Due anni fa esatti il mondo rimaneva paralizzato difronte alle notizie che arrivavano dalla Nigeria. I notiziari parlavano senza sostadi quella che era stata sino a quel momento una delle più efferate azioni del gruppo jihadista Boko Haram. Gli islamisti avevano rapito 276 ragazze nella città di Chibok nello Stato del Borno. Un gesto estremo che aveva destato sconcerto e dato vita a una mobilitazione internazionale per il rilascio delle ragazze.
Ventiquattro mesi sono trascorsi dalla tragica notte del 14 aprile 2014 e oggi 219 giovani alunne sono ancora nelle mani degli estremisti. Molte volte è sembrato che la situazione stesse per cambiare, che si fosse a un punto dal rilascio, ma poi invece tutto è stato smentito. E molto spesso le indiscrezioni dicevano anche che le giovani erano state costrette a convertirsi all’islam, erano state vendute, erano state trasferite in altri Paesi e che per loro non c’era più nessuna speranza.
Ecco però che sabato il The Telegraph, grazie a una fonte vicina al gruppo terroristico, è riuscito ad arrivare in possesso di una notizia che fa chiarezza su quella che è la situazione delle rapite. Sono vive, sono nella mani degli jihadisti e Boko Haram, stando a quanto riportato dal quotidiano britannico, avrebbe chiesto 50 milioni di dollari al governo di Abuja per la liberazione delle studentesse.
Inizialmente l’offerta del gruppo di Shekau era quella di uno scambio di prigionieri: le ragazze al posto di alcuni combattenti di Boko Haram incarcerati. La trattativa però è saltata dopo che i funzionari governativi hanno fatto sapere che i ribelli di cui chiedevano la liberazione, non erano più sotto la loro custodia. Ecco quindi la richiesta di 50 milioni di dollari. Come si comporterà il governo di Buhari? Difficile pronosticarlo, quel che certo però è che le 219 ragazze sono il coltello che gli jihadisti impugnano e puntano dritto al cuore dello stato nigeriano.