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La Francia precipita nell’incubo dei suoi giorni peggiori. Questa mattina, nel giro di poche ore, Nizza, Avignone e il consolato francese a Gedda sono caduti nel mirino di attentatori armati di coltello. Gli attentati piombano nella Francia prossima al lockdown totale tra poche ore e nel pieno della riapertura del processo legato a Charlie Hebdo che ha infiammato nuovamente l’Islam radicale. Si tratta del terzo attacco in meno di un mese.

La dinamica

Erano circa le nove di questa mattina quando un uomo armato ha fatto irruzione nella Basilica di Notre Dame, nel centro di Nizza. Le vittime dell’attentato sono due donne e un uomo, secondo quanto confermano fonti della polizia a BFM-TV. Le due persone morte all’interno della cattedrale sono state decapitate mentre una terza vittima, una donna, si è rifugiata in un bar vicino alla chiesa, dove è morta poco dopo per le conseguenze delle ferite. Diversi i feriti pugnalati a caso. La polizia avrebbe fatto irruzione nella basilica ferendo e sparando all’attentatore: quest’ultimo, mentre veniva medicato dopo essere stato ferito, continuava a gridare senza interruzione “Allah Akbar”: lo ha riferito il sindaco di Nizza, Christian Estrosi, intervistato da BFM-TV.

Per Estrosi, “non c’è alcun dubbio sulla natura dell’attacco”. Il sindaco ha poi chiesto che “tutte le chiese siano messe sotto sorveglianza o chiuse, così come tutti gli altri luoghi di culto della città”. “Quando è troppo è troppo – ha detto Estrosi parlando con i giornalisti dopo l’attentato – adesso è ora che la Francia metta da parte le regole di pace per annientare definitivamente l’islamo-fascismo sul nostro territorio”. L’inchiesta sull’attacco a Nizza è stata affidata alla procura antiterrorismo. Al momento si tratta di un’inchiesta per “omicidio” e “tentato omicidio”.

La città rivive l’incubo del 2016 quando, il 14 luglio, un uomo alla guida di un autocarro investiti in velocità la folla che assisteva ai festeggiamenti pubblici in occasione della festa nazionale francese nei pressi della promenade des Anglais.

Nizza conosce bene l’Islam radicale

La città non è nuova alla presenza di cellule radicali ed è sempre stata permeabile a queste tendenze negli ultimi quarant’anni. Storico porto di accoglienza e di immigrazione vive il disagio di tutte le principali città francesi dove i flussi incontrollati di popolazione immigrata saturano la periferia, in particolare nel Nord-est della città: è qui che si crea quella zona grigia dove lo Stato è assente e il radicalismo attecchisce agevolmente. L’Ariane, la quinta banlieue francese per dimensioni, è uno di quei luoghi dove il radicalismo si fa strada, dove reclutatori provenienti dall’estero creano piccole palestre del jihadismo made in Europe. Qui la polizia non c’è, perché qui Parigi non arriva: si interviene al massimo in caso di risse o di rapine, poi si lascia fare per non creare polveroni.

Nizza è anche il luogo dei grandi contrasti, dove si incrociano i lustrini degli alberghi e dei casinò, le mafie straniere e locali che vivono di pizzo e i grandi quartieri dormitorio dove la rabbia monta e si incanala verso il Terrore islamista; non è un caso, infatti, che la città sia arrivata ad essere una delle fucine più fertili di reclutamento di tutta la Costa Azzurra. E per coloro i quali vogliono essere reclutati non serve rifugiarsi al chiuso, negli scantinati adibiti a centri di preghiera, ma basta trovare i contatti giusti fra i marciapiedi sordidi della banlieue: Iraq, Siria e decine di altri teatri diventano la nuova destinazione di giovani e giovanissimi.

Le tensioni delle ultime settimane

La Francia, in queste settimane, paga lo scotto della presa di posizione forte di Macron sulla legge contro il separatismo islamico che, attraverso i suoi cinque pilastri inaugurerebbe la tolleranza zero contro il fondamentalismo, facendo leva anche sull’Islam moderato in terra francese. Gli attacchi degli ultimi anni mostrano un cambiamento radicale nel modus operandi del fondamentalismo islamico. Tramonta la stagione degli attacchi coordinati, finanziati e disegnati dalle grandi menti del terrorismo internazionale come Al-Qaeda o Isis: gli attacchi recenti mostrano una sempre maggiore provenienza dal basso e singola; basta una sola mente fanatica armata di coltello per seminare il terrore. Uno, due, tre vittime alla volta, sempre con lo stesso copione: colpire i luoghi di altre fedi, quelli della manifestazione del libero pensiero, della socialità, con metodi sempre più rudimentali ma sempre più raccapriccianti. Non più bombe, non più kamikaze, ma pugnalate, accoltellamenti, decapitazioni.

Di questo nuovo clima di terrore e radicalizzazione ne ha fatto le spese solo pochissimi giorni fa Samuel Paty, l’insegnante di scuola media decapitato nella periferia nord di Parigi, che aveva mostrato in classe alcune caricature del profeta Maometto, dopo che, a fine settembre, l’orrore si era già riproposto a colpi di mannaia nei pressi dell’ex redazione di Charlie Hebdo.