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I segni sulla chiglia della Seajewel, nave sospettata di appartenere alla “flotta fantasma” di Mosca, sembrano non lasciare più spazio al dubbio: si è trattato di due esplosioni che hanno danneggiato lo scafo esterno, provocando una falla di un metro e mezzo e uccidendo molti pesci che si aggiravano, innocentemente, nella rada del porto di Savona.

Ciò che stupisce è che, secondo alcune indiscrezioni, l’ordigno esplosivo impiegato per arrecare un simile danno, potrebbe essere compatibile con quello usato per colpire un’altra nave: la Grace Ferrum, colpita nelle acque libiche all’inizio di febbraio. La stessa sorte è toccata alla Seacharm, nave gemella della Seajewel, che ha subito un attacco in Turchia lo scorso 17 gennaio, ed è appena arrivata in acque liguri per scaricare il suo carico di combustibile.

Questa connessione rappresenta un ulteriore indizio che potrebbe ricondurci a un intrigo internazionale che vede coinvolte quattro navi mercantili – la prima è stata la nave cargo russa Ursa Major, affondata nel Mediterraneo alla fine di dicembre – che sembrano essere legate alla flotta fantasma russa impegnata nel contrabbando di petrolio e gas per aggirare le sanzioni e gli embarghi imposti dall’Occidente come risposta all’invasione dell’Ucraina.

Le indagini, il sabotaggio e la pista terroristica

La procura di Genova ha aperto un fascicolo e sta indagando per “naufragio aggravato dalle finalità terroristiche“. La Digos, divisione investigazioni generali e operazioni speciali, e probabilmente anche l’Aisi, i servizi segreti per la sicurezza interna, stanno seguendo le indagini per fare chiarezza su quello che potrebbe essere un vero e proprio sabotaggio, legato alla guerra che è in corso tra Russia e Ucraina. Una guerra che gli ucraini stanno conducendo con operazioni parallele, dall’Africa all’Europa, per ingaggiare e tenere occupato il nemico e colpire i suoi asset. Ma davvero un commando ucraino è arrivato a colpire in Liguria?

Se diamo credito a quanto circola in rete, la Seajewel, che batte bandiera maltese, ed è solo “sospettata” di avere una possibile connessione con le flotte ombra russe che aggirano le sanzioni internazionali, sarebbe stata minata nella notte tra il 14 e il 15 febbraio con una bomba magnetica piazzata sulla chiglia da un commando di sabotatori in un’operazione condotta sotto copertura, in un Paese straniero. Una missione complessa e pericolosa, che ricorda le gesta del Gruppo Gamma ad Alessandretta, più che il sabotaggio del gasdotto Nord Stream. Egualmente ben riuscito e condotto dal cosiddetto gruppo della “sbronza” che si è, ahinoi, imbarcato sulla barca a vela Andromeda.

Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, proprio la tipologia di esplosivo utilizzato, “al quale sarà possibile risalire grazie ai frammenti dei due ordigni piazzati sulla Seajewel e recuperati dai sommozzatori del Comsubin durante i sopralluoghi”, potrebbe dimostrare la connessione con la serie di presunti sabotaggi. Mentre attraverso gli accertamenti che sono stati disposti sul petrolio trasportato si potrà risalire all’origine del greggio, che il comandante della nave ha dichiarato provenire dall’Algeria. “Se i marcatori dello zolfo dovesse indicare una possibile provenienza russa”, si confermerebbero i sospetti riguardo l’armatore Thenamaris.

È interessante notare come la Seacharm, la petroliera colpita che è attualmente giunta in Liguria, appartenga sempre alla compagnia Thenamaris, la stessa della Seajewel. Quest’ultima è già stata inserita nella “black list” dalle autorità ucraine per presunti traffici di greggio russo, violando le sanzioni internazionali imposte a seguito dell’invasione ordinata dal Cremlino.

Un commando, come nei film

Gli investigatori della Digos stanno controllando ogni registrazione delle telecamere di sorveglianza per trovare una qualsiasi traccia di un commando che potrebbe essere partito a bordo di un piccolo gommone o di una piccola imbarcazione da diporto con il favore della notte, per rilasciare a largo dei sommozzatori che avrebbero nuotato fino allo scafo della Seajewel per piazzare le cariche esplosive. Cariche che, forse assemblate artigianalmente e di ridotte dimensioni, hanno solo squarciato lo scafo, senza affondare la nave.

Una missione in perfetto stile Decima Flottiglia Mas, che ricorda un po’ la trama di un film molto recente: Agent Secrets, dove un commando di agenti segreti francesi devono intercettare e affondare un’imbarcazione che contrabbanda armi e proviene proprio dalla Russia. Nel film l’intrigo si rivela più complesso di un semplice sabotaggio. Certo, quella è finzione, e noi dobbiamo attenerci alla realtà: al largo delle coste italiane, una nave che batte bandiera straniera è stata colpita da un’esplosione che ha provocato lo sversamento di combustibile in mare, rischiando di causare un piccolo disastro ambientale. È già un fatto grave.

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