Un gruppo di militanti legati ad una branca locale dello Stato islamico, l’Iswap, ha provocato morte e distruzione nel nord-est della Nigeria, più precisamente nella città di Monguno situata nello Stato del Borno. Almeno venti soldati dell’esercito nigeriano sono stati uccisi dai jihadisti che hanno fatto il loro ingresso a Monguno camuffati da membri delle forze armate ed hanno così potuto contare su un effetto sorpresa che si è rivelato fatale per molti. I terroristi, nel corso dell’attacco, hanno poi distrutto almeno 750 case, privando circa mille persone delle proprie abitazioni e si sono impossessati di munizioni ed armi. Il paradosso è che, come riferito dalla Reuters, migliaia degli abitanti di Monguno erano dei rifugiati interni provenienti da altre aree del Borno ed in fuga dalle violenze dei jihadisti.

Una spirale di violenza

La città attaccata dai jihadisti sorge nella regione del Lago Ciad a circa 100 chilometri di distanza da Maiduguri, capitale dello Stato del Borno ed è stata ripetutamente attaccata dai terroristi, in passato, che avevano cercato di conquistare un gigantesco campo militare situato nei suoi dintorni. Le violenze commesse dai terroristi, inoltre, giungono a pochi giorni di distanza dal ritiro di 1200 soldati del Ciad dalla regione: i militari avevano completato una missione della durata di nove mesi e la loro dipartita aveva suscitato timori di un possibile aumento di episodi violenti in loco. L’Iswap ha le sue radici nella violenta insurrezione condotta, a partire dai primi anni 2000, dal gruppo terroristico di Boko Haram. L’emergere dello Stato Islamico come punto di riferimento mondiale del terrorismo islamico ha portato, nel 2016, ad una scissione all’interno del gruppo jihadista: una fazione, denominata appunto Iswap, è stata riconosciuta come branca locale dello Stato Islamico mentre l’altra, capeggiata da Abubakar Shekau, leader storico di Boko Haram, non ha ottenuto il medesimo riconoscimento. L’Iswap si è focalizzato sull’attaccare obiettivi militari e governativi nella regione del Lago Ciad, perlopiù all’interno del territorio della Nigeria, del Ciad e del Niger e costituisce una minaccia per la stabilità dell’area.

Le prospettive

La regione dell’Africa occidentale è segnata dalle attività di gruppi jihadisti che hanno, in pratica, portato all’apertura di un nuovo fronte caldo nell’ambito della lotta al terrorismo internazionale. La regione del Sahel, molto vicina a quella del Lago Ciad, ha subito e continua a subire gli attacchi dei terroristi legati allo Stato Islamico, ad Al-Qaeda oppure ad organizzazioni locali. Sullo sfondo c’è il rischio di una saldatura tra le diverse entità violente e la creazione di una vasta area territoriale sottratta al controllo delle autorità statali ed occupata da elementi radicali. Uno sviluppo, quest’ultimo, destinato a generare gravi conseguenze per le diverse nazioni dell’Africa occidentale, afflitte da significativi tassi di povertà e bisognose di pace e stabilità per consentire all’economia di prosperare. La comunità internazionale dovrà essere particolarmente attenta nel continuare a monitorare quanto accade in loco ed a sostenere le iniziative anti-terroristiche come quella della G-5 Sahel qualora voglia evitare che i radicali islamici possano effettivamente creare un’entità statale contrapposta ai loro interessi strategici. I problemi per la Nigeria e per il resto dell’Africa Occidentale, dunque, sembrano essere appena iniziati.

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