aver scontato la pena detentiva.
Chi è Cole Bridges
Originario dell’Ohio, Bridges si arruola nell’esercito nel settembre 2019, all’età di 19 anni, e gli viene assegnato il ruolo di scout di cavalleria nella Terza Divisione di Fanteria con base a Fort Stewart, in Georgia. Tuttavia, prima di intraprendere la carriera militare, il 24enne – riferiscono le indagini – avrebbe iniziato a ricercare materiale di propaganda dello Stato Islamico, famoso per la manipolazione tramite immagini violente e indottrinamento jihadista.
Una dottrina efficace? Sembrerebbe di sì. Bridges è passato dalle ricerche private ad un sostegno più concreto, iniziando a pubblicare messaggi e immagini del Da’esh sui suoi account social.
Nell’ottobre 2020, a un anno dal suo ingresso nelle forze armate, commette l’errore. Ingenuamente, inizia una corrispondenza online tramite un’applicazione di messaggistica crittografata (probabilmente Telegram) con un uomo che si spacciava per sostenitore dell’ISIS in contatto con i combattenti di Allah in Medio Oriente, ma che in realtà era un agente sotto copertura dell’FBI.
Coccolato e compreso dal suo compagno jihadista, Bridges si apre e confessa la sua frustrazione nei confronti dell’esercito degli Stati Uniti, e il desiderio di aiutare lo Stato Islamico nella realizzazione del famigerato Califfato a livello globale.
L’imboscata
Il soldato inizia a fornire parti di manuali di addestramento dell’esercito e consigli personali su tattiche di combattimento da utilizzare, convinto del fatto che le informazioni sarebbero arrivate direttamente nel cuore del Califfato.
Tra i documenti emersi dalle indagini, Bridges avrebbe anche fornito dettagli e consigli su come fortificare gli accampamenti dei terroristi proprio per resistere maggiormente agli attacchi occidentali, inclusa la posa di esplosivi in alcuni edifici, per cogliere di sorpresa i commilitoni una volta entrati.
E dopo le tattiche, giù di propaganda e lealtà. L’ex soldato, nel 2021, inizia a mandare video al suo corrispondente in cui alza orgogliosamente il dito al cielo. Rigorosamente con il rayat al-sawda, lo stendardo nero, appeso al muro alle sue spalle e indossando l’armatura della sua patria.
Circa una settimana dopo, alza la voce e manda un video in cui parla del suo sostegno a quella che per lui si trattava di una imminente trappola di ferro tra le dune siriane.
Successivamente, l’informatore invia a Bridges alcune immagini di edifici governativi situati all’interno e all’esterno di New York, chiedendo se fosse possibile un attacco data la pesante sorveglianza. Il soldato risponde: «Scegli saggiamente i tuoi obiettivi». Insieme poi discutono di un attacco al Memorial Museum dell’11 settembre nel Lower Manhattan.
Bridges viene arrestato a gennaio 2021 e si dichiara colpevole solo nel giugno del 2023 di aver tentato di fornire supporto materiale ad un’organizzazione terroristica straniera e di aver tentato di uccidere membri delle forze armate Usa.
Il procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York, Damian Williams, ha commentato la vicenda dopo la sentenza: «Questo è un tradimento della peggior specie possibile».