Nominato nel 1997 comandante delle Brigate al-Quds, i reparti speciali per le operazioni all’estero dei Pasdaran iraniani, il generale Qasem Soleimani è considerato una delle personalità più influenti e temute del Medio Oriente.Nato nel 1957 a Rabor, nell’Est dell’Iran, e arruolatosi nel 1979 nel Corpo delle Guardie della Rivoluzione, dopo essere stato uno dei più importanti comandanti dei Pasdaran negli anni della guerra tra Iran e Iraq, ha contrastato il traffico di droga al confine con l’Afghanistan ed è oggi è una delle figure di spicco dei vertici militari iraniani sia per la sua vicinanza alla Guida Suprema Khamenei sia per la sua indiscussa notorietà tra la popolazione iraniana.Vissuto per anni nell’ombra, Soleimani, è diventato dal 2014 il volto iraniano della guerra all’Isis comparendo a più riprese sui media iraniani, su Facebook e Twitter. Le sue immagini insieme ad alcuni anziani Yazidi sfuggiti agli eccidi dell’Isis e le sue strette di mano con i Peshmerga curdi hanno in breve tempo fatto il giro del mondo.296377_205Ancor più densa di significati la sua presenza nella città irachena di Amerli nel settembre del 2014, dove l’azione di terra delle milizie sciite congiunta con i bombardamenti dell’aviazione americana determinò la sconfitta dall’Isis.Una collaborazione discreta tra Stati Uniti e Iran contro l’Isis che molti osservatori hanno paragonato all’appoggio fornito dall’Iran dopo l’11 settembre alle forze statunitensi in Afghanistan ma che è vista tuttavia con sospetto da Washington.Gli Stati Uniti infatti hanno imposto delle sanzioni a Soleimani per il suo ruolo in Siria.Sin dal 2012 Soleimani è di fatto l’artefice della tenuta delle forze militari di Assad ed è grazie al suo coordinamento, al supporto degli Hezbollah libanesi e alle milizie sciite giunte da Iraq, Yemen e Afghanistan che il regime siriano è riuscito a sopravvivere fino allo scorso settembre quando, a questo schieramento, si è aggiunta la potenza militare dell’aviazione russa.Lo stesso intervento russo in Siria è stato preceduto da numerosi incontri svoltisi a Mosca a luglio, dove Soleimani ha illustrato agli omologhi russi tutte le criticità del campo di battaglia siriano e ha contribuito a pianificare le offensive che hanno consentito all’Esercito Arabo Siriano di Assad di recuperare terreno.Per questi motivi e per il ruolo svolto da Soleimani a sostegno delle milizie sciite in Iraq negli anni della presenza americana, Washington vede con preoccupazione la leadership di Soleimani nella lotta contro l’Isis.Soleimani non ha mai nascosto, tanto da inviare un sms al Comandante delle forze americane David Petraeus, di essere il responsabile della politica estera iraniana in Iraq, Libano, Siria, Yemen, Gaza e Afghanistan.Questo ruolo tuttavia aveva di fatto circondato Soleimani di un alone di mistero e di segretezza, in linea con le attività delle Brigate al-Quds, tanto che le sue apparizioni sempre più frequenti all’estero e anche in Iran destano molta attenzione tra gli osservatori.Le sue pagine Facebook, sebbene non gestite direttamente da lui, contano moltissimi fans e, grazie alle foto che ritraggono il generale in varie località dell’Iraq, della Siria e dell’Iran, sono state più volte smentite le voci circa la sua uccisione sul campo di battaglia.In più di una occasione infatti proprio in Siria sono stati uccisi alti ufficiali iraniani in occasione dell’uccisione del capo delle operazioni in Siria, Hossein Hamedani, si era sparsa la voce che lo stesso Soleimani fosse stato ferito.Lo stesso Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Iraniane, Hassan Firouzabadi, denunciò, lo scorso febbraio, il tentativo statunitense di uccidere Soleimani.Quest’ultimo, nelle sue recenti apparizioni pubbliche, ha ribadito il ruolo iraniano nella lotta contro l’Isis in difesa di tutti i musulmani e ha puntato il dito contro l’Arabia Saudita per il suo coinvolgimento nello Yemen.Alla luce di queste prese di posizione, alcuni osservatori non escludono addirittura che il generale Qasem Soleimani possa correre alla carica di presidente dell’Iran dopo Hassan Rohani.