A fine gennaio l’Egitto ha dato il via alla costruzione di un muro lungo il confine con la Striscia di Gaza, separando ulteriormente il territorio palestinese sotto embargo da 13 anni dal proprio. La barriera, alta sei metri e profonda cinque, si estende da Karm Abu Salem fino al corridoio di Rafah, spesso soggetto a chiusure e riaperture a seconda dello stato delle relazioni tra il Cairo e l’exclave controllata da Hamas. È importante notare che il muro si estenderà anche sottoterra, con il chiaro intento di mettere un freno alla costruzione di tunnel usati per far passare illegalmente merci e persone da una parte all’altra del confine.
La maggiore preoccupazione dell’Egitto è che questi passaggi vengano utilizzati da miliziani dello Stato islamico o da altri estremisti per entrare nel Sinai e condurre da lì nuovi attentati. Un timore che ha trovato conferma il 3 febbraio, quando un soldato egiziano è stato ucciso mentre altri cinque sono rimasti feriti a seguito dell’esplosione di una bomba nella città di Sheik Zuweid, al confine con Gaza. A poca distanza, le forze dell’ordine hanno scoperto l’ennesimo tunnel che dalla Striscia conduceva in territorio egiziano, segno che gli sforzi compiuti fino a quel momento per prevenire la costruzione di passaggi sotterranei illegali non sono stati abbastanza. L’Egitto, soprattutto dall’ascesa al potere di al-Sisi, ha dato il via a un’intensa campagna di distruzione di tunnel tra Gaza e Rafah, evidenziando anche un cambiamento nelle relazioni tra Cairo e Gaza dopo la deposizione di Morsi, esponente – proprio come Hamas – dei Fratelli Musulmani.
La reazione di Hamas
La costruzione dell’ennesima barriera lungo il confine con l’Egitto non dovrebbe essere una buona notizia per la popolazione di Gaza, già particolarmente limitata nei movimenti, né per le forze che controllano l’exclave. Eppure così non è. Hamas, che governa la Striscia dal 2007, ha infatti espresso il proprio appoggio alla realizzazione del muro, sostenendo che a beneficiarne saranno anche gli abitanti di Gaza. Il Movimento in passato aveva in effetti già preso delle misure per contrastare la costruzione di tunnel sotterranei nel tentativo di migliorare le proprie relazioni con l’Egitto, partner fondamentale a livello diplomatico. La nuova barriera dovrebbe avere però dei vantaggi ben maggiori,contribuendo a limitare il traffico di droga, armi e criminali la cui presenza non è gradito ad Hamas, che teme tra l’altro che Gaza diventi luogo di passaggio di estremisti e miliziani dell’Isis.
Eppure i primi a usare i tunnel per far entrare e uscire dalla Striscia armi e persone sono stati proprio gli esponenti del Movimento islamico, per questo il loro sostegno alla costruzione del tunnel lungo il confine egiziano evidenzia prima di tutto un cambio di passo nelle relazioni con il vicino. Hamas fa sempre più affidamento sull’apertura del passo di Rafah e sulla collaborazione con l’Egitto sul fronte sicurezza, nel tentativo di normalizzare lo spostamento degli abitanti della Striscia verso il mondo esterno.
La barriera e il Piano di pace Usa
La realizzazione di un nuovo muro al confine con la Striscia è stata vista da alcuni analisti non tanto come una misura volta a implementare la sicurezza dell’Egitto, quanto come l’ennesimo tentativo di isolare Gaza e la sua popolazione, controllandone – ed eventualmente limitandone – maggiormente i movimenti. La barriera sarebbe quindi solo l’ultimo esempio della politica di occupazione messa già in campo da Israele e rientrerebbe nelle misure previste dal Piano di pace americano per il Medio Oriente. Una simile analisi non è però condivisa da tutti: diversi osservatori ritengono infatti che la barriera serve unicamente a garantire la sicurezza dell’Egitto e che non abbia nulla a che vedere con l’Accordo del secolo.
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