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L’Iraq si appresta ad ospitare una sorta di “Norimberga” dello Stato islamico, Baghdad si accolla (in previsione di qualche ricompensa) di processare e condannare (con le mani del boia pronte ad essere usate) centinaia di jihadisti non iracheni catturati nel corso della guerra all’Isis. Un conflitto costato caro al Paese, sia in termini di vite umane che sotto il profilo economico. I primi “destinatari” della mossa del governo iracheno dovrebbero essere miliziani francesi catturati in Siria: consegnati alle autorità irachene, per loro si avvicina il momento della verità giudiziaria (e probabilmente della morte).

Alla domanda su che fine fanno i jihadisti stranieri catturati tra Siria ed Iraq, la risposta dovrebbe per l’appunto essere compresa nei processi che da qui ai prossimi mesi potrebbero iniziare a Baghdad. Ma c’è un altro aspetto che il dopo Stato Islamico lascia in eredità non solo all’Iraq, ma alla coscienza dell’intero medio oriente: il destino riservato ai bambini dell’Isis. E, sotto questo fronte, emergono novità non molto positive.

“1.500 bambini torturati”

L’Isis nei territori che occupa in medio oriente non porta solo terroristi. Si crea un califfato e, nelle menti contorte dei jihadisti, un vero e proprio Stato. Dunque a vivere dentro lo Stato Islamico sono anche le famiglie dei terroristi. Oggi che questo autoproclamato califfato non c’è più, se non in quei pochi chilometri quadrati compresi all’interno del villaggio di Baghouz, viene quindi automatico chiedersi qual è il destino di donne e bambini al seguito dei combattenti terroristi. Da questo punto di vista, ci sono due categorie: minori vittime delle scelte dei padri, costretti a vivere dentro una guerra non voluta, così come però vi sono minorenni che invece sotto le insegne dello Stato Islamico combattono per scelta. In entrambi i casi la questione non è da sottovalutare.

Se i bambini e le loro madri rimaste vedove o con il marito in cella vengono accolti nei campi profughi, i minori catturati in battaglia sono prigionieri a tutti gli effetti. E secondo alcuni report avrebbero subito le medesime vessazioni degli adulti: torture, pestaggi, corpi appesi per i pollici o per gli alluci e forse anche qualcosa di peggio. Non solo l’Ong Human Rights Watch, ma anche alcuni report di attivisti locali puntano il dito sia contro le autorità della regione autonoma del Kurdistan e sia contro quelle del governo federale di Baghdad. In totale, qualcosa come 1.500 bambini “sarebbero rimasti vittima delle furia vendicativa sia di Erbil che di Baghdad”, si legge in un rapporto dell’Ong sopra citata. E adesso alcuni politici locali iniziano a voler vederci chiaro.

Chi sono i bambini dell’Isis

Le autorità smentiscono e, come si legge su La Stampa, sia dal Kurdistan iracheno che da Baghdad parlano di “rispetto delle norme per i detenuti ed i prigionieri di guerra”. I report, sia locali che di Human Rights Watch, si avvalgono di numerose testimonianze. Bambini presi nel pieno della guerra, minorenni catturati a Mosul durante l’ultimo assalto all’Isis in territorio iracheno, sono centinaia in generali i minori nelle carceri irachene e curdo irachene. Per questo il sospetto è che, in alcuni casi, le autorità possono aver usato maniere forti ed illegali anche sui bambini.

Se è vero che alcuni di loro possono rappresentare una minaccia, dall’altro lato è necessario considerare che i bambini dell’Isis spesso sono costretti dalle circostanze ad arruolarsi nel califfato. A volte perchè è l’unico modo per ricevere uno stipendio, altre invece in quanto già a 10 – 11 anni nei territori ex Stato Islamico si subisce un autentico lavaggio del cervello. Persone in ogni caso mosse dalla necessità e dal bisogno, che non hanno anticorpi culturali adeguati per sottrarsi dall’indottrinamento. Bambini che, in fin dei conti, sono essi stessi vittime di una guerra molto più grande di loro. Un principio però cancellato in un medio oriente imbruttito da anni di guerre e fondamentalismo, in cui anche coloro che dovrebbero riportare la legge sfogano a loro volta la frustrazione derivante da mesi di battaglie e violenze di ogni tipo.