Il terrorismo islamico in Africa continua a espandersi. L’assalto che ha avuto come vittima una cooperante italiana in Kenya probabilmente non va ascritto al fenomeno terroristico in senso stretto ma a una strategia esclusivamente criminale.

Tuttavia è difficile valutare il limite fra crimine e terrore. Soprattutto in un momento in cui lo jihadismo, soprattutto nel Corno d’Africa, è in piena ascesa. Lo dimostrano non solo le operazioni di Al-Shabaab in Somalia, ma anche i pesanti attentati che hanno colpito Mogadiscio e altre città somale negli ultimi mesi. Una scia di sangue che porta non solo ad Al-Shabaab ma anche allo Stato islamico. E fra le due organizzazioni criminali, la sfida è particolarmente feroce. 

Quello che sta avvenendo in Somalia è solo una parte del fenomeno jihadista africano. La violenza imperversa in tutto il continente. Come riportato dall’Economist, nell’ultimo anno ci sono stati più di 10mila morti per attacchi jihadisti. E il fenomeno terrorista dilaga a vista d’occhio, con l’aumento del 300% degli attacchi jihadisti realizzati fra il 2010 e il 2017 e con i Paesi coinvolti dal radicalismo islamico che sono raddoppiati. 

Non è un fenomeno circoscritto, quindi. Il fenomeno attecchisce dove trova terreno fertile: e in Africa purtroppo ce n’è e anche molto. Povertà endemica, disoccupazione, governi inesistente, violenza, islamismo radicale in espansione, lotta fra potenze esterne. Tutti questi fattori incidono in maniera estremamente elevata sullo sviluppo del terrorismo. E lo si vede dal fatto che cresce nei numeri e nella pericolosità.

Come ha spiegato a El Confidencial, Sergio Altuna, ricercatore del Real Instituto Elcano “La minaccia si espande. Al Qaeda ora ha più miliziani che mai Africa, e ha una presenza in molti Paesi in cui non si pensava potesse fiorire questo tipo di minaccia”. I focolai di jihadismo sono esplosi in vari Stati. Burkina Faso, Kenya, Mauritania, Niger. Quest’ultimo di interesse fondamentale anche per l’Italia, visto che la missioni militare sta partendo e lo Stato del Sahel è uno snodo strategico per i traffici di esseri umani dall’Africa sub-sahariana.

La centralità del terrorismo islamico in Africa è dimostrata anche dall’ultimo rapporto del Dipartimento di Stato americano. Donald Trump non è mai stato particolarmente contento dell’impegno profuso dal Pentagono nei diversi palcoscenici africani. E lo ha dimostrato anche la recente notizia del fatto che da Washington sia arrivato l’ordine di ritiro di parte del contingente impegnato nel continente.

Ma il Dipartimento di Stato è apparso chiarissimo quando ha scritto: “I Paesi africani hanno ampliato i loro sforzi per sviluppare soluzioni regionali di controterrorismo mentre hanno lottato per contenere l’espansione dei gruppi terroristici, affiliati e aspiranti tali coinvolti in attacchi o altre attività nel 2017″. Ma il fatto che il governo Usa abbia parlato di espansione del terrorismo, indica che c’è effettivamente un problema nell’allargamento del fenomeno jihadista.

terrorismo africa 

E questo problema nasce soprattutto dal fatto che il territorio africano è estremamente complesso. A tal punto che alleanze e guerre intestine allo jihadismo sono diverse rispetto al Medio Oriente. Esistono gruppi di miliziani che combattono senza una preciso connotato ideologico ma si uniscono alle grandi sigle del terrore perché l’affiliazione permette loro di ricevere un maggiore prestigio, ma anche protezione internazionale.

L’islamismo si sta radicando, ma con esso anche le diverse visioni che hanno i gruppi terroristi sul ruolo dell’utilizzo della violenza. Al Qaeda e Daesh, ad esempio, hanno una connotazione molto diversa sotto il profilo strategico. Esistono poi formazioni violente endemiche come Al Shabaab nel Corno d’Africa e Boko Haram in Nigeria che, pur con alcune affiliazioni alle grandi organizzazioni terroriste, si muovono su binari autonomi e difficilmente catalogabili. E anche le diverse aree, le differenti culture, i diversi livelli di presenza dello Stato caratterizzano, su base regionale, i vari terrorismi.

Al Qaeda, ad esempio, ha una sua succursale nel Magreb, Aqim, che è particolarmente importante, per quanto se ne parli poco.  Lo Stato islamico ha una sua provincia in Africa occidentale a cui si è unito Boko Haram, uno dei più violenti e pericolosi gruppi jihadisti che insanguinano da anni la Nigeria e i Paesi limitrofi. Un’organizzazione che nata nel 2002 per imporre la sharia in un’area specifica della Nigeria, è diventata nel tempo una vera e propria potenza terrorista che destabilizza l’intera regione. E queste due organizzazioni hanno spesso unito le loro forze.

Dall’altra parte dell’Africa, nella parte orientale, Isis combatte con Al Shabaab per il controllo della Somalia. Uno scontro che nasce anche dal fatto che nel 2012 il gruppo terrorista aveva aderito ad Al Qaeda. Come spiegato da Giampaolo Cadalanu su Repubblica, Daesh ha iniziato una campagna di reclutamento in tutto il territorio di Al Shabaab, creando non pochi problemi all’organizzazione.

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A quel punto, “la leadership Shabaab ha serrato i ranghi, minacciando l’espulsione o la morte per chi sceglie l’organizzazione rivale. L’Amniyat, la forza di sicurezza interna degli Shabaab, ha messo in pratica la minaccia con diversi comandanti e miliziani”. Tanto è vero che, spiega ancora Repubblica, “la newsletter del sedicente Stato Islamico, Al Naba, minacciava rappresaglie contro gli Shabaab, accusandoli di aver cominciato una campagna fratricida per sradicare la presenza dell’Isis dal Corno d’Africa, spazzando via il progetto di un Wilayat (cioè una provincia del Califfato) in Somalia”.

In tutto questo caos del terrore, naturalmente giocano un ruolo fondamentale le varie potenze che hanno messo gli occhi sull’Africa. Cina, Russia, Stati Uniti, Paesi europei, ma anche le monarchie del Golfo e la Turchia, hanno da tempo attivato le proprie forze per prendere il controllo dei diversi Stati africani.

E il terrorismo è spesso utilizzato come arma o di dissuasione nei confronti dei nemici o come vera e propria arma offensiva. Un esempio arriva proprio dalla Somalia, dove gli attentati di Mogadiscio sono arrivati in un momento in cui Turchia ed Emirati Arabi Uniti lottavano in maniera anche abbastanza feroce per avere il sopravvento sui governi locali e nazionali. 

Un terrorismo violento, subdolo ed in espansione, che rappresenta un pericolo anche per l’Europa. In Libia, lo jihadismo è un problema che ancora non è stato risolto. Al Qaeda nel Magreb estende le sue ramificazioni. E le rotte dei migranti aiutano il trasferimento di jihadisti e potenziali jihadisti nel cuore del nostro continente.

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