La guerra all’Isis, l’autoproclamato Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, è vinta. Il “Califfato nero” è caduto, pezzo dopo pezzo, sotto i colpi della Coalizione Internazionale, delle forze armate russe che hanno risposto all’appello di Assad, dei peshmerga e dell’Ypg curdo. Ma del Califfo Al Baghdadi, braccato dai suoi vecchi sodali insorti e dalle forze speciali americane, non c’è ancora nessuna traccia.

Mentre l’ultimo brandello del terra di quello che era lo Stato islamico in Siria cade, e le ultime enclave jihadiste crollano sotto l’avanzata dei curdi, sono migliaia gli sfollati e ancora centinai i morti sul campo di battaglia, ma non c’è traccia del corpo o notizi certa sul destino di Al Baghdadi.  Nemmeno la taglia di 25milioni di dollari posta sulla sua testa dal governo iracheno ha sortito ancora risultati risolutivi.Nessuno sa dove sia l’uomo che per quattro anni e mezzo ha inneggiato dalle sue roccaforti, prima Mosul, e poi le altre, alla guerra santa contro l’Occidente e alla necessità di trucidare gli infedeli che però guadagnavano terreno e costringevano le milizie dell’Isis a ripiegare su tutte le linee; ad arrendersi e pentirsi di aver dato ascolto a quel predicatore radicale che ha imposto la Sharia nel Siraq. Scomparso dagli schermi, abbandonato ogni proclamo e comunicazione ai suoi, la sua ultima registrazione divulgata risale alla scorsa estate, ma come per altre personalità “high-value” ricercate nel passato, gli Stati Uniti e i loro alleati non accreditano la morte fino a quando non potranno averne prove certe. Per questo la mancanza del corpo del Califfo, vivo o morto, lo rende un nemico ancora “attivo” e una priorità per la Cia.

Secondo fonti interne alla coalizione, ormai Al Baghdadi sarebbe da ritenersi una personalità “irrilevante” all’interno dell’Isis. Braccato dai suoi stessi seguaci, intesi a eliminarlo per prendere il suo posto. Il Califfo infatti non sarebbe stato più considerato un leader da diverso tempo, e per questo le sub-fazioni superstite dell’Isis avrebbero adottato strategie differenti, riporta una fonte a Associated Press. Un portavoce della coalizione avrebbe rivelato al sito Defensone.com come fosse importante notare che “la sua presenza o assenza all’interno dell’Isis non avesse alcuna influenza sullo stato attuale (dell’organizzazione terroristica, ndr)”. A dimostrarlo, la fine del suo predecessore, Osama Bin Laden.

Il Caso Bin Laden

Come valse per il leader di al-Qaeda Osama bin Laden, i team di Navy Seal sono stati sguinzagliati per eliminare o trovarne il corpo e poter “accreditare l’uccisione” del primo della lista nera dei nemici degli Stati Uniti. Allora il presidente Barack Obama dichiarò che che la sua eliminazione (2011) segnò “il risultato più significativo fino ad allora negli sforzi della nostra nazione per sconfiggere al-Qaida” – nonostante l’organizzazione continui a sopravvivere, in Afghanistan come in Yemen.

La “decapitazione” non rappresenterebbe quindi la fine di un’organizzazione terroristica, ma senza dubbio è una mossa che contribuisce all’avvicinarsi all’obiettivo, minando il morale degli adepti e lasciando un vuoto nella catena di comando – secondo alcuni – che anche se colmato da un nuovo leader rende comunque meno efficace una formazione combattente. Al momento della cattura infatti, i documenti dei quali è entrato in possesso il “Team Six” dei Seal dimostravano che il leader continuava a dare indicazioni e consigli alle cellule dell’organizzazione terroristica , che nel frattempo si era evoluta e diffusa in numerosi paesi mediorientali come ad esempio l’Iraq, la Siria, e lo Yemen. Proprio in Iraq infatti la cellula stabilita e controllata da Abu Musab al-Zarqawisopravvisse alla sua morte nel 2006 e si ricostituir in quello che è divenuto l’Isis controllato guidato Al Baghdadi.

La tattica della jihad “senza leader”

Considerata la difficoltà per il leader dello stato islamico di mettersi in comunicazione con i “suoi” dai covi più remoti e impenetrabili che avrebbero comunque potuto renderlo rintracciabile attraverso telefoni cellulari e Pc, i combattenti islamisti si sarebbero rifatti a una tattica di “jihad senza leader”, ossia un sistema che permettere ai seguaci di condurre attacchi indipendenti, senza la necessità di una coordinazione o di un comando dall’alto. Questo sistema però si potrebbe essere rivelato una ripercussione sul concetto di leadership stessa, spronando i leader di cellule e fazioni minori al voler eliminare la “testa” ormai silenziosa dell’Isis per sostituirla.

Che fine ha fatto davvero il Califfo Nero?

Le informazioni sul destino del califfo sono poche e spesso contraddittorie. Come la natura della caccia all’uomo che prosegue. Catturare o uccidere Baghdadi è rimasta una delle priorità degli Stati Uniti che hanno sguinzagliato le loro forze speciali per catturarlo nell’enclave siriana dall’Isis, tuttavia, secondo alcuni analisti dell’intelligence, eliminare Al Baghdadi potrebbe rivelarsi addirittura controproducente nel lungo termine. La morte infatti potrebbe aumentare i suoi seguaci ed emuli, e innalzarlo a martire del jihad. Lasciarlo vivo in un covo dal quale potrebbe continuare a dare direttive a miliziani sbandati e lupi solitari, che potrebbero comunque prendere iniziativa da soli in virtù di quando detto, invece lascerebbe tutto allo status-quo: un califfato distrutto e un califfo latitante e nascosto per timore di essere trovato e ucciso. E terroristi sparsi su un enorme territorio che aumenta la rete di controllo.

Attualmente il Califfo è ricercato nell’Iraq centro-meridionale e in Siria, ma recenti dichiarazioni lo riporterebbero vivo – fino a sei mesi fa – e forse fuggito addirittura in Turchia. Un’alleata della Nato che a causa dei suoi confini affacciati sulla Siria avrebbe giocato un ruolo “occulto” quanto importante nella fornitura di armi e passaggio di foreing fighters per l’Isis. Secondo altre fonti invece, Al Baghdadi sarebbe già morto, forse per mano dei suoi stessi seguaci impegnati a portare avanti un golpe interno. Solo una nuova comunicazione pubblica o il ritrovamento del suo cadavere potrà mettere fine alle supposizioni.