Islamic Relief è una delle più importanti realtà non governative del mondo islamico impegnate nella cooperazione umanitaria, nell’aiuto allo sviluppo e nella lotta contro la povertà. Fondata nel 1984 nel Regno Unito è, oggi, presente in più di 40 Paesi attraverso progetti di sostegno alle fasce più vulnerabili delle popolazioni, ma dietro l’apparenza del velo umanitario potrebbe nascondersi qualcosa di inquietante, come collegamenti con il terrorismo islamista e promozione della radicalizzazione religiosa, perciò in diversi Paesi l’organizzazione è finita sotto la lente degli investigatori.

I mille spettri di IR

Islamic Relief (IR) è stata fondata a Birmingham nel 1984 da Hany El-Banna, un attivista civile di origini egiziane molto noto nel Regno Unito, che nel 2004 è stato decorato dalla regina Elisabetta dell'”Ordine dell’impero britannico”, uno dei più alti titoli onorifici della nazione. Quattro anni dopo, El-Banna, lascia la direzione di IR per fondare una nuova organizzazione, il Muslim Charities Forum (MCF), tentando di cavalcare la visibilità acquisita.

L’immagine di El-Banna paga, MCF inizia a ricevere fondi pubblici, più di 100mila sterline, ma l’idillio finisce verso la fine del 2014. In settembre viene realizzato un articolo-inchiesta dal The Telegraph, sui presunti legami dell’ente con Hamas e i Fratelli Musulmani. MCF nega la veridicità del contenuto dell’articolo e denuncia le accuse come “infondate”, ma Londra è ormai in allerta: viene iniziata una celere indagine a livello governativo, che termina due mesi dopo, con la revoca dei fondi pubblici per via dell’incapacità dell’ente di “fornire certezze” e della comprovata presenza di “estremisti” al suo interno e negli eventi da essa organizzata. È solo l’inizio di una stretta che, presto, si sarebbe allargata anche a IR.

Emerge che lo stesso El-Banna sarebbe stato un membro dei Fratelli Musulmani in gioventù, e che avrebbe fondato IR proprio mentre frequentava i circoli dell’organizzazione. Negli anni recenti ha iniziato ad apparire anche sui circuiti ufficiali di Hamas, come la radio Al-Aqsa Voice.

Come El-Banna, anche gli altri vertici di IR sono finiti nel mirino degli inquirenti. Essam El Haddad, il co-fondatore dell’organizzazione, è accusato dai servizi segreti egiziani di “finanziare il terrorismo utilizzando enti caritatevoli globali come Islamic Relief”. E vi sono poi le frequenti uscite contro ebrei, cristiani e omosessuali, controbilanciate dall’apologia di terrorismo e del jihad, di figure come Khaled Lamada, il presidente di IR Stati Uniti, Issam Al-Bashir, che è stato membro del Consiglio Europeo per la Fatwa e la Ricerca, e Ahmed Al-Rawi, ex direttore di IR Worldwide.

I legami con il terrorismo

Sebbene IR continui ad operare senza problemi in gran parte dell’Occidente, nel resto del mondo il suo raggio d’azione è stato fortemente limitato e/o impedito. In Russia, ad esempio, le attività di IR, concentrate nel Caucaso settentrionale, sono state fermate all’inizio degli anni 2000 a causa della grave accusa di alimentare il terrorismo ed il separatismo. In Bangladesh, invece, IR è stata accusata di sfruttare l’ombrello umanitario per predicare l’islam radicale fra il popolo rohingya e, perciò, le sue attività sono state dichiarate fuorilegge.

Similmente, IR non può operare in Israele ed Emirati Arabi Uniti, perché inserita nell’elenco delle organizzazioni che finanziano il terrorismo per via dei legami comprovati con Hamas, Fratelli Musulmani ed organizzazioni vicine ad Al-Qaeda, come la Società Caritatevole di Abdul Majeed Al-Zindani. Quest’ultimo, dal 2004 non può mettere piede sul suolo statunitense perché inserito nella lista nera del Dipartimento del Tesoro: sarebbe stato uno dei padrini spirituali di Osama bin-Laden ed uno suoi più stretti e fidati collaboratori.

Nel 2012, la banca d’investimenti svizzera UBS ha chiuso i conti di IR al suo interno e bloccato le donazioni in arrivo per via dei presunti legami dell’ente con il terrorismo. Nel 2016, la Hong Kong Shanghai Banking Corporation si è unita alla UBS, optando per l’attuazione delle stesse misure.

Qualcosa si muove?

Nell’Unione europea e negli Stati Uniti il trattamento riservato all’IR è diametralmente opposto al resto del mondo. Dal 2007 ad oggi, IR ha ricevuto dai governi occidentali e dalle Nazioni Unite più di 80 milioni di dollari fra donazioni e contributi pubblici. Negli Stati Uniti, la più considerevole donazione unica è stata fatta dalla Fondazione Bill e Melinda Gates, che nel 2014 ha devoluto 1 milione e 740mila dollari all’ente.

Nel prossimo futuro, però, questo trattamento privilegiato potrebbe cessare. Nel novembre 2016, Christian Gaebler, l’allora segretario di Stato tedesco, dichiarava che “IR Germania ha connessioni con organizzazioni vicine ai Fratelli Musulmani”. Due mesi dopo, nel gennaio 2017, la corte di giustizia federale di Berlino annunciava l’inizio di un’inchiesta contro IR Germania per il “potenziale cattivo uso degli aiuti in denaro” ricevuti da donatori ed enti pubblici.

L’indagine si è chiusa nell’aprile 2019. I giudici hanno accertato che IR Germania ha “legami significativi con i Fratelli Musulmani” e che, perciò, sussiste il reale pericolo che i fondi federali destinati all’ente possano essere reindirizzati al finanziamento delle attività dell’organizzazione terroristica. Soltanto nel 2016, IR Germania ha ricevuto 6 milioni e 100mila euro dai contribuenti tedeschi, una cifra enorme e che assume ancora più importanza considerando l’estensione capillare dei Fratelli Musulmani nel paese: più di mille membri accertati, oltre 50 moschee e centri islamici sotto controllo.

Se Berlino decidesse di dichiarare fuorilegge IR, proprio come accaduto con Hezbollah, potrebbe sancire l’inizio di un effetto a catena nel resto del Vecchio Continente, l’inizio di un’inversione di rotta che avrebbe come capolinea la riduzione del potere e dell’influenza dei Fratelli Musulmani in Europa.

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