Nei giorni scorsi è per la prima volta apparso in video il leader di Al Shabaab, la formazione jihadista somala ritenuta vicina ad Al Qaeda. Abu Ubaidah, il cui vero nome è Ahmed Diriye, è comparso in un video diffuso poi dai canali vicini al mondo fondamentalista. Principali destinatari delle sue invettive, sono stati gli Stati Uniti. Per la verità il suo volto non è mai comparso nelle immagini, si sente solo la sua voce e si notano le sue braccia gesticolare mentre impartisce ordini ai suoi miliziani prima dell’attacco alla base di Ballidogle, avvenuto il 30 settembre scorso. Ubaidah è a capo della formazione jihadista dal 2014: nel suo discorso sono apparsi alcuni elementi di novità importanti, a partire da una grande rilevanza data alle rivendicazioni nazionali somale.

“Ridare la terra ai somali”

Al Shabaab è sempre più temuta nel corno d’Africa: nata come gruppo di giovani vicino alle Corti Islamiche, sconfitte da una coalizione internazionale dopo essere arrivati a controllare Mogadiscio nel 2006, l’organizzazione fondamentalista ne ha preso poi il posto e dal 2012 risulta affiliata ad Al Qaeda. Al Shabaab si è sempre contraddistinta per proprie peculiarità: al suo interno infatti, è sempre stata molto forte una certa tentazione “centrifuga”, volta cioè a creare un’organizzazione che guardi più alla Somalia che alle rivendicazioni internazionali del fondamentalismo. E questo è stato uno dei motivi che ha fatto da subito andare in conflitto Al Shabaab con l’Isis, il cui sguardo è invece da sempre rivolto all’esportazione in tutti gli angoli del pianeta del terrore jihadista. Anzi, la presenza di miliziani Isis in Somalia viene vista da Al Shabaab come un vero e proprio “cancro”, termine usato dal portavoce Ali Dhere nei mesi scorsi in un discorso diffuso dai siti vicini ai terroristi somali.

Ma quanto dichiarato dall’attuale leader Abu Ubaidah è sembrato andare oltre: non solo nel video diffuso pochi giorni fa, ma anche in un messaggio audio registrato a settembre, il numero uno di Al Shabaab ha lanciato slogan ed invettive di natura più nazionalista che religiosa. Non a caso il video è registrato poco prima dell’attacco, poi fallito, di Ballidogle: qui è presente una base militare dove soldati Usa addestrano forze locali. E Abu Ubaidah ha precisato come “l’obiettivo principale sono gli Usa, non gli apostati”. Vale a dire che l’attacco è contro gli americani in quanto occupatori del territorio somalo e non in quanto infedeli. La causa somala ha avuto il netto predominio su quella islamista.

Secondo il leader di Al Shabaab, gli Usa sarebbero a capo di una forza neo coloniale che “vuole rubare le risorse dei somali”: “Gli Stati Uniti hanno scatenato una guerra contro di noi – ha dichiarato Abu Ubaidah nel video – Stanno uccidendo il nostro popolo attraverso attacchi aerei, massacrando bambini innocenti e distruggendo le nostre infrastrutture. Dobbiamo resistere a queste tattiche di colonizzazione e liberare la Somalia dai nemici”. Nel messaggio audio rilasciato a settembre, ha anche portato avanti una storica rivendicazione somala, quella cioè inerente i territori nord orientali del Kenya, abitati in gran parte da popolazioni somale: “Informiamo la nostra nazione musulmana che i mujaheddin non accetteranno mai e saranno sempre contrari a qualsiasi decisione presa dal cosiddetto Corte internazionale di giustizia”, ha ancora dichiarato il leader di Al Shabaab, alludendo al ricorso pendente sui confini marittimi presso la corte internazionale che vede contrapposti per l’appunto Kenya e Somalia.

Secondo Abu Ubaidah, il Kenya ha rubato territorio ai somali e questo farebbe parte di un disegno volto a “saccheggiare il nostro paese”. Ben si nota dunque la chiara scelta di campo di Al Shabaab: le rivendicazioni nazionali hanno maggiore importanza di tutto il resto, la causa religiosa in questo caso sembra essere vista come strumentale rispetto a quella somala.

La crescita di Al Shabaab

Anche se l’attacco del 30 settembre non è andato a segno e tutti i miliziani somali sono stati uccisi prima del loro ingresso nella base controllata dagli Stati Uniti, l’azione, contrassegnata poi dal video in cui è apparso Abu Ubaidah, ha mostrato la crescente ostilità da parte di Al Shabaab. L’organizzazione appare sempre più attiva, specialmente nel sud della Somalia. Proprio il 30 settembre, una mina è stata azionata al passaggio di un convoglio italiano a Mogadiscio. Per fortuna nessuno dei nostri soldati ha subito gravi conseguenze. In Somalia, da alcune settimane sono in corso operazioni e rastrellamenti da parte delle forze locali e di quelle internazionali per scovare i complici dell’organizzazione terroristica.

La pericolosità di Al Shabaab è diventata nota all’opinione pubblica internazionale soprattutto grazie alle due principali azioni terroristiche attuate in Kenya: quella cioè presso il centro commerciale di Nairobi nel 2013 e quella del 2 aprile 2015, in cui i miliziani hanno fatto strage di studenti nel campus universitario di Garissa.