Il governo del Regno Unito, dopo gli attentati di Manchester, ha dato il via alla cosiddetta operazione Temperer. Questa operazione consiste nel dispiegamento di migliaia di soldati per le strade delle metropoli inglesi, al fine di supportare le forze dell’ordine nel momento in cui lo stato di allerta del Paese viene elevato al massimo livello. In questi giorni, il governo britannico ha comunicato che il livello di allerta nel territorio del Regno Unito è giunto alla definizione di “critico”: il che significa che l’intelligence di Sua Maestà ritiene probabile ed imminente un nuovo attentato terroristico. Di conseguenza, l’attivazione della “Operation Temperer” è stata obbligatoria.Il piano, attivato per la prima volta proprio dopo l’attentato di Manchester, consiste nel dispiegamento di 5100 uomini delle forze armate per aumentare il numero di forze di controllo del territorio e degli obiettivi sensibili. Theresa May, dopo la riunione del Civil Contingencies Committee, spesso chiamato COBRA – per via dell’acronimo dell’edificio dove si tengono le riunioni -, ha ritenuto opportuno rendere operativo il tutto. Un piano previsto nei minimi dettagli già dal 2015, dopo gli attentati di Parigi, e di cui nel Regno Unito si era già parlato dopo gli attacchi a Bruxelles per attivarlo anche in modalità preventiva, e non solo come conseguenza a un attacco sul territorio britannico.Non è la prima volta che un governo britannico dà il via a un dispiegamento di forze militari per la sicurezza interna. Già nel febbraio del 2003 alcune centinaia di soldati furono usate per il controllo della sicurezza dell’aeroporto di Heathrow e di altri punti sensibili di Londra per ordine del governo di Tony Blair. Decenni prima, l’Irlanda del Nord fu una delle regioni in cui più massicciamente furono utilizzate le truppe dell’esercito per controllare il territorio, ma si parla di una minaccia e di una situazione completamente differente da quella del terrorismo internazionale di matrice islamista.Il dispiegamento delle forze armate nelle città per fronteggiare situazioni di allerta massima per il terrorismo non è una novità sul piano internazionale. In questo senso, la stessa Italia, con l’operazione “Strade sicure” è stata pioniera in quello che per alcuni Stati è effettivamente un concetto ancora difficile da fare passare, ovvero quello di vedere blindati dell’esercito in luoghi considerati sensibili per la sicurezza pubblica. La Francia è un altro Paese dove questo sta ormai avvenendo da alcuni anni, e che dopo le terribili vicende di Parigi e Nizza è diventato un modo di tranquillizzare, seppur in modo effimero, una società che stava per cadere nel panico dopo quelle carneficine. Un dispiegamento di uomini che non sembra comunque bastare, poiché con l’Operazione Sentinelle, la Francia ha messo in campo diecimila soldati per le strade delle principali città del Paese dal febbraio del 2015, eppure gli attentati ci sono stati lo stesso e sono stati particolarmente cruenti. Sono quindi tre gli Stati che per ora hanno adottato questa politica di utilizzo delle forze armate: Italia, Regno Unito e Francia, per un totale di circa 25mila soldati impiegati in Europa per missioni di sicurezza del territorio di fronte a minacce terroristiche.È interessante come questo fenomeno della militarizzazione delle città non sia troppo distante da quanto pensato in ambienti Nato già dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso. Dal 1998 fino al 2002, sette potenze dell’Alleanza Atlantica (Canada, Stati Uniti, Germania, Olanda, Francia, Regno Unito e Italia) hanno partecipato al gruppo di studi che ha poi condotto al report titolato “Urban Operation in the Year 2020”. Il report è stato poi pubblicato nell’aprile del 2003. Il gruppo di studio del NATO Research and Technology Organisation aveva già a quei tempi ritenuto probabile che nel 2020 le potenze atlantiche avrebbero dovuto interfacciarsi con un dispiegamento di forze su territori urbani, e che dunque fosse necessario un maggiore addestramento e avanzamento tecnologico in questo particolare settore strategico. Il report si è dimostrato da subito non solo approfondito ma anche notevolmente capace di predire quanto sarebbe avvenuto nei futuri quindici anni: migrazioni di massa, concentrazione dei rischi nelle grandi città, urbanizzazione sempre più crescente e scenari bellici sempre più inerenti alle città e meno a terreni aperti.In particolare, si fa riferimento proprio alla possibilità che, oltre alla minaccia terroristica, si creino sempre più disordini all’interno delle grandi metropoli del mondo per via di un continuo afflusso di persone, di infrastrutture incapaci di colmare le richieste di tutti, e la presenza di gruppi sociali completamente diversi tra di loro.In questo senso, l’uso di una forza armata che sappia confrontarsi con un contesto urbano, diventerebbe, a detta del report del 2003, un qualcosa che dal 2020 sarà sempre più utile e fondamentale per la sicurezza dei Paesi. Non si può dire che il gruppo di studi sia andato troppo lontano da quello che sta avvenendo. L’Operation Temperer ne è la dimostrazione: il rischio del conflitto di questi Stati, oggi, è proprio nelle grandi città e per nemici con cui è impossibile confrontarsi come un tempo.

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
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