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Le informazioni sull’attacco al pullman di studenti a Milano sud, precisamente sulla Paullese tra Peschiera Borromeo e San Donato, sono apparse da subito confuse e se inizialmente si era parlato di un senegalese che aveva fatto scendere i ragazzini per poi dar fuoco al mezzo, col passare del tempo le dinamiche hanno preso un’altra strada, ben più pesante.

Il 47enne Ousseynou Sy, senegalese in Italia regolarmente e con precedenti per guida in stato di ebrezza e violenza sessuale, ha fatto schiantare il bus con a bordo i ragazzini, forzando il posto di blocco delle forze dell’ordine per poi incendiare il mezzo mentre gli studenti si precipitavano fuori del bus terrorizzati, il tutto ripreso in un filmato poi apparso su Facebook.

Il fatto che il senegalese abbia dato incendiato il mezzo con i ragazzi ancora all’interno è confermato da una telefonata partita proprio dal telefono di una delle vittime: “Aiuto, ha gettato benzina e dice che vuole dare fuoco a tutto”. Secondo alcune testimonianze, inoltre, l’assalitore aveva già pronte due taniche di benzina nascoste sotto dei sacchi neri. Inizialmente si era inoltre detto che l’uomo era armato di coltello e aveva legato due ragazzini, notizia poi smentita dal comandante provinciale dei Carabinieri, Luca De Marchis.

Il senegalese aveva gridato ai passeggeri: “Andiamo a Linate, da qui non scende più nessuno”, aggiungendo di “voler vendicare i morti in mare”. Nell’attesa dia vere maggiori informazioni e testimonianze che possono contribuire a fornire un quadro più chiaro sull’accaduto è possibile fare alcune considerazioni, in particolare per valutare se il fatto può essere catalogato come attentato terroristico.

Il senegalese era in possesso di due taniche di benzina, il che lascia chiaramente intendere l’azione premeditata, così come l’intento, da egli stesso dichiarato, di voler raggiungere l’aeroporto di Linate con gli studenti a bordo. Resta un punto interrogativo: cosa voleva fare a Linate?

Il soggetto in questione ha poi forzato il posto di blocco ed ha dato alle fiamme in mezzo con gli studenti ancora all’interno del mezzo. È poi di fondamentale importanza la motivazione dell’atto che, secondo quanto dichiarato dallo stesso assalitore, sarebbe quella di “vendicare i morti in mare”, una motivazione politica dunque. Tutto ciò, se confermato, porterebbe a catalogare l’atto come un attacco di matrice terrorista.

Il prof. Marco Lombardi, direttore dell’Italian Team for Security, Terroristic Issues and Managing Emergencies dell’Università Cattolica di Milano illustra quanto segue: “L’assalitore era veramente l’autista? Oppure è qualcuno che è salito al posto dell’autista e ha preso possesso del mezzo? Questo è un punto fondamentale per capire le dinamiche. Se non era l’autista, allora l’obiettivo che aveva in mente era ben chiaro”.

E ancora: “In base agli elementi attualmente emersi sembra che si stia delineando una situazione di hostage taking a scopo terroristico. L’importante è essere chiari, non lasciarci trascinare dalle emozioni ma allo stesso tempo non nasconderci dietro ciò che non è”. Ulteriori elementi nel corso delle prossime ore saranno essenziali per fornire una panoramica più chiara dell’accaduto e del profilo dell’assalitore.

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