SOGNI DI DIVENTARE FOTOREPORTER?
FALLO CON NOI

Maiduguri, capitale del Borno, un tempo avamposto britannico nel nord est della Nigeria, oggi una delle città più pericolose al mondo. Questo centro abitato, immerso nelle sabbie del Sahel e sferzato dalle raffiche dell’Harmattan, è il luogo in cui la setta jihadista nigeriana ha preso vita, dove sono iniziate le predicazioni di Mohammed Yusuf e dove la formazione terroristica africana ha creato la propria roccaforte. Solo negli ultimi sei mesi più di 200 persone sono state uccise o rapite lungo le arterie che conducono nel centro abitato da membri della formazione islamista e gli agguati dei mujaheddin di Boko Haram hanno interessato anche politici, uomini delle forze speciali e operatori umanitari.

Ma la violenza è endemica da anni nella città che conta due milioni di abitanti, 300mila dei quali sono sono sfollati che vivono nei 14 campi profughi che puntellano il capoluogo. In un vecchio fienile adattato a moschea, nel 2002, Mohammed Yusuf diede vita a Boko Haram, dichiarando già nel nome del gruppo, che in lingua hausa significa ”l’educazione occidentale è proibita”, la sua volontà di combattere tutto ciò che avesse legami con l’occidente e ergendosi, nei suoi sermoni, a promotore di un’applicazione radicale della sharia. Nel 2009 gli adepti di Yusuf invasero le strade del capoluogo del Borno, il loro leader venne arrestato e assassinato, la guida del gruppo venne assunta da Abubakar Shekau e da quel momento la storia dell’insurrezione jihadista nigeriana è nota.

Boko Haram ha dato vita a una guerra che ad oggi ha provocato la morte di 36’000 persone e l’esodo di 2milioni di cittadini e la città di Maiduguri è stata in tutti questi anni al centro dell’insurrezione jihadista. Gli attentati nelle Chiese e tra i banchi dei mercati hanno caratterizzato la vita nella città nigeriana che è stata anche il proscenio di una delle peggiori efferatezze compiute dal gruppo islamista. Nel 2015, alcune bambine di 8, 9 e 10 anni sono state costrette a compiere attacchi kamikaze tra le vie cittadine e da quel momento il mondo ha compreso che gli jihadisti africani non conoscono la pietà né si pongono limiti nel compimento della ”guerra santa”. Sempre nel 2015 Shekau ha dichiarato l’adesione di Boko Haram a Daesh dando così vita alla ”Provincia Occidentale dello Stato Islamico”, con il desiderio di fare di Maiduguri la capitale del Califfato africano.

Sono sempre di più i cristiani massacrati in Nigeria. Tu puoi fare la differenza aiutandoli. Puoi farlo tramite Iban:

Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS
Causale: ILGIORNALE PER I CRISTIANI DI NIGERIA
IBAN: IT23H0306909606100000077352
BIC/SWIFT: BCITITMM

Oppure tramite pagamento online a questo link

Oltre ad essere flagellata dalle esplosioni e dagli scontri armati la città africana negli anni è stata travolta anche da una profonda crisi economica. Miglaia di bambini vagano per le polverose vie cittadine, famiglie di sfollati vivono sui marciapiedi del capoluogo ed è proprio tra queste persone divorate dalla miseria che Boko Haram miete vittime, soprattutto tra le donne. E per aiutare le bambine e le donne che sono state travolte dalla ferocia degli jihadisti oggi, a Maiduguri, è nato lo Human Resources Skills and Acquisition for Trauma Care, un centro specializzato nell’aiutare le donne e le ragazze che sono state vittime di violenza fisica e psicologica degli islamisti. Il centro, creato grazie all’impegno dell’associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre e di altri benefattori internazionali è gestito da Padre Joseph Fidelis, che a InsideOver ha raccontato: ”La situazione a Maiduguri non è facile. A soli due chilometri dalla città ci sono i terroristi e spesso si infiltrano nel centro abitato, compiono rapimenti e fanno stragi. Inoltre noi cristiani viviamo discriminati e perseguitati, la domenica le chiese sono presidiate dall’esercito e oltre alle esplosioni e le vittime provocate dagli scontri armati, la guerra ha causato enormi danni anche a livello psicologico tra la popolazione”. Proseguendo e spiegando di cosa si occupa il centro appena creato nella capitale del Borno, padre Joseph Fidelis ha proseguito dicendo: ”I terroristi compiono ogni sorta di violenza nei confronti delle donne, non solo stupri ma anche violenze psicologiche indicibili. Ci sono casi di ragazze e bambine che hanno assistito alle decapitazioni dei propri genitori e madri che hanno visto morire i propri figli. È necessario che noi ci impegniamo ad aiutare le persone vittime di questi orrori e per questo ringrazio tutti coloro che hanno creduto e supportato questo piccolo ma importantissimo progetto”.