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Terrorismo

Califfato virtuale alleato di Al-Qaida?

Il Califfato può scomparire dalle mappe geografiche della Siria e dell’Iraq. Ma possiamo ritenerlo una minaccia destinata a aprire insieme al suoi territorio? È questa la domanda che si pongono tutti gli analisti e tutti i funzionari delle intelligence dei...

Il Califfato può scomparire dalle mappe geografiche della Siria e dell’Iraq. Ma possiamo ritenerlo una minaccia destinata a aprire insieme al suoi territorio? È questa la domanda che si pongono tutti gli analisti e tutti i funzionari delle intelligence dei Paesi coinvolti nella lotta al terrorismo. Perché se lo Stato islamico può essere debellato quale entità parastatale, ebbene non è assolutamente detto, né è probabile, che scompaia quale fucina di terrorismo. Nel momento in cui il Califfato sembra dover perdere, nel giro di poche settimane, la guerra “convenzionale” contro le forze avversarie siriane, irachene e internazionali, un’altra guerra, quella del puro e semplice terrorismo ideologico, potrebbe estendersi in ogni parte del mondo, infiammando la vita di milioni di persone.

In questo senso, internet, che è la vera e propria fabbrica del jihad dell’Isis e che è il motore del self-jihad, o del cosiddetto jihad “low cost”, sarà il possibile mondo in cui il terrorismo continuerà a dilagare e che potrà risvegliare le cosiddette cellule dormienti sparse ovunque foreign fighter o persone auto-radicalizzate siano presenti. Gilles de Kerchove, coordinatore dell’antiterrorismo europeo, ha recentemente rivelato a “Le Soir” che le agenzie europee, coordinate nel sistema Europol, hanno individuato almeno trentamila siti internet terroristici o che propagandano messaggi del fondamentalismo islamico. Trentamila siti di cui purtroppo Europol non può sfruttare i dati del traffico, perché i server non sono giuridicamente autorizzati a conservare dati sensibili, geolocalizzazioni, metadati, e tutto ciò che può permettere di rintracciare, nel quadro giuridico dei diritti alla riservatezza, gli utenti di queste piattaforme.





Nel mondo di internet, inoltre, quello che sembra essere chiaro è l’assoluta capacità di amalgamare le realtà legate all’Isis, ad Al-Qaeda e altre sigle che non si conformano a queste due potenze del terrorismo. Ne sistema globale e della rete, le differenze che sono enormi sul campo, si assottigliano fra queste fazioni, lasciando spazio a ciò che le unisce. La propaganda, la radice ideologica, l’obiettivo, diventano lentamente gli stessi. Se sul campo di battaglia, Califfato e Al-Qaeda hanno dimostrato una forte differenza di vedute, così come nella strategia da utilizzare nell’espansione del terrorismo, su internet in realtà diventa tutto parte di un mondo salafita, terrorista e legato all’ideologia wahabita. Tutto prescindendo dalle distinzioni profonde fra i due movimenti.

Differenze che restano e che sono importanti, come per esempio i luoghi scelti dalle due organizzazioni per far crescere il loro operato e il loro bacino: l’Africa per Al-Qaeda, in particolare Sahel e Maghreb, e l’Asia centrale e sudorientale per lo Stato Islamico. Ma restano di fondo comuni le origini, le cause della loro ricchezza, i traffici illegali su cui si reggono le loro finanze. E resta soprattutto chiaro come se anche nemici siano sostanzialmente diversi, il metodo è lo stesso: il terrorismo. Proprio per questo motivo, con la crescente radicalizzazioni di alcune aree oscure dei Paesi occidentali e con il ritorno dei foreign fighters provenienti dal Medio Oriente e dall’Isis in rotta, la minaccia vera è che queste due organizzazioni, almeno in Europa, si uniscano in una sorta di fronte comune. Che non vuol dire un’alleanza, che è cosa complessa e per ora improbabile, ma che significa utilizzare gli stessi metodi e le stesse piattaforme: internet, centri radicali finanziati da sette wahabite, combattenti di ritorno da Iraq e Siria e completamente privi di qualunque legame con la società dove approdano o ri-approdano.

Entrambe le organizzazioni si ritrovano ora un terreno fertile su cui innestare il proprio lavoro. La base ideologica c’è, così come la capacità tecnologica. Nel tempo, grazie alla propaganda, è inoltre cresciuto esponenzialmente il numero di persone potenzialmente in grado di compiere attentati. Al-Qaeda, che negli anni ha sempre mantenuto un atteggiamento meno propagandistico rispetto al Califfato, e che ha sempre preferito un approccio più scientifico ma più letale e simbolico con gli attacchi terroristici, può ora contare sul lavoro svolto dall’Isis in anni di propaganda, radicalizzazione e messaggi di terrore. Da parte sua, Daesh non ha perso la guerra ideologica, che resta la sua vera grande sfida. La sconfitta in Siria e in Iraq può essere un ostacolo momentaneo, che impone un cambio di tattica: ma la strategia, di inserirsi in determinati contesti e sfruttare le nuove tecnologie, è perfettamente valida e convertibile a seconda dell’obiettivo.

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