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Non si placano le preoccupazioni sulle possibili infiltrazioni jihadiste a Tripoli a seguito dell’escalation della battaglia che, dallo scorso 4 aprile, coinvolge la capitale libica. Adesso a parlarne è lo stesso Ghassan Salamé, alto rappresentante delle Nazioni Unite per il dossier libico.

“l’attuale situazione non aiuta”

Intervistato da La Stampa, il diplomatico libanese non nasconde i suoi timori circa la presenza dell’Isis a Tripoli: “Da aprile – dichiara infatti Salamé sul quotidiano torinese – Ci sono stati quattro attentati nel sud del paese. Ma credo alla possibilità di cellule dormienti attivate nella stessa Tripoli”. Secondo il rappresentante Onu, il caos di queste settimane potrebbe agevolare gli spostamenti dei terroristi sia all’interno della più grande città libica, che nell’area della Tripolitania.

L’Isis, che fino al 2016 risulta insediato a Sirte fino all’intervento aereo degli Usa e quello di terra delle milizie di Misurata, riesce poi ad organizzarsi nuovamente nel sud della Libia. Tra le dune del deserto ed i remoti villaggi del Sahara, i miliziani fedeli ad Al Baghdadi installano basi e campi di addestramento. La mancanza di una vera autorità centrale, fa poi il resto: l’Isis di fatto in Libia appare molto attivo ed anzi lo stesso califfo, nell’ultimo suo video, invita i fedeli alla jihad ad implementare le proprie azioni in Africa.

“Sì, sono preoccupato – risponde poi Salamé ad una precisa domanda nell’intervista – L’avanzata dell’Isis è un problema per la Libia in primis, ma anche per l’Europa. La mia preoccupazione è che in migliaia potrebbero decidere di lasciare la Siria e stabilirsi qui”.

“ancora lontano il cessate il fuoco”

Oltre che sullo spauracchio del terrorismo e dell’Isis in particolare, Salamé interviene anche sull’attuale situazione sul campo: “Nessuno rispetta l’embargo sulle armi – afferma il diplomatico – Questo svilisce il ruolo dell’Onu ed allontana il cessate il fuoco. Le parti in causa credono che si possa arrivare ad una soluzione militare, che però per la Libia non può esistere”.

L’inviato Onu non può quindi fare altro che ammettere di come attualmente “siamo allo stallo militare, quando avremmo bisogno di tornare al negoziato politico”. Una diplomazia che, secondo Salamé, attualmente non decolla perchè di fatto i principali paesi impegnati nel conflitto (l’inviato Onu non fa nomi, ma il riferimento chiaro è verso le nazioni del Golfo) non chiedono e non vogliono il cessate il fuoco. Un quadro quindi fosco quello tracciato da Salamé, una situazione che preoccupa giorno dopo giorno lo stesso diplomatico, architetto di un piano di pace tramontato però ancora prima di prendere il cammino.

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