“Break the Cross”, rompere la Croce. Questo il titolo che campeggia nella copertina del nuovo magazine dello Stato islamico, Dabiq, pubblicato poche ore fa. Il quindicesimo numero, tradotto in dodici lingue, incoraggia i cristiani a “rompere la Croce”.

Si legge nell’editoriale rivolto ai cristiani: “Vi offriamo due opzioni: la morte in una guerra inutile ed infinita contro lo Stato islamico o la conversione all’Islam. Soltanto la seconda vi consentirà di entrare nei Giardini del Paradiso. Avete la possibilità di abbandonare i lussi transitori di questa vita, abbracciando la verità. Oppure, potete continuare questa guerra inutile e senza fine”.

Il quindicesimo numero di Dabiq esorta i seguaci a “distruggere i miscredenti cristiani arroganti” ed invita a pregare affinché “Allah possa maledirli”. “Soltanto l’Islam, campione di verità, concede il Paradiso”.

Il magazine on line contiene le “solite” immagini inquietanti di decapitazioni e lapidazioni, commentate e recensite, oltre alle medesime spiegazioni religiose e giuridiche a supporto degli attentati in Occidente.

“I recenti attacchi nelle città occidentali sono una giusta e divina punizione per coloro che hanno insultato il Profeta, bruciato il Corano e dichiarato guerra al califfato. Le nostre azioni, ritenute di violenza insensata dall’occidentale medio, sono invece giuste. Per anni i mujahidin hanno dichiarato obiettivi, intenzioni e motivazioni”.

Poi l’attacco alla Chiesa. L’ultima edizione di Dabiq è un attacco alla Chiesa Cristiana e Greco-Ortodossa. Contro le principali figure, l’Isis minaccia una “feroce rappresaglia”. In un lungo articolo di 45 mila parole, dal titolo “Why We Hate You and Why We Fight You”, perché vi odiamo e combattiamo, si contestano le “parole del nemico” proferite da Papa Francesco.

Quell’Imam apostata (Papa Francesco) dell’Occidente, che si rifiuta di accostare l’Isis all’Islam. La sua retorica è puramente politica, propaganda per quelle masse ignoranti che continuano a credere ad un falso racconto. Dietro un velo ingannevole di buona volontà, Papa Francesco vuole sottomettere l’Islam. La vostra crociata sarà la vostra fine, perché nostro alleato è Allah. Ebrei e Cristiani sostengono che entreranno nel regno dei cieli, ma esiste una prova a sostegno di tale teoria? Dove era il loro Dio quando i nostri mujahidin hanno ucciso i suoi crociati?

Vi odiamo, perché siete miscredenti e non ci sarà pace fino a quando non crederete in Allah soltanto. Le falsi leggi senza Allah, quel vostro liberalismo laico ha portato a tollerare e persino sostenere i diritti dei gay e consentire alcool,  droghe, fornicazione, gioco d’azzardo, l’usura. La nostra è una guerra contro la vostra dissolutezza”.

Appare evidente che l’atteggiamento anticristiano anima l’ultimo numero di Dabiq, con interviste a ad americani, canadesi, finlandesi e giamaicani convertiti alle leggi dello Stato islamico in Iraq e la Siria. Non manca il delirio dell’ultimo cristiano convertito, questa volta un certo Abu Saad al-Trinidadi, che incoraggia “a seguire l’esempio dei leoni in Francia e Belgio, della coppia benedetta in California e degli eroi di Orlando e Nizza”.

Sfogliando la rivista, le solite rubriche. Il “sodomita”, l’attacco riferito ad Obama ed al capitalismo statunitense, la Top Ten dei video più visti e dello Stato islamico e le “migliori” esecuzioni con la spada nella rubrica “By the Sword”. C’è una sorta di “premio della critica”, anche per le lapidazioni. Si merita un approfondimento persino Sigmund Freud, ritenuto uno degli “ingegneri della decadenza dell’Occidente”.“Gli adoratori della Croce ed i pagani democratici dell’Occidente dovrebbero contemplare le ragioni che stanno dietro l’animosità e l’inimicizia detenuta dai musulmani nei confronti degli occidentali. Dovrebbero quindi pentirsi, abbandonando il cristianesimo, accettando l’Islam”.

Nella rivista è stata inserita la foto della lapide di un soldato statunitense, chiamato “American Muslim”, il capitano dell’esercito Humayun Khan. L’articolo,  intitolato “Attenzione a morire come un apostata”,  incoraggia i musulmani in Occidente a migrare verso il Califfato o “servire dietro le linee nemiche”.

Non mancano le immagini più tenere che provengono dallo Stato islamico: le coccole dei guerriglieri ai gattini (tattica di reclutamento jihadista nel tentativo di proiettare un lato più dolce della vita nel Califfato), tramonti, bambini felici.