Due storie apparentemente lontane che si intersecano sotto un cumulo di cadaveri e sangue. Da una parte Christchurch, in Nuova Zelanda, dove un terrorista legato ad ambienti suprematisti entra in una moschea e comincia a sparare contro chiunque gli si pari davanti, provocando la morte di 50 persone. Dall’altra gli attentati che hanno colpito i cristiani in Sri Lanka proprio durante il giorno più sacro dell’anno, la Pasqua, uccidendo 321 persone.

Le due storie, fatte di sangue e impastate di fanatismo, si sono incontrate. Oggi, infatti, il ministro della Difesa cingalese, Ruwan Wijewardene, ha fatto sapere che le prime indagini “hanno rivelato che l’attacco è stato condotto in rappresaglia a quello contro i musulmani a Christchurch”. Lo stesso ministro ha poi aggiunto che il responsabile degli attacchi in Sri Lanka aveva iniziato ad aggiornare i suoi account sui social media “con contenuti estremistici” proprio all’indomani della strage di Christchurch. Sangue chiama sangue. E non era difficile prevedere un atto simile da parte di qualche gruppo jihadista.

Basta guardare la propaganda islamista degli ultimi anni per rendersene conto. Immagini di donne e bambini colpiti dai raid occidentali in Siria o in Iraq e video di persecuzione e razzismo ai danni delle comunità musulmane sono solamente alcuni dei principali ingredienti della comunicazione dei terroristi. Una comunicazione che, come abbiamo visto in seguito all’ascesa dello Stato islamico, funziona. Colpisce l’immaginario di chi si sente – a torto o a ragione – perseguitato.

Del resto, pochi giorni dopo l’attacco a Christchurch, l’Isis aveva promesso vendetta, pubblicando su Telegram diversi messaggi tra cui: “Vi riporteremo la sconfitta presto, nessuno si salverà. La risposta è in arrivo”. E la risposta, puntuale, è arrivata. A colpire sarebbe stato un gruppo locale che, come riporta La Stampa, avrebbe avuto il sostegno di “un noto predicatore sostenitore dell’Isis”. Ad oggi, manca ancora una rivendicazione ufficiale. Ma, come abbiamo visto, i tempi del terrore sono diversi dai nostri e lo Stato islamico potrebbe tornare a parlare.

Aggiornamento delle 13.03: secondo quanto riporta Reuters, che cita l’agenzia dello Stato islamico, Amaq, l’Isis avrebbe rivendicato l’attacco contro i fedeli e i turisti in Sri Lanka.