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Sebbene siano passate più di 12 ore da quando nella Repubblica democratica del Congo si è registrato il drammatico agguato durante il quale l’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo hanno perso la vita, la dinamica dell’accaduto è ancora incerta e i nomi dei responsabili dell’omicidio non si conoscono.

A poche ore di distanza dall’accaduto sono molti gli interrogativi senza risposte che permeano il drammatico episodio. Il principale è perché l’ambasciatore si stesse muovendo senza scorta armata in una zona molto insicura. L’ambasciatore italiano stava infatti viaggiando a bordo di un convoglio del World Food Programme, da Goma verso Rutshuru, per recarsi a visitare un progetto del WFP in una scuola del Nord Kivu. L’agenzia delle Nazioni Unite ha diramato una nota in cui ha fatto sapere che le autorità locali hanno autorizzato il viaggio senza scorta. Notizia che invece è stata smentita dai rappresentanti del governo congolese, in primis dal Ministero degli Interni di Kinshasa, che in un comunicato ufficiale ha fatto sapere: ”I servizi di sicurezza e le autorità provinciali non hanno potuto assumere delle misure di messa in sicurezza del convoglio, né venire in loro soccorso tempestivamente, dal momento che erano all’oscuro della presenza del convoglio su cui viaggiava l’ambasciatore in una regione ritenuta instabile e dove si registrano attività di gruppi ribelli armati nazionali e stranieri”.

Se questo è il primo grande quesito, il secondo invece riguarda la dinamica dell’accaduto: fonti diverse stanno dando ricostruzioni ondivaghe e con molte dissonanze. Leggendo i media locali c’è chi dice che il convoglio era composto da tre vetture e chi invece da due veicoli, alcuni media sostengono che gli autori dell’omicidio abbiano sparato contro la vettura uccidendo l’autista e ferendo a morte l’ambasciatore Attanasio e il carabiniere Iacovacci mentre una fonte di InfoAfrica ha così descritto quanto accaduto: ”I membri del convoglio, sette persone compreso l’ambasciatore Luca Attanasio, hanno trovato una barriera fatta di sassi e tronchi sulla strada. Quando la macchina si è arrestata sono stati prima portati nella boscaglia dagli assalitori che hanno parlato in kinyarwanda, e poi sono stati uccisi dagli stessi assalitori, durante uno scontro a fuoco tra questi ultimi e un gruppo di guardie forestali di pattuglia nella zona, con il sostegno di militari delle forze armate congolesi”. Il fatto che la fonte abbia sottolineato che i rapitori parlassero in kinyarwanda è un particolare che è stato preso molto in considerazione dalle autorità congolesi che ora stanno accusando i ribelli dell’FDLR di essere loro i colpevoli di quanto accaduto.

L’FDLR (Forze democratiche per la liberazione del Ruanda) è una delle formazioni irregolari più longeve e maggiormente organizzate che operano nel Nord Kivu. Si sono costituite nella seconda metà degli anni ’90 e sono composte dai genocidari suprematisti Hutu che, dopo la conquista di Kigali da parte del Fronte Patriottico Ruandese di Kagame, si sono ritirati sulle montagne congolesi dove hanno dato vita a una formazione guerrigliera che ha mantenuto il proposito di abbattere il governo di tutsi di Kagame e negli anni si è macchiata di azioni terroristiche, stupri, omicidi indiscriminati e saccheggi. Il fatto però che ora vengano considerati colpevoli i ribelli dell’FDLR crea molte perplessità soprattutto tra diversi analisti e reporter locali. Akilimali Saleh Chomachoma, uno dei primi giornalisti ad essersi recato sul luogo dell’imboscata, si è così espresso in merito a quando dichiarato dall’esecutivo di Kinshasa sulle responsabilità dei ribelli ruandesi. ”Mi sembrano considerazioni affrettate e semplicistiche. Già poche ore dopo l’incidente c’era chi incolpava i ribelli ruandesi dell FDLR e dei Nyatura. Per quel che riguarda quest’ultimi mi assumo la responsabilità di dire che è impossibile che siano stati loro. E’ un gruppo che opera a ovest di Rutshuru, lungo l’asse che conduce a Masisi e a Walikale. Non è una parte di territorio dove loro sono presenti quella in cui si è registrato l’attacco”. Poi proseguendo nella lucida analisi, il giornalista Saleh ha proseguito dicendo: ”Per quel che riguarda l’FDLR è più complesso il ragionamento: è vero che sono presenti nella zona, ma sono una formazione militarmente ben organizzata e anche, per quanto deprecabile, dotata di un’agenda politica. Perchè avrebbero dovuto compiere quest’omicidio? Non c’è nessun legame tra l’ambasciatore Attanasio e questa formazione. Un gruppo così strutturato perchè mai dovrebbe compiere un’azione di questo tipo sapendo che le conseguenze sono poi pesantissime? Fatico a credere che siano stati gli FDLR che hanno un modus operandi molto diverso. Le fonti sul posto mi hanno confermato che si è trattato di uomini in abiti civili, i guerriglieri hutu invece agiscono sempre facendo sfoggio delle loro uniformi. Sono un esercito, non dei banditi”. In conclusione Saleh ha poi raccontato: ”Io credo si sia trattato di un atto di banditismo finalizzato al rapimento e alla richiesta di riscatto. E lo dico perchè a maggio 2020, mio padre, proprio nella stessa zona, è stato rapito e i rapitori hanno poi chiesto un riscatto. Tutti a Goma e in Congo sanno che all’interno del Parco del Virunga operano centinaia di gruppi ribelli ma allo stesso tempo tutti sanno che in quella zona specifica si è sviluppata una rete di banditi che fanno dei sequestri lampo la loro attività principale”.

In queste ore troppi coni d’ombra avvolgono ancora la vicenda e una verità oggettiva su quanto successo fatica ad emergere anche se l’impegno delle autorità italiane e congolesi è di lavorare congiuntamente affinché questa affiori quanto prima e possa essere fatta giustizia per la memoria di tre uomini: Luca Attanasio, Vincenzo Iacovacci e Mustapha Milambo.