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I metodi di finanziamento dell’Isis sono da tempo fra gli argomenti più scottanti della cronaca. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha preso provvedimenti.

Abbiamo già riportato qui quali sono strade percorre il petrolio estratto nei territori controllati dall’Isis, come attraversi tranquillamente il mare Mediterraneo e giunga in Israele per essere poi riesportato nei Paesi più a nord.

Ma il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha evidenziato altre forme, ancora più odiose, che i miliziani usano per finanziarsi.

Nel dicembre scorso è stata varata all’unanimità una risoluzione avente lo scopo di impedire all’Isis di commerciare in petrolio, antichità e altre attività illecite.Attualmente l’Isis è già sottoposta ad un regime di sanzioni simile a quello voluto per Al Qaeda, ma questa ultima risoluzione lo eleva allo stesso livello.

I principali sponsor sono stati la Russia e gli Usa, in una insolita comunità di intenti, che hanno valutato l’Isis come una costola di Al Qaeda separatasi dopo gli attacchi dell’11 settembre.

Il ministero delle Finanze statunitense considera l’Isis un soggetto estremamente difficile da combattere dal punto di vista finanziario poiché non dipende, se non in minima parte, da donazioni o finanziamenti provenienti da soggetti esteri.

Risulta chiarissimo che il Daesh, nome arabo dell’Isis, ha creato un sistema finanziario vasto e solido, attraverso una quantità estremamente varia di attività illecite, che vanno dal contrabbando all’estorsione, dal commercio di cotone al traffico di droga, dai rapimenti al commercio  di donne, rapite e mai restituite.

Secondo il ministero delle Finanze Usa, l’Isis genera un flusso finanziario dal territorio che controlla non escludendo il furto dei depositi bancari; si stima che i ritorni economici del petrolio siano fino ad ora vicini ai 500 milioni di dollari Usa, alcuni altri milioni arrivano dalle estorsioni e dai taglieggiamenti perpetrati a danno dei cittadini inermi.Ma c’è, per fortuna, un punto vulnerabile: l’Isis necessita comunque di avere accesso al sistema finanziario internazionale, ai commerci fra le nazioni per rifornirsi di macchinari per l’estrazione di petrolio, di armi, di sistemi per la comunicazione, telefoni, radio, antenne, veicoli e altri beni importati.

Su questi punti deboli si potrà gestire un attacco finanziario. Per ora però solo le autocisterne, circa 400, che trasportavano petrolio sono state colpite.

Interrogazioni internazionali sono state rivolte alle case automobilistiche che producono in pick-up usati dalle milizie.

La Francia ha fatto sapere che l’unica maniera è colpire e distruggere i nodi logistici sul territorio controllato, infatti gli attentatori di Parigi si erano finanziati attraverso carte di credito prepagate che hanno una tracciabilità estremamente limitata.

Il Consiglio di Sicurezza chiede a quei Paesi che fino ad oggi hanno avuto un approccio passivo, di attuare dei controlli  capillari per tracciare le transazioni sospette.

È necessario che tutti i Paesi scambino le informazioni relative ai trasferimenti finanziari insoliti. L’Isis però spesso non trasferisce i capitali tramite i normali canali che passano attraverso le banche.

È stato appurato che esistono altre forme di finanziamento interno ai territori controllati: vengono esatte tasse ai circa otto milioni di residenti nel territorio dell’autoproclamato califfato, imposte sulle vendite immobiliari e sulle attività commerciali.In sostanza la Risoluzione prevede che i responsabili di trasferimenti illeciti per conto dell’Isis vengano colpiti col blocco dei conti bancari, divieto di libero movimento all’estero, e un embargo sulle vendite di armi, ed è rivolta sia ai cittadini che direttamente ai Paesi coinvolti a vario titolo nei traffici illeciti.

Inoltre questa Risoluzione viene prevista sotto l’Articolo 7, che include l’uso delle armi per il suo rispetto.

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